Uno dei concetti non secondari della Scienza Politica, “reazione”, deriva dal modello “stimolo-risposta”, un tipico meccanismo che trova oggi applicazione in particolare nelle discipline psicologiche e della comunicazione, ma che è rintracciabile frequentemente anche nella teoria politica. Certamente l’attivismo frenetico di Matteo Salvini, le sue “piazze”, i suoi comizi, prima o poi una “reazione” di un qualche tipo a sinistra, data anche la paura dei suoi dirigenti politici a scendere tra la gente, dovevano innescarla.
Ed è avvenuto a Bologna, in una regione già in fibrillazione per via dell’appuntamento delle regionali di gennaio, dove una folla di una decina di migliaia di persone si è riunita dopo che un giovane uomo, Mattia Santori che ha avuto l’idea, e tre suoi amici, hanno lanciato un appello a riempire Piazza Maggiore per dar vita a un movimento che avrebbe dovuto mobilitarsi ogni qualvolta Salvini fosse comparso in città. Quindi un movimento “contro”, ad personam, già connotato con un nome e un simbolo, “6000 sardine a…”, a Bologna e subito dopo a Modena, e ora in tutta Italia, perché l’idea si è rivelata immediatamente esplosiva e ha sollevato l’entusiasmo generale in quel “popolo” di sinistra abituato a questo genere di happening politico-mediatico post-moderno (si pensi ai girotondi di Nanni Moretti: “Ora che ci siamo ritrovati rimaniamo in contatto. Non perdiamoci di vista”; ma anche alle manifestazioni “contro”, in particolare contro Craxi e Berlusconi).
La vocazione “contro” della sinistra si tramanda, e si rivolge prima al “nemico” esterno e poi a quello “interno”. Se la storia è magistra vitae forse non è inutile ricordare lo spettacolo terribile che si ebbe con l’evoluzione del partito bolscevico russo, il quale, una volta al potere, partì con una direzione collegiale e finì con Stalin che sterminò, coadiuvato dal suo gruppo ristretto, il 90% del partito, ma potremmo proseguire con i comunisti cinesi o con la Cambogia di Pol Pot, dove si ammazzava a bastonate chiunque avesse un paio di occhiali (milioni di assassinati) perché, sapendo leggere, non era rieducabile. Non sembri fuori posto questa rievocazione, perché, al netto delle differenze storiche, che sono enormi, tutto ciò accadde in nome della “diversità” e della “superiorità” morale rispetto al “nemico”, di volta in volta individuato e messo nel mirino. E sempre si è partiti con le migliori intenzioni, e in nome dei più deboli.
Una prima questione. Questo movimento delle “sardine” passa per una “reazione” pura, giovanile, ma lo è davvero?
Mattia Santori, che è passato in un lampo dalla piazza alle interviste televisive a raffica, ha 32 anni (Dante a 33 anni si collocava “nel mezzo del cammin di nostra vita”), e lavora in una società che si occupa di energia, il Rie –Ricerche industriali ed energetiche–, un’azienda privata di Bologna che fa consulenza e ricerca nel settore dell’energia e che cura anche una testata giornalistica sulle energie rinnovabili in cui Santori figura come redattore (online si trova una sua intervista a Romano Prodi, fondatore, insieme a Clò della medesima società).
Se poi guardiamo alla pagina Facebook delle “sardine”, i volti dei commentatori sono tutti o quasi di gente adulta, a volte attempata. Ci pare pertanto un po’ azzardato fare certi paragoni, tirando in ballo il ’68 ad es., perché in quel caso si era di fronte a movimenti davvero “contro” e con un respiro ampio, di contestazione globale della società, e soprattutto fatto di giovanissimi (delle medie) e di giovani (dell’università).
Seconda questione, c’è un programma politico?
Non mi pare, c’è solo un collante, la contrapposizione a Salvini, e quindi, per estensione, “al populismo e alla retorica dell’odio”. Non posso qui fare una disamina dei tanti spunti che emergono leggendo i post delle “sardine”, vorrei concentrarmi pertanto su un aspetto, l’accusa di xenofobia fatta a Salvini e al Cd e quindi, in positivo, –non vedo altre proposte – la riaffermazione dell’accoglienza come asse portante del movimento. Con un’aggiunta però, la ricorrente sottolineatura della diversità dell’attuale governo dal precedente, perché, come ha scritto una “sardina” con cui ho scambiato qualche battuta, e che si è fatto una domanda (ricorrente peraltro), dandosi una risposta: “Perché se volete il cambiamento non protestate contro il Governo? La mia risposta, perché chi sta al Governo ora non è xenofobo, non lascia la gente in mare, non chiude i porti, non sequestra navi delle Ong”.
C’è da scommetterci, è più che naturale, che passato il momento dell’euforia movimentista, le “sardine” finiscano, certamente a livello individuale, a fare da supporto elettorale alla sinistra, è bene perciò approfondire l’aspetto profughi, ecc., con degli strumenti oggettivi, i dati del Ministero degli interni. Il grafico che segue mostra l’andamento degli sbarchi nel mese di nov. 2019.

Su 21 giorni, 15 registrano zero migranti sbarcati, dato che è pari al 76%. Il picco del 3 nov. riguarda la nave Ong che vagava da più di 10 giorni vicino alle coste italiane e che non riusciva a far sbarcare i profughi a bordo per il blocco navale dell’attuale governo. Si ricorderà che l’approdo fu possibile solo dopo l’arrivo delle assicurazioni da parte degli altri Stati Europei di prenderne una parte.
Il grafico che segue mette a confronto l’ultima settimana di nov. con quella dell’anno precedente.

Anche qui non si vedono grandi differenze. Ma una ce n’è in realtà, e di non poco conto, anche se non risulta dal grafico, stranamente non si vedono più navi Ong che cercano di forzare i blocchi. Senza dimenticare che le politiche attuali, come quelle di Salvini, furono inaugurate dal ministro Marco Minniti, al tempo del governo di sinistra presieduto da Paolo Gentiloni.
Poiché le cose stanno così, faccio una proposta.
Lo scandalo “sbarchi” (che è un nodo cruciale per l’Italia, e il futuro potrebbe riservarci situazioni devastanti) riguarda innanzitutto l’Europa, l’ha detto a Bruxelles, davanti al Parlamento europeo, anche la comandante di quella nave che ha sbarcato i profughi il 3 nov. in Italia.
E poi c’è l’Onu, ormai una marionetta.
Cosa si dovrebbe fare?
Collegarsi con l’Unione africana, e assieme, con l’Europa e sotto guida Onu, riportata alle sue responsabilità, prendere il toro per le corna e risolvere la questione dell’Africa del Nord, oggi strumento di varie nazioni “forti” per la loro politica di potenza.
E sarebbe anche il modo migliore per togliere il terreno sotto i piedi alla propaganda leghista.
Del resto la storia lo testimonia, un movimento non può ragionare come un governo o un partito, deve partire da grandi ideali, come fu nel ’68, o con la lotta per i diritti dei neri in America, e in tanti altri casi più o meno eclatanti. Un movimento come questo deve quindi osare, apportare idee nuove, mettere in discussioni quel che fanno governi, istituzioni internazionali, ecc.
Il fenomeno Greta Thunberg –l’area di riferimento è la stessa– dovrebbe insegnare qualcosa. Del resto, come scrive Huffington Post c’è già un primo abboccamento con il “Fridays For Future”, il movimento dei giovani per il clima ispirato proprio da Greta, il quale “organizza il suo quarto sciopero globale per il clima per venerdì 29 novembre, in occasione del Black Friday, per contestare un modello di consumo ritenuto esasperato e non sostenibile”. Le “sardine” sono già chiamate a scegliere con chi stare, e questa volta Salvini non c’entra.
Luciano Priori Friggi

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