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bruxelles

Dove andranno gli ungheresi

17 Febbraio 2020 | di Giuseppe Mele

Intorno a Orban si sono assiepati i forzisti per convincerlo a restare nel primo partito di Bruxelles. Polacchi e fratelli lo vorrebbero con i conservatori e riformisti dell’Ecr, i leghisti in Id, …

Oggi si parla molto di Emilia Romagna per via delle elezioni regionali

20 Gennaio 2020 | di Fabrizio Amadori

Il fatto che due grandi città europee come Napoli e Bari non siano ancora collegate decentemente, certamente non come Milano e Torino, grida vendetta al cielo, come mille altre cose che si possono …

Riaprire i navigli? Si può fare !

20 Gennaio 2020 | di Riccardo Lo Schiavo

Chi oggi parla di soli costi benefici, è legato ad una visione novecentesca di Milano che è superata, obsoleta, paleo-borghese, vetero capitalista.

Il centenario: quando a Sanremo Francia e Gran Bretagna si spartirono le spoglie dei vinti

6 Gennaio 2020 | di Aldo A. Mola

Mentre il governo italiano aveva ancora idee confuse sul futuro dell'Impero austro-ungarico (secondo il ministro degli Esteri Sidney Sonnino esso doveva sopravvivere al conflitto), Parigi era per il …

Debito, risparmi, credibilità: il mes è cosa troppo delicata per usarla come clava per regolare i rapporti tra i partiti e nel governo

9 Dicembre 2019 | di Enrico Cisnetto

Una polemica, con tanto di trombe del nazionalismo a produrre rumore stonato, che impedisce, ancora una volta, di affrontare questioni della massima importanza, come è quella del MES, con la serietà e …

Dove l’ho MES

3 Dicembre 2019 | di Enrico Martelloni

Cari amici, s’è MES..sa male. Ora il Parlamento non conta più nulla, l’è diventato un parlatorio, un’ si discute più, un c’è più nulla da blaterare, neppure per alzata di mano! …

Italiani da export

1 Dicembre 2019 | di Fabrizio Binacchi

Cosa manca a ad Amalfi o a Scilla, ad Otranto o a Santa Maria di Leuca per diventare come certe città spagnole e portoghesi il buen retiro invernale di migliaia di signore e signori europei over …

La Commissione Segre giudicata dall’Importanza della Memoria europea

25 Novembre 2019 | di Giuseppe Mele

Per gli ebrei del secolo scorso l’orrore sistematico governativo non ebbe solo fattezze tedesche, ma anche italiane, francesi, belga, croate, olandesi, ecc.; prima e dopo la guerra ebbe, per altri …

È l’ora delle “sardine”, ma è vera rottura col passato?

22 Novembre 2019 | di Luciano Priori Friggi

Nate come reazione a Salvini e al populismo, possono contribuire ad arricchire la politica italiana con nuovi stimoli o a degradarla ulteriormente, rinvigorendo la solita rissosità.

In questi giorni assistiamo allo scoppio definitivo di una crisi internazionale, che ha il proprio epicentro nel confine nordest della Siria, a seguito dell’attacco delle truppe turche di Erdogan ai curdi siriani. Si tratta di un’iniziativa militare annunciata da mesi, nei cui confronti la comunità internazionale pare faccia o addirittura sia destinata a fare ben poco. Infatti, la Turchia è innanzitutto membro della NATO; così che il Segretario Generale Jens Stoltenberg ha detto di contare “sul fatto che la Turchia agirà con moderazione”, aggiungendo che, al confine con la Siria, la Turchia ha “legittime preoccupazioni di sicurezza”, concernenti l’azione di tutti coloro che a vario titolo vengono definiti “terroristi”. Nell’ordine delle diverse potenze militari, dopo la NATO è toccato in qualche modo al presidente USA, Donald Trump, giustificare un eventuale disimpegno delle truppe americane nel confine nordest del territorio medesimo. Il presidente ha così detto: “I curdi? Ci piacciono, ma non ci aiutarono in Normandia”. Rispetto all’offensiva turca, deboli sono sembrate anche le reazioni della Russia e dell’Iran. Il portavoce del Cremlino ha innanzitutto dichiarato di “seguire la situazione da vicino”, mentre il ministro degli esteri di Teheran ha definito la situazione “preoccupante”. Al livello della diplomazia, l’ONU, e quindi il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, prontamente riunitosi a porte chiuse, non è stata però capace di adottare alcuna risoluzione sulla vicenda in corso. Quanto all’Europa, le uniche iniziative concrete finora promosse hanno riguardato la convocazione degli ambasciatori di Roma e Parigi da parte dei rispettivi ministri degli esteri italiano e francese. E pertanto, nulla di più. A parte le solite dichiarazioni che dobbiamo per l’appunto definire di mera circostanza. Come peraltro quelle stesse che giungono dal Vaticano. Il processo di adesione della Turchia all’Unione europea è iniziato alla fine degli anni Ottanta, immediatamente a seguito della caduta del muro di Berlino; ma, dopo scarsi esiti, i negoziati di adesione, già sospesi nel 2005, hanno proseguito solo sulla base di accordi economici di finanziamento di risorse che l’Unione europea destina alla Turchia così come le ripartisce ai paesi ricompresi nel patto di adesione, con prossima scadenza fissata per il 2020. E quindi, ancora una volta, emerge il dato assoluto di una forza europea capace di far leva soltanto sul potere delle proprie risorse finanziarie che rende eventualmente disponibili. La forza di Erdogan si sostanzia dunque non solo nell’azione militare d’invasione della Siria, ma anche nella prospettiva segnalata all’Unione europea di evitare azioni di contrasto che potrebbero generare ripercussioni serie e gravi anche per i territori della stessa Unione. Erdogan fa riferimento a due scenari soprattutto. Il primo legato all’immigrazione dei profughi, tenuta per così dire sotto controllo dai turchi, dalla Siria e in particolare per quanto riguarda l’Italia anche dalla Libia. Il secondo legato alla liberazione dei cosidddetti foreign fighters, ovvero i combattenti ribelli stranieri che in Siria si sono aggiunti alle truppe fondamentaliste dell’Isis contro le truppe governative siriane. Sembra che, nel caso dei foreign fighters europei, si tratti di un numero che comprenda alcune migliaia di combattenti, finora trattenuti in Siria, ma che potrebbero essere liberati da Erdogan a seguito per l’appunto di azioni di contrasto alla propria offensiva militare. Non c’è alcun dubbio che, di fronte alla forza e al potere delle armi, l’Europa dimostri ancora una volta e sempre di più la propria inadeguatezza. Cosa di cui occorre necessariamente tenere conto, prima che la situazione in generale peggiori. Angelo Giubileo

Il mondo occidentale frana sotto i colpi di Erdogan, le follie di Trump e l’assenza europea. Mentre l’Italia guarda attonita.

21 Ottobre 2019 | di Enrico Cisnetto

L’attacco militare della Turchia con l’obiettivo di sterminare i curdi è qualcosa di più di una sporca guerra, di un terribile genocidio. La scelta del macellaio Erdogan di aprire la sua bottega degli …

Nu’ simm’dù Sud

21 Ottobre 2019 | di Giuseppe Mele

E’ la storia dei ministri a raccontare la vicenda del Sud; quasi tutti sono venuti al Nord a studiare, qualcuno proviene dal lavoro più diffuso al Sud, quello pubblico, quasi tutti hanno svolto una …

L’Europa conviene a chi è più in difficoltà

21 Ottobre 2019 | di Beppe Facchetti

Il pendolo italiano è tornato a oscillare in direzione Bruxelles, e sembrano accantonati i deliri dell’Italexit e le fantasie sui minibond e relativa uscita dall’euro.

In questi giorni assistiamo allo scoppio definitivo di una crisi internazionale, che ha il proprio epicentro nel confine nordest della Siria, a seguito dell’attacco delle truppe turche di Erdogan ai curdi siriani. Si tratta di un’iniziativa militare annunciata da mesi, nei cui confronti la comunità internazionale pare faccia o addirittura sia destinata a fare ben poco. Infatti, la Turchia è innanzitutto membro della NATO; così che il Segretario Generale Jens Stoltenberg ha detto di contare “sul fatto che la Turchia agirà con moderazione”, aggiungendo che, al confine con la Siria, la Turchia ha “legittime preoccupazioni di sicurezza”, concernenti l’azione di tutti coloro che a vario titolo vengono definiti “terroristi”. Nell’ordine delle diverse potenze militari, dopo la NATO è toccato in qualche modo al presidente USA, Donald Trump, giustificare un eventuale disimpegno delle truppe americane nel confine nordest del territorio medesimo. Il presidente ha così detto: “I curdi? Ci piacciono, ma non ci aiutarono in Normandia”. Rispetto all’offensiva turca, deboli sono sembrate anche le reazioni della Russia e dell’Iran. Il portavoce del Cremlino ha innanzitutto dichiarato di “seguire la situazione da vicino”, mentre il ministro degli esteri di Teheran ha definito la situazione “preoccupante”. Al livello della diplomazia, l’ONU, e quindi il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, prontamente riunitosi a porte chiuse, non è stata però capace di adottare alcuna risoluzione sulla vicenda in corso. Quanto all’Europa, le uniche iniziative concrete finora promosse hanno riguardato la convocazione degli ambasciatori di Roma e Parigi da parte dei rispettivi ministri degli esteri italiano e francese. E pertanto, nulla di più. A parte le solite dichiarazioni che dobbiamo per l’appunto definire di mera circostanza. Come peraltro quelle stesse che giungono dal Vaticano. Il processo di adesione della Turchia all’Unione europea è iniziato alla fine degli anni Ottanta, immediatamente a seguito della caduta del muro di Berlino; ma, dopo scarsi esiti, i negoziati di adesione, già sospesi nel 2005, hanno proseguito solo sulla base di accordi economici di finanziamento di risorse che l’Unione europea destina alla Turchia così come le ripartisce ai paesi ricompresi nel patto di adesione, con prossima scadenza fissata per il 2020. E quindi, ancora una volta, emerge il dato assoluto di una forza europea capace di far leva soltanto sul potere delle proprie risorse finanziarie che rende eventualmente disponibili. La forza di Erdogan si sostanzia dunque non solo nell’azione militare d’invasione della Siria, ma anche nella prospettiva segnalata all’Unione europea di evitare azioni di contrasto che potrebbero generare ripercussioni serie e gravi anche per i territori della stessa Unione. Erdogan fa riferimento a due scenari soprattutto. Il primo legato all’immigrazione dei profughi, tenuta per così dire sotto controllo dai turchi, dalla Siria e in particolare per quanto riguarda l’Italia anche dalla Libia. Il secondo legato alla liberazione dei cosidddetti foreign fighters, ovvero i combattenti ribelli stranieri che in Siria si sono aggiunti alle truppe fondamentaliste dell’Isis contro le truppe governative siriane. Sembra che, nel caso dei foreign fighters europei, si tratti di un numero che comprenda alcune migliaia di combattenti, finora trattenuti in Siria, ma che potrebbero essere liberati da Erdogan a seguito per l’appunto di azioni di contrasto alla propria offensiva militare. Non c’è alcun dubbio che, di fronte alla forza e al potere delle armi, l’Europa dimostri ancora una volta e sempre di più la propria inadeguatezza. Cosa di cui occorre necessariamente tenere conto, prima che la situazione in generale peggiori. Angelo Giubileo

L’Europa e il piano “micidiale” di Erdogan

14 Ottobre 2019 | di Daniele Marchetti

L’idea di conquistare nuovo territorio alla Siria, con la scusa di espropriarlo al popolo Curdo, permetterà alla Turchia di creare una “nazione nella nazione”: un “ghetto dell’immigrazione”, lontano …

L’Europa ci aiuta ma non basta

7 Ottobre 2019 | di Beppe Facchetti

Le masse finanziarie messe in gioco dal nuovo Def sono poca cosa. La manovra è di quasi 30 miliardi, ma in realtà è meno di 7, al netto della clausola Iva. E 7 è un po’ poco, per un governo dai colori …

Viva la fine dell’illusione sovranista che fa scendere lo spread

7 Ottobre 2019 | di Enrico Cisnetto

Ma senza una politica economica e con investimenti zero la crescita rimane una chimera.

Il mondo è da cambiare ma non è come lo descrivono Greta e i catastrofisti. L’Italia è da rivoluzionare ma la politica pensa alle merendine

30 Settembre 2019 | di Enrico Cisnetto

Pensando, erroneamente, di aver già vinto la battaglia epocale contro il sovranismo e il nazional-populismo, veri nemici assoluti dopo la caduta del comunismo, il mondo occidentale è attraversato …

XII MARCIA INTERNAZIONALE PER LA LIBERTA’

30 Settembre 2019 | di Redazione Pensalibero.it

Da 12 anni Società Libera, Associazione apolitica di cultura liberale, promuove la Marcia Internazionale per la Libertà delle Minoranze e dei Popoli Oppressi, per denunciare la privazione delle …

La nascita e il destino del Governo dipendono (soprattutto) da Bruxelles. Ora tocca alla premiata ditta “Giuseppe Conte & Ursula Von Der Leyen”

16 Settembre 2019 | di Enrico Cisnetto

Sbaglierebbe di grosso chiunque leggesse il cambio di alleanze di governo, che ha avuto come obiettivo e come conseguenza la marginalizzazione di Matteo Salvini, e ora formulasse il giudizio sul …

Un leader “per caso” ferma l’ascesa di Salvini

16 Settembre 2019 | di Salvatore Lagaccia

Ha saputo costruire una ragnatela di rapporti con Bruxelles creando nuovi spazi che a Roma gli venivano negati, e ha frenato la Lega e i suoi governatori pronti a sventolare le bandiere …

I tempi della Repubblica: un pensiero italiano

16 Settembre 2019 | di Antonella Leonardi

La crisi economica, figlia non solo della crisi finanziaria del 2008, ma anche della crisi culturale e sociale che ha tempi ben più antichi (lontani dalla globalizzazione) attanaglia il nostro Paese …

La via europea al presidenzialismo

12 Settembre 2019 | di Angelo Giubileo

Si rischia anche di essere definiti arroganti o altezzosi, se, nel ribadire certe prese di posizione (vivaddio, è finita l’epoca del politically correct), altri giudicano mera presunzione ciò …

Il Conte 2 (o Grillo-Renzi) è un governo neo-democristiano che può fallire presto (giugno) o ridefinire in stile tedesco il sistema politico italiano

9 Settembre 2019 | di Enrico Cisnetto

“Siete diventati comunisti!”. Avevamo messo in conto di ricevere dei rimbrotti e magari anche qualche insulto per aver detto che le due alternative a questo governo che erano sul tavolo della crisi – …

Ecco i tanti e seri motivi per essere preoccupati del governo pd-5stelle

2 Settembre 2019 | di Enrico Cisnetto

E quelli per considerarlo il minore dei mali.

Tutte le possibili vie d’uscita dalla tragicomica crisi politica che disarciona quello dei “pieni poteri” e rilancia perdenti e rottamati

19 Agosto 2019 | di Enrico Cisnetto

“Grande è la confusione sotto il cielo, la situazione è eccellente”. Alla celebre frase di Mao Tse-Tung manca un “tutt’altro che” per adattarsi pienamente alla situazione politica italiana. …

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