Non fa che stupirci, ogni giorno, il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, il professore di diritto privato, prestato alla Politica, pronto a riconquistare la scena dopo lo strappo con Salvini. Uno strappo consumato in aula al Senato su una mozione di sfiducia della Lega nei suoi confronti e alla fine ritirata nel tentativo ultimo di ricucire . L’avvocato del popolo, come si definì nel momento in cui si insediava a Palazzo Chigi, con il suo modo di parlare pacato ma pungente, chiaro e senza infingimenti, ha conquistato il cuore della gente , dopo aver demolito l’immagine del capo della Lega che, nell’ascesa al potere, giorno dopo giorno, strappava numeri sempre piu’ alti, facendo strabuzzare gli occhi persino aì sondaggisti. Un Salvini che si è dimostrato politicamente arrogante e istituzionalmente ignorante, che ha portato l’intero Paese a porsi una risposta unanime a una domanda ‘Vogliamo consegnare il Paese in mano a una persona di questo genere?’ Ed insistere sul veto nei confronti di Conte da parte di Zingaretti avrebbe significato rompere l’unità interna al Pd appena ritrovata . No, meglio puntare su uomini e programmi come elemento di discontinuità, questi i pensieri piu’ immediati di Zingaretti. Sulla durata di Conte premier non avrebbero scommesso un centesimo sia il mondo dell’informazione sia le stesse Camere. Le grandi testate lo trattavano come se fosse stato un burattino nelle mani di Di Maio; al contrario il premier “per caso” ha promesso un’ampia stagione riformatrice, di rilancio e speranza, citando l’art.54 della Costituzione “…I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore…”. È la questione morale, sempre ignorata dai premier precedenti, con le squadre ministeriali piene di inquisiti, condannati e chiacchierati, uomini e donne senza disciplina né onore. E la squadra grigio-verde sarebbe stata la prima a mettere in campo questi sani principi fino a quando Salvini non impose come sottosegretario Siri che aveva patteggiato una condanna per bancarotta fraudolenta. Ma il meglio di se’ il premier Conte lo tira fuori in Parlamento con un duro atto d’accusa , una vera e propria requisitoria contro Salvini. Chi l’avrebbe detto che sotto gli abiti di un professore di diritto si nascondesse un politico di razza, capace di creare alleanze oltre i nostri confini e di suscitare simpatie anche da parte dell’inquilino della Casa Bianca. “La decisione di innescare la crisi – disse a Salvini – e’ irresponsabile, il ministro dell’Interno ha mostrato interessi personali, se amiamo le istituzioni e i cittadini abbiamo il dovere della trasparenza e non possiamo affidarci ad espedienti, tatticismi, giravolte verbali , che io faccio fatica a comprendere. Infine l’affondo: “Se c’e’ mancanza di coraggio, non vi preoccupate me lo assumo io di fronte al Paese che ci guarda. Pendo atto che il leader della Lega che dopo il 3 giugno ha stentato a cogliere l’invito alla leale collaborazione, manca nel coraggio di assumersi le responsabilità dei suoi comportamenti. E ancora”all’indomani delle europee , ha posto in essere un progressivo distacco dall’azione di governo¸, ha cercato pretesti per tornare alle urne”.
E al Senato, dove i numeri sono piu’ risicati rispetto alla Camera, prendendo la parola l’avvocato degli italiani ha continuato a punzecchiare l’ex Ministro dell’Interno. “Dobbiamo fare di tutto per poter realizzare le riforme che stanno a cuore al Paese, in una prospettiva di nuova legislatura» europea. “Confido che anche le forze di opposizione diano il loro contributo perché quello che costruiremo in questa legislatura andrà a beneficio di tutti gli italiani”, a partire dalla «revisione del patto di stabilità e crescita”. Poi ha incentrato nuovamente la polemica con Salvini : “Con una certa arroganza ha deciso di portare l’Italia alle elezioni da ministro dell’Interno e sempre unilateralmente e arbitrariamente di concentrare definitivamente nelle proprie mani tutti i poteri: pieni poteri. Se questo era lo schema, l’obiettivo e il progetto è comprensibile che chiunque lo abbia ostacolato, tutti coloro che lo hanno ostacolato per senso di responsabilità e nel rispetto della costituzione, che tutti costoro siano diventati nemici». Insomma un premier che ” nell’arringa” al Senato ha sorpreso tutti, mass media, parlamentari, commentatori politici per il tono e le argomentazioni riportate. Ha saputo costruire una ragnatela di rapporti con Bruxelles creando nuovi spazi di amicizia e nuove alleanze che a Roma gli venivano negate, ha frenato la Lega e i suoi governatori pronti a sventolare le bandiere dell’autonomia. Un Presidente del Consiglio che, assurto ad un’alta carica dello Stato, ha dimostrato nella semplicità dei gesti di essere un cittadino comune, conquistando la simpatia della stragrande maggioranza degli italiani e sopratutto ha imposto una certa dignità istituzionale, un suo ruolo istituzionale. Una ultima considerazione : bisogna essere grati a “Giuseppi” di aver fermato una destra populista che cresceva non solo nei sondaggi e soprattutto di aver messo all’angolo un Salvini che intendeva trasformare l’Italia in uno Stato di polizia.
Salvatore Lagaccia

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