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L’Europa e il piano “micidiale” di Erdogan

L’idea di conquistare nuovo territorio alla Siria, con la scusa di espropriarlo al popolo Curdo, permetterà alla Turchia di creare una “nazione nella nazione”: un “ghetto dell’immigrazione”, lontano dalle mete turistiche turche ma assai grande da ospitare decine di milioni di immigrati provenienti dall’Africa.

di Daniele Marchetti | 14 Ottobre 2019

Dietro l’operazione «fonte di pace»: il nuovo avventuroso conflitto che sta insanguinando un già martoriato Medio oriente, c’è un vero e proprio progetto egemonico. Una chiara strategia di messa nell’angolo del “continente della paura”: la nostra cara vecchia Europa.

L’idea sembra essere quella di creare, ai confini dell’Europa, una “bomba umana” al fine incauto di tenere sotto scacco l’intera Unione (compresi gli Stati dell’est) al fine di ottenere, nell’immediato, nuovi preziosi denari per le casse turche e, in prospettiva non troppo lontana, creare le condizioni irrinunciabili di pressione per una entrata della Turchia nella Comunità al fine di porre un rimedio pressoché definitivo ad una situazione economica sempre più difficile.

Andiamo con ordine.

Nei giorni successivi alla decisione di Ankara di far brillare gli ordigni contro la popolazione curda di stanza nel nord della Siria si è detto che l’offensiva turca mirasse ad una conquista di nuovi territori per farvi alloggiare i 3,6 milioni di immigrati attualmente presenti in Turchia per i quali l’Europa ha riconosciuto al Presidente Recep Tayyip Erdogan un “contributo a fondo perduto” di 6 miliardi di euro.

Una interpretazione certamente verosimile ma forse troppo ottimistica, da un lato, e minimalista, dall’atro.

L’idea di conquistare nuovo territorio alla Siria, con la scusa di espropriarlo al popolo Curdo, permetterà alla Turchia di creare una “nazione nella nazione”: un “ghetto dell’immigrazione”, lontano dalle mete turistiche turche ma assai grande da ospitare decine di milioni di immigrati provenienti dall’Africa. Una “massa umana” che diverrebbe, per lo stesso fatto di esiste, una minaccia immane, reale e costate per l’Europa.

Appunto, quella “bomba ad orologeria” che darebbe ad Erdogna e all’intera Turchia un potere contrattuale immenso in termini di richieste finanziare oltre a rappresentare una vera e propria “arma umana” puntata contro Bruxelles qualora la pratica di entrata della Turchia in Europa dovesse essere definitivamente archiviata.

Uno scenario molto preoccupante che potrebbe addirittura aggravarsi.

Se infatti, in terra curda riconquistata alla Turchia (si parla di migliaia di chilometri quadrati), dovessero rimanere anche i prigionieri dell’ISIS oggi reclusi nella carceri curde si creerebbe un “ghetto nel ghetto” con una enclave terroristica interna.

In una situazione del genere i milioni di immigrati, stremati dalla fame, diverrebbero facile terreno di conquista ideologica per l’ortodossia islamica e una possibile fiorente fucina di terroristi.

Uno scenario da incubo che l’Europa deve contrastare con estrema decisone e, soprattutto, con una strategia unitaria, chiara, risolutiva ed efficace a partire dalla Conferenza dei Presidenti di Stato e di Governo in programma il prossimo fine settimana.

I “celi sopra l’Europa” rischiano di farsi davvero bui!

Daniele Marchetti

Pubblicato in : SituazioneTag: bruxelles, euro, europa, fine settimana, governo, incubo, siria, situazione economica

Info Daniele Marchetti

Nato a Lucca nel gennaio 1965, sposato e padre di un furetto di nome Filippo, risiede a Firenze. Laureato in Scienze Biologiche, specializzato in Epistemologia presso l’Università degli Studi di Pisa e perfezionato in “Bioetica e Biotecnologie” all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dal 1997 è abilitato alla professione di Biologo e dal 2003 è giornalista iscritto all’Ordine della Toscana e Direttore di alcuni periodici lucchesi. Già ricercatore presso l’Università degli studi di Firenze e titolare di una borsa di ricerca del Ministero degli Affari Esteri (bandita dall’Istituto Agronomico per l’Oltremare), nel 2000 ha pubblicato per lo Studio Editoriale Fiorentino (S.E.F.) il volume “L’Italia delle Agro-Biotecnologie”. Appassionato da sempre di politica (quella pensata più di quella “realizzata”), nel 2001 entra in Consiglio regionale della Toscana come funzionario e nel 2009 guida, con la carica di Dirigente, una Segreteria Istituzionale. Dal 2010 ha rivestito l’incarico di Responsabile dell’Ufficio stampa di un influente Gruppo consiliare.

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