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DIRITTO SI DIRITTI NO

di Carmela Panariello Franchini | 26 Maggio 2014

vicende e silenzi di Carmela Panariello Franchini

 

 

 

 

“Perché una società vada bene, si muova nel progresso, nell’esaltazione dei valori della famiglia, dello spirito, del bene, dell’amicizia, perché prosperi senza contrasti tra i vari consociati, per avviarsi serena nel cammino verso un domani migliore, basta …

 

 

“Perché una società vada bene, si muova nel progresso, nell’esaltazione dei valori della famiglia, dello spirito, del bene, dell’amicizia, perché prosperi senza contrasti tra i vari consociati, per avviarsi serena nel cammino verso un domani migliore, basta che ognuno faccia il suo dovere” ( Giovanni Falcone)

 

Giovanni Falcone e Francesca Morvillo,  Paolo Borsellino, Agostino Pianta, Pietro Scaglione, Francesco Ferlaino, Francesco Coco, Cesare Terranova, Mario Amato, Gaetano Costa, Giangiacomo Ciaccio Montalto, Bruno Caccia, Rocco Chinnici, Giuseppe Di Lello, Alberto Giacomelli, Antonino Saetta (con il figlio Stefano), Rosario Livatino, Antonio Scopelliti e poi Antonio Occorsio, Riccardo Palma, Girolamo Tartaglione, Fedele Calvosa, Emilio Alessandrini, Nicola Giacumbi, Girolamo Minervini, Guido Galli e con loro le donne e gli uomini delle scorte: Antonio Lorusso, Giovanni Saponara e Antioco Diana Mario Trapani e Salvatore Bartilotta Vito Schifani, Lenin Mancuso ,Rocco Dicillo e Antonio Mortinaro, Emanuela Lisi, Vincenzo LiMuli, Walter Cosina e Claudio Traina.

 

Questi nomi scorrevano su un maxischermo, nella “Piazza Coperta” del Tribunale di Napoli.

 

Una installazione inconsueta nell’evento promosso dalla Giunta Distrettuale della Associazione Nazionale Magistrati , di cui, Presidente, la Dott.ssa Silvana Sica.

 

Un evento senza alcuna pretesa di becera commemorazione. Senza palchi e prime fila.   Privo di slogans, di distanze e di distingui. Una aggregazione di persone che si avvicinavano, consapevoli della gravità di quelle morti che interessano l’intera collettività. Aprendo una riflessione sottile,   non sbandierata né strumentalizzata, ricordo   che deve impegnare responsabilmente ciascuno, Magistrati, Avvocati, Cittadini.

 

La Dott.ssa Sica ha anticipato i brevi ritratti che ricordavano ciascuno degli scomparsi ad opera di giovani Magistrati – in un passaggio emblematico di consegne- rilevando il loro essere stati cittadini, cittadini-magistrati: “si consideravano persone comuni “ e come tali protesi alla difesa dello stato democratico e costituzionale”.

 

I brevi ritratti degli uccisi da mafie e terrorismi ( di varie sigle e provenienza ma accumunate dalla stessa sprezzante noncuranza della vita altrui) rendevano tangibili, rinnovavano,   la fisionomia   di uomini, padri, mariti, figli, figure di cittadini che stavano semplicemente svolgendo il loro dovere con rigore ed onestà.

 

La commozione è stata palpabile, con voci sommesse accompagnate da ricordi personali: “ognuno di noi ricorda cosa esattamente stava facendo in quel momento”. A rimarcare che, dopo, nulla era stato, è stato, come prima.

 

Un evento “da strada” , “da piazza” che ha reso una dignità di uso a “Piazza Coperta”, facendo rilevare la sua possibile funzione a piazza dell’ “agorà” dove far emergere tra Magistratura e Avvocatura – molte volte criticamente in contrasto, anche interpretativo delle norme – un possibile luogo di pratica delle comuni risorse culturali ed etico/sociali.

 

I miei occhi giacciono

in fondo al mare

nel cuore delle alghe e dei coralli.

Seduto se ne stava

e silenzioso

stretto a tenaglia

tra il cielo e la terra

e gli occhi

fissi nell’abisso.

 

(Peppino Impastato – giornalista e poeta , ucciso dalla mafia il 9 maggio 1978)

 

 

Carmela Panariello Franchini

avvocato

 

il magazzino di idee – haiku – poesie – teatro carmela panariello franchini su

http://www.panariellofranchini.it

 

 

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Diritti riservati. Gli scritti sono tutelati ai sensi della LG 633/41 e succ. mod.

Ne è vietata la pubblica recitazione e/o riproduzione, anche parziale e in qualunque forma, senza preventivo consenso e comunque senza riferirne autrice e fonte.

 

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dirittosidirittinoPer quanti commentano:

Le informazioni prodotte, se afferenti a attività di giurisdizione, devono essere riferite con trascrizione conforme e nelle forme prescritte dal codice di materia di protezione dei dati personali, ai sensi dell’art. 52) del DLGS 196/2003.

In ogni caso, devono essere omesse le generalità ed altri dati identificativi relativi a persona offesa da atti di violenza sessuale (art. 734) bis cp) nonchè dati dai quali può desumersi anche indirettamente l’identità di minori, oppure delle parti nei procedimenti in materia di rapporti di famiglia e di stato delle persone.

Sono applicate le “Linee guida in materia di trattamento di dati personali nella riproduzione di provvedimenti giurisdizionali per finalità di informazione giuridica” del 2 dicembre 2010 come emanate dal Garante per la Protezione dei Dati Personali (Gazzetta Ufficiale n. 2 del 4 gennaio 2011) di cui si riporta il punto 2

2- Diffusione delle sentenze e degli altri provvedimenti giurisdizionali

La diffusione dei provvedimenti giurisdizionali costituisce fonte preziosa per lo studio e l’accrescimento della cultura giuridica e strumento indispensabile di controllo da parte dei cittadini dell’esercizio del potere giurisdizionale.

Il Codice favorisce la più ampia diffusione delle sentenze e degli altri provvedimenti dell’Autorità giudiziaria per i quali sia stato assolto, mediante il deposito nella cancellerie e nelle segreterie giudiziarie, l’onere della pubblicazione previsto dalle disposizioni dei codici di procedura civile e penale.

La conoscenza di tali provvedimenti può, infatti, essere realizzato, in primo luogo, dalla stessa Autorità giudiziaria “anche attraverso il sistema informativo e il sito istituzionale della medesima autorità nella rete Internet” (art. 51, comma 2), osservando alcune cautele previste dallo stesso Codice (art. 52, commi da 1 a 6), volte alla tutela dei diritti e della dignità degli interessati.

Con l’osservanza di tali cautele, è inoltre “ammessa la diffusione in ogni forma del contenuto anche integrale di sentenze e di altri provvedimenti giurisdizionali” (art. 52, comma 7).

 

Ciascuno degli autori e/o commentatori degli interventi è soggettivamente responsabile, civilmente e penalmente, della veridicità degli assunti e delle dichiarazioni rese.

 

Per contatti: avv. Carmela Panariello Franchini – cell. 331 83 10 667 – studiolegale@pec.panariellofranchini.it.

 

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Pubblicato in : Primo piano

Info Carmela Panariello Franchini

Carmela Panariello Franchini è avvocato civilista del Foro di Napoli. Lettrice attenta della società e del costume, che tende a decodificare perchè la verità è sempre altrove.

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DIRITTO SI DIRITTI NO

di Carmela Panariello Franchini | 11 Maggio 2014

dirittosidirittinovicende e silenzi di Carmela Panariello Franchini

 

 

 

Nella mia vita sociale, professionale e personale ho incontrato, a volte semplicemente incrociato –forse, solo odorato -,   personaggi di varia natura.

Richard, William, John, Robert e, qualche volta, anche Peter o Walter …

 

 

 

Nella mia vita sociale, professionale e personale ho incontrato, a volte semplicemente incrociato –forse, solo odorato -,   personaggi di varia natura.

Richard, William, John, Robert e, qualche volta, anche Peter o Walter ( nomi rigorosamente medievali, inglesi,   del XIV secolo).

Personaggi mistificatori, sfruttatori, millantatori, bugiardi, corruttori conclamati o occulti (la cui verginità è più   subdola di una peste bubbonica ), nonché ignavi, lestofanti, professionisti rotti a una visione di vita, fatta di inganni e profitto; insomma: carogne vere!

Occorre riflettere che il significato metaforico di “carogna”, nella lingua italiana, è indicativo, generalmente, di persona losca, abietta, che usa le sue peculiarità (negative) per ricevere un lucro, di qualunque natura.

Nella lingua napoletana la traduzione di “carogna” si contestualizza in variabili identificazioni sociali; espressa, peraltro, nella cadenza adottata per la pronuncia: si vorrà così, di volta in volta, indicare il dispotico o il turpe o il violento o il gagliardo e finanche, il maliardo, nella seduzione amorosa.

La cronaca e la conoscenza individuale si sono oggi contaminate e mescolate e si fa estrema e inutile fatica a ricondurle ai fatti, nelle loro connessioni tra relazioni e realtà (giuste o ingiuste, legali o abusive); cronaca o mitizzazioni di un discorrere necessario o opportunamente orientato.

“genny ‘a carogna”, pseudonimo del Signor Gennaro De Tommaso (non altrimenti, se non pseudonimo, può essere considerato “genny ‘a carogna” per l’identificazione della persona, che ne deriva) ha usufruito di una promozione diffusiva per l’uso che ne hanno fatto i mass media, pure nell’esercizio del diritto di cronaca.

Un logo, un valore economico, un valore, volente o nolente, penetrato nel mercato globale.

Al diritto di tutela del nome e dell’immagine – che si configura come diritto a vedere riconosciute le proprie caratteristiche individuali socialmente percepite o conosciute – lo pseudonimo riceve le stesse garanzie di cui all’art. 7 cc , nonché dalla legge sul diritto d’autore.

“genny ‘a carogna” potrebbe, finanche, essere registrato come logo, come marchio garantito, a prodotti e servizi, dal codice civile all’art. 2569.

Usufruendo della promozione già ricevuta, si potrebbero, conseguentemente, produrre caffè sportivi “genny ‘a carogna” o, per la conseguita fama internazionale, “genny ‘a carogna” potrebbe prendere il posto di Blaine – ultimo fidanzato di Barbie che ha già sostituito Ken, surfista tiepido e indeciso – per approdare ad una possibile immagine/ipotesi di mercato: un verace tifoso?

Per ora, di certo, si prepara a ricevere un posto d’onore tra le statuine del presepe a S. Gregorio Armeno; in nome di quella nota, malinconica,   disincantata napoletanità; i turisti, passeggiando per il centro storico,   diranno:” very pittoresco”!

Strumentalizzato o commercializzato, con il marchio “genny ‘a carogna” saremmo nel mondo globalizzato della nostra terza repubblica,  del 2014 A.D.

 

 

Carmela Panariello Franchini

avvocato

 

il magazzino di idee – haiku – poesie – teatro carmela panariello franchini su

http://www.panariellofranchini.it

 

 

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2- Diffusione delle sentenze e degli altri provvedimenti giurisdizionali

La diffusione dei provvedimenti giurisdizionali costituisce fonte preziosa per lo studio e l’accrescimento della cultura giuridica e strumento indispensabile di controllo da parte dei cittadini dell’esercizio del potere giurisdizionale.

Il Codice favorisce la più ampia diffusione delle sentenze e degli altri provvedimenti dell’Autorità giudiziaria per i quali sia stato assolto, mediante il deposito nella cancellerie e nelle segreterie giudiziarie, l’onere della pubblicazione previsto dalle disposizioni dei codici di procedura civile e penale.

La conoscenza di tali provvedimenti può, infatti, essere realizzato, in primo luogo, dalla stessa Autorità giudiziaria “anche attraverso il sistema informativo e il sito istituzionale della medesima autorità nella rete Internet” (art. 51, comma 2), osservando alcune cautele previste dallo stesso Codice (art. 52, commi da 1 a 6), volte alla tutela dei diritti e della dignità degli interessati.

Con l’osservanza di tali cautele, è inoltre “ammessa la diffusione in ogni forma del contenuto anche integrale di sentenze e di altri provvedimenti giurisdizionali” (art. 52, comma 7).

 

Ciascuno degli autori e/o commentatori degli interventi è soggettivamente responsabile, civilmente e penalmente, della veridicità degli assunti e delle dichiarazioni rese.

 

Per contatti: avv. Carmela Panariello Franchini – cell. 331 83 10 667 – studiolegale@pec.panariellofranchini.it.

 

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Pubblicato in : Primo piano

Info Carmela Panariello Franchini

Carmela Panariello Franchini è avvocato civilista del Foro di Napoli. Lettrice attenta della società e del costume, che tende a decodificare perchè la verità è sempre altrove.

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DIRITTO SI DIRITTI NO

di Carmela Panariello Franchini | 27 Aprile 2014

vicende e silenzi di Carmela Panariello Franchini

 

 

 

– mò vve faccio avvedè ca Berluscone more!

– altro che pedofilia e compagnia bella, ha finito di darsi da fare

– ma voi lo vedete cambiare i pannoloni e medicare e lavare i vecchi?

– lo deve fare per forza

 

 

 

(il dialogo si è svolto in napoletano; viene riportato, tradotto letteralmente, per la piena comprensibilità)

 

Al mercato stamattina si parla di politica.

– mò vve faccio avvedè ca Berluscone more!

– altro che pedofilia e compagnia bella, ha finito di darsi da fare

– ma voi lo vedete cambiare i pannoloni e medicare e lavare i vecchi?

– lo deve fare per forza

– lo fanno morire, ve lo dico io!

– lui ha fatto soltanto bene a tutti … faceva beneficenza a tutti

– ma quale beneficenza? di quale beneficenza parlate? … voi siete di Berlusconi … basta parlarne … lui la beneficenza la faceva a se stesso … basta , ora!

– ma quello che c’è ora a chi fa beneficenza? quattro soldi a quelli che lavorano?

– e i disoccupati? pure quello dice di fare beneficenza e aiutare la gente … ma quando mai, signora, … quello è un ragazzino che promette e non mantiene

– ma perché hanno levato la cittadinanza? come dice … come si chiama quello … ? la cittadinanza faceva comodo a chi non aveva niente!

– voi la avete mai percepita la cittadinanza?

– no! io ho la pensione … ne ho diritto … ma ora ci tolgono anche questa e … buonanotte …

– i terreni … perché non danno le terre per far lavorare … quante ce ne sono …

– pulcinella con un percossa alla volta, uccise la moglie …

– mò vve faccio avvedè ca Berluscone ‘o fanno murì …   mòre!

 

Un dialogo di diretta derivazione televisiva, quella dei talk show e della rissa, delle parole gettate in faccia all’interlocutore e allo spettatore senza averle soppesate ma solo spettacolarizzate; finanche con finali a sorpresa, frutti di elaborazione di tutto quello che è stato spacciato per modernità e progresso.

Ho pubblicato in DIVERSAMENTE ITALIANI un parte dell’intervento di Basso alla Assemblea costituente :” … oggi la società non si può considerare una somma di individui, perché l’individuo vuoto non ha senso se non in quanto membro della società. Nessuno vive isolato, ma ciascun uomo acquista senso e valore dal rapporto con gli altri uomini; l’uomo non è, in definitiva, che un centro di rapporti sociali e dalla pienezza e dalla complessità dei nostri rapporti esso può soltanto trovar senso e valore. “

I nostri Padri fondatori (che dovevano prendere distanze da regimi devastanti, creare le basi, attraverso il lavoro, per una società più giusta coniugando potere dello Stato e libertà individuali)   immaginavano una società formata da individui che percepivano la missione di essere parte della vita associata, vero centro dei rapporti sociali.

 

I bisogni fondamentali dell’uomo sociale, nella sua complessità, diversità, singolarità     sono stati rispettati oppure si è privilegiata una omologazione appiattita spacciandola per destinazione sociale dell’individuo?

La società rurale e analfabeta del tempo non poteva porsi il problema della individualità, complessità ed egoismi dell’essere umano, si doveva formare una nazione.

L’uomo e le sue complessità sono compatibili con l’uomo sociale?

“Una democrazia è qualcosa di più di una forma di governo. E’ prima di tutto un tipo di vita associata, di esperienza comunicata e congiunta. L’estensione nello spazio del numero di individui che partecipano ad un interesse in modo che ognuno deve riferire la sua azione a quella degli altri….” (John Dewey)

Gli altri sono una “necessità di fatto”, affermava Sartre; e Freud sosteneva : “L’individuo conduce effettivamente una doppia vita, come fine a se stesso e come anello di una catena di cui è strumento, contro o comunque indipendentemente dal suo volere….”.

Questa visione psicanalitica ci porta a riflettere ancora una volta sulla prospettiva politica della democrazia, un luogo dove riaffermare che il mondo composto da individui, con uguali diritti davanti alla legge, deve superare egoismi e individualismi che bloccano costantemente questo percorso.

Pure, non è sufficiente per una risposta adeguata

“perché non danno le terre ai disoccupati per farli lavorare” … e rifletto: ma è la necessità ignorante o la cultura che promuove idee sociali?

 

 

Carmela Panariello Franchini

avvocato

 

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Diritti riservati. Gli scritti sono tutelati ai sensi della LG 633/41 e succ. mod.

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In ogni caso, devono essere omesse le generalità ed altri dati identificativi relativi a persona offesa da atti di violenza sessuale (art. 734) bis cp) nonchè dati dai quali può desumersi anche indirettamente l’identità di minori, oppure delle parti nei procedimenti in materia di rapporti di famiglia e di stato delle persone.

Sono applicate le “Linee guida in materia di trattamento di dati personali nella riproduzione di provvedimenti giurisdizionali per finalità di informazione giuridica” del 2 dicembre 2010 come emanate dal Garante per la Protezione dei Dati Personali (Gazzetta Ufficiale n. 2 del 4 gennaio 2011) di cui si riporta il punto 2

2- Diffusione delle sentenze e degli altri provvedimenti giurisdizionali

La diffusione dei provvedimenti giurisdizionali costituisce fonte preziosa per lo studio e l’accrescimento della cultura giuridica e strumento indispensabile di controllo da parte dei cittadini dell’esercizio del potere giurisdizionale.

Il Codice favorisce la più ampia diffusione delle sentenze e degli altri provvedimenti dell’Autorità giudiziaria per i quali sia stato assolto, mediante il deposito nella cancellerie e nelle segreterie giudiziarie, l’onere della pubblicazione previsto dalle disposizioni dei codici di procedura civile e penale.

La conoscenza di tali provvedimenti può, infatti, essere realizzato, in primo luogo, dalla stessa Autorità giudiziaria “anche attraverso il sistema informativo e il sito istituzionale della medesima autorità nella rete Internet” (art. 51, comma 2), osservando alcune cautele previste dallo stesso Codice (art. 52, commi da 1 a 6), volte alla tutela dei diritti e della dignità degli interessati.

Con l’osservanza di tali cautele, è inoltre “ammessa la diffusione in ogni forma del contenuto anche integrale di sentenze e di altri provvedimenti giurisdizionali” (art. 52, comma 7).

 

Ciascuno degli autori e/o commentatori degli interventi è soggettivamente responsabile, civilmente e penalmente, della veridicità degli assunti e delle dichiarazioni rese.

 

Per contatti: avv. Carmela Panariello Franchini – cell. 331 83 10 667 – studiolegale@pec.panariellofranchini.it.

 

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Pubblicato in : Primo piano

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Carmela Panariello Franchini è avvocato civilista del Foro di Napoli. Lettrice attenta della società e del costume, che tende a decodificare perchè la verità è sempre altrove.

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DIRITTO SI DIRITTI NO

di Carmela Panariello Franchini | 16 Marzo 2014

vicende e silenzi  di Carmela Panariello Franchini

 

 

 

Ero una farfalla nata in primavera. Sentii,  al primo respiro,  l’odore  inebriante  di torte pasqualine da infornare.   Tra profumi  di millefiori e   vanillina. Svenni. La puerpera spaventata  dalla mia apnea …

 

 

 

Un monologo sulla imprevedibilità del male.

 

ero una farfalla nata in primavera

 

(Ho provato ad armare le vittime di parole che la cronaca non potrà mai restituirci.)

 

Ero una farfalla nata in primavera.

Sentii,  al primo respiro,  l’odore  inebriante  di torte pasqualine da infornare.   Tra profumi  di millefiori e   vanillina. Svenni. La puerpera spaventata  dalla mia apnea mi frenò  il piacere di sperimentare sapori.

Era, ancora, il tempo della pupa o  ero già  farfalla?

Il mondo già lo indovinavo. Una alchimia che avrei voluto subito sperimentare. Come una piccola indiana curiosa. Indecisa, tra  danze  e   sogno.

Ricordo i pensieri: “Sono stanca abbastanza. Ora  torno tra le mie colline e  i fiumi caldi. Qui fa freddo,  e non vedo il sole.”.

Infatti, era l’imbrunire.

Mi bagnai  nelle parole. Cantai nel delirio febbrile e cantai silenziosa. Per inventare favole. A raffica, come un caricatore pieno.

Appena potei, saltai su di una sedia.

Inventai dialoghi  cambiando voce ai personaggi. Ora striduli o suadenti o gutturali. Con finestre aperte sul mare e sui viaggi. Arrivi e partenze. Poi,  padroni e schiavi che  lasciano suoni e pezzi di storie, di passioni e  di dimenticanze. Valori e vergogna. Umiltà e alterigia. Tutto confuso nelle ossa più che nella storia.

Ero una  indemoniata  di storie e di immaginazioni.

Una indemoniata  che si placava soltanto al destino compiuto dell’ultima eroina. Alla battuta suggerita o  strappata  agli attoniti astanti.

Erano loro, gli adulti,  la mia ispirazione. I protagonisti di storie  strambe fatte di sentieri che si diceva fossero presidiati da demoni.

Così, il cavaliere spavaldo era disarcionato dal fedele sauro. Solo quella volta, su quel sentiero. Da elfi  di una foresta intrigante.

Ma, anche, storie vere; drammatiche e comiche.

La vecchia  voleva  morire annegata. Si gettò nel fiume, ma i vicini la salvarono.  Fu portata davanti al camino, per asciugare le ossa. D’un tratto la porta di casa fu aperta  per una   visita di conforto e lei urlò: “ Chiudete quella porta! Maledizione! Mi volete forse uccidere? ”.

Mi raccontavano la vita degli altri. A volte mi bastava ascoltare, per intrecciare storie.

Ma non ero soltanto  una sognatrice.

Mi piaceva il lavoro fisico in campagna. L’odore della terra mi esaltava.

Lunghe,  solitarie,  zappate a zolle aride che,  come per magia, diventavano  umide. Vive e piene di umori. Aromatiche.

Mi impegnavo nella vita con una devozione che sembrava santità. Disposta all’amore nella missione periferica. Curiosa di emozioni potenti e di consolazioni.

Ricordo il giorno che lasciai alle spalle la mistica suorina che volevo diventare. Fui richiamata dall’odore del mare e dagli schiamazzi  fanciulleschi. Dai palloni che schizzavano in porte improvvisate di stadi. Soleggiati e profumati  di oli  ambrati e  rose di maggio.

Oh,  profumo di cisto tormentato da una bellezza breve e brillante della vita di un giorno colorato!

Per ore cullavo la bimba. La madre tra le onde benediceva la sapienza e il bel canto della crocerossina con le treccine. Un cauto pizzicotto,  poi ancora un altro,  mi avrebbero consentito  di richiamare l’attenzione. Dopo ore, tra  il rumore del mare in sottofondo e ninna nanna immaginate.

In quel desiderio di essere libera si arenò la mia cattiveria. Ma avevo incominciato a prendere conoscenza  di un mondo contrario alla libertà.

Ero una farfalla che si accorge della rete solo quando  la sua prospettiva è irrimediabilmente rigata da opache strisce orizzontali e verticali.

Il mondo adulto,  corrotto da troppi sospiri attrae. Il mondo  che  non conosci e non puoi decifrare. Guardi,   ascolti,   ma non comprendi. Come gli adulti non ti sanno comprendere.

Sentivo  il richiamo polveroso  delle scene. Odori di muffe e sudori. La  vita  degli altri che parlano per bocca tua. E tu ci metti allegrezza e patimenti e quelle profondità che ti lacerano. Che  avverti, ad una ad una,  nelle fibre.

Una febbre! La sera scoppiavo a piangere per un nonnulla. Mi rifugiavo nella mia stanza. Dopo lo sfogo scoppiavo  a ridere della mia debolezza. Osservavo tutti gli oggetti che avevo  trasformato in lacrimatoi. Mi dedicavo a qualcosa di fisico. La fatica  per riposarmi. Per concedere una tregua a pulsioni, quasi dolorose.

Ero l’adolescente che  desiderava bere la vita come aveva  bevuto il latte  di vaniglia.

Ma la vita è lastricata di lotte di sangue. Non se ne vede il porpora, appena dopo la ferita.

Ero una adolescente anomala. Dopo le lezioni si andava in cantina a sentire la musica. Le smaliziate invitavano le quasi bambine, non ancora donne.

Io, ero tra queste. Sgamata dall’odore  di bucato che mi persisteva addosso come una condanna.

Si annusavano e mi annusavano. Perché  noi sentiamo i nostri odori. Io, ero,  quasi, un giglio.

Così mentivo, sapendo di mentire. Fingevo dolori mensili che non avevo e loro  passavano al contrattacco. Un altro gioco: “uno, due,  tre! … tutte giù, le mutande, al tre!”

Era un gioco innocente. Un bisogno di specchiarsi e riconoscersi donne in erba.

Forse, i maschi  sono più esposti. Loro e le loro macchinazioni, con le quali sbaglieranno la metrica della vita.

Le donne selvagge, quelle che sono apparentemente composte – e che da sole ridono di se stesse – giocano nel terreno sicuro dello scherzo liberatorio di energie  primordiali e misteriose. Senza segreti si librano in volo. In attesa di atterrare  sui futuri nidi.

Gli scherzi esplodevano improvvisi. Donne  che confessavano l’amore e la trepida attesa, dopo il primo bacio all’amato. Emozioni e sensazioni si mescolavano e iniziava il rituale.

Non comprendevo le  rincorse tutte contro una.

Tra risate e urla di finto timore. La beneficiata dall’amore che andava condita. Un pizzico di sale tra le gambe.

La sapienza necessaria all’amore eterno con l’ironia di  un tempo umano e speranzoso. Spaventosamente  breve.

 

Arriva un tempo che la sperimenti quella domanda prepotente di prendersi per mano. Occhi negli occhi. Quante  hanno coraggio di dire: “lo voglio! … perché lo desidero … perché è scattato un allarme … perché  la mia carne mi comanda di cedere a tutte le lusinghe e di svestire i sogni”.

I sensi offuscano per glorificare la dea dell’amore. Le resistenze diventano deboli e i desideri  non si possono dissuadere. Sono pronti! In un agguato di domande d’amore. Anche  di turbamenti sleali.

 

Dopo brividi di primavere precoci, di immaginazioni,   di amori  costruiti sulla insistenza dei  sogni, lo incontrai e riconobbi la fatalità.

Prima ancora della fisicità che confonde. Della voce che incanta. Dei colori che esplodono. Degli odori che attirano. Della vergine pronta all’altare della fertilità.

Ti scrivevo –anzi, riscrivevo-   quello  che avevi carpito dalla mia intimità del sentire. Dalle parole che, a volte, erano sgorgate impure o  scapestrate o maliziose a ricordare, alla donna misurata,  la  fanciulla  curiosa, fragile e forte, piccola e grande insieme. La fanciulla  che si fa domande impertinenti,  fuori copione.

Ti raccontavo  che andavo al fiume, all’alba, a lavare i miei piccoli stracci sulla pietra levigata.

Scrivevo e sentivo, in sottofondo, il tuo respiro. Anche, il freddo della corrente e il verde delle acque che scorrevano.

Scorrendo verso la foce si coloravano di ignoto.

 

La dipendenza sensoriale,  come una droga,  si insinua anche quando gli uomini si servono di  diverse  spacciatrici di emozioni sul mercato.

La corresponsione è vitale. Con la madre. Che avverti che in qualche modo ti  rifiuta. Che ti giudica prima di amarti. O ti ama senza giudicarti. O ti giudica e ti ama comunque. La madre che ti assolve subito. Ancora prima di ragionare intorno all’amore. Tra conflitti da fiumi di parole.

Sentita ma non  ascoltata, l’oscura  condanna vomitata  e sussurrata come una premonizione, un avvertimento, un maleficio: “ l’amore di letto fa dimenticare l’amore di petto ”.

 

Dapprima ero confusa,  poi  cominciai a pensare con lucidità: “ sì! mi sposo …  me lo chiede con insistenza e l’amo di un amore senza disperazione, appagato … posso esplorare il campo contrario sminando  il cammino, con pazienza e sorrisi … nulla mi spaventa … sono una viaggiatrice di sogni. ”.

I sogni amano carcerieri? O il carcerato  sogna una immensa prigione di  libertà?

 

Nella nostra casa tutto era un progetto intrigante. Esplorare e camminare a fianco, senza perdersi mai di vista. Una oasi dove toccarsi, odorarsi, esserci.

Ci ritrovavamo la sera. Nel tempo, nel luogo, pieni  di promesse leggere, mantenute senza affanni. Pieni  di sguardi fiduciosi. Pieni di un vinello leggero che volevamo assaggiare. Pieni di un libro appena letto. Pieni  di un film da non perdere. Pieni della promessa per  una escursione, rimandata da troppo tempo.

Così mi prendeva l’ansia del ritorno a casa con dosi massicce di  adrenalina. Mi serviva poco tempo per fare tutto. Era il mio segreto. La sfida d’amore.

Incontrando  vecchie o vecchi amici mi  trattenevo a parlare. Ascoltando, a volte, di disagi familiari o di  passioni bruciate da infantilismi. Disagi, passioni che logorano, che invecchiano; ricacciando nelle antiche colonie che si sono abbandonate.

Non ero  brava a dare  consigli estemporanei.

Sapevo, però, che potevo svestirti di ogni delusione. Come di un abito scomodo.

E tu, invece,  insistente,  mi chiedevi di te e di me.

Ti parlavo, allora, delle costruzioni di edifici, di  impianti, di  fogne, di materiali naturali, di arredi, di luci e di giardini pensili da curare. Di una casa sana.

Ti parlavo dell’amore mai scontato. Ti parlavo  dell’amore pietoso. Ti parlavo dell’amore che  si ferma e ti aspetta. L’amore che  ti incoraggia e ti sostiene. L’amore che ti scuote e ti esorta. L’amore, il mio amore, che ti sorrideva.

Ti narravo una trama  di attese possibili. Con te guaritore e stregone, insieme.

Ti raccontavo che noi donne ci narriamo.  Gli intrighi della nostra mente sono  momentanee installazioni della fantasia. Che smobilitiamo per tornare alla solidità di roccia. Il  nostro amore è l’ Everest  che scaliamo un poco ogni giorno.

 

Ti appropriavi delle parole masticandole come veleno. Ti appropriavi  di un forziere. Svaligiando  casseforti che non ti appartenevano.

La  verità della violazione indiscreta  uccide  ogni giorno. Disegnando le sue intenzioni inesorabili. Sfilacciando la tela a due voci.

La tiepidezza non appartiene all’amore. L’amore  si alimenta di fuochi. La passione senza parole infuocate è una cenere fredda e grigia. Una cremazione anticipata da consegnare  al nulla.

 

Eri distratto.

Mugugnavi. Mi osservavi. Quasi mi soppesavi. Prendevi  le misure dell’aria  che respiravo o  che muovevo.

I gesti di sempre sembravano macerati in  melma luminescente. Che lascia  orme gigantesche. Che si riassume in uno sputo, in una eccitazione  che esplode in uno stato febbrile.

Aprivo le braccia. Non mi accorgevo che avevi sbattuto  la porta dell’amore. Senza ripensamenti.

La cena era più fredda alla luce della luna infeconda che si ostinava  a restare sulla scena, ormai smontata.

In ogni uomo si nasconde un  patriarca; all’agguato, un censore di presunte libertà.

 

Oh, sì!  Sono una bambina! Corro nel giardino.

Oggi  voglio raggiungere quei rami lassù. Voglio scorgere un nuovo  cammino e respirare l’aria più vicina  al sole. Voglio guardare il mare. Voglio sapere se le nuvole  disegnano da sole paesaggi e animali e figure che si stagliano nei contorni infiniti della mia fantasia. Voglio assaggiare un soffio di solitudine,  per conoscerne  i misteri e i pensieri.

Ora, un richiamo brutale. Scendo scorticandomi le ginocchia. Le mani sanguinano. L’uomo mi è estraneo. Non è mio padre! Lui mi avrebbe teso le braccia e aiutato a scendere. Tra calore e profumo di lavanda inglese e mandarino. L’uomo è un orco turbato da solitudini luttuose. Mi assesta uno schiaffo ordinandomi di rientrare immediatamente in casa. Di coprirmi  con la decenza che anche le bambine devono  rispettare.

Sono casta tra vigne ubriache. Mentre bevo  succhi di melograno.

 

Eri ombroso. Quasi chiuso tra foglie di un bosco. Ti intravedevo. Non accettavi il gioco. Di cercarti, fingendo di stanare un folletto dispettoso che si nega alla vista.

Ti lamentavi della tua dipendenza da me.

Un pensiero strano. Estraneo a noi. Il  cinema era una tua scelta. Tuo, il  cibo che desideravi. Tuo, il riposo che richiedevi. Tuo, il silenzio dei tuoi segreti. Tua, la  disposizione di me. Tuo, il tempo mio e tuo e quello nostro. Il tempo deciso invocando l’armonia di astri benedicenti. Una corsa, un tuffo,  una canzone. Mio, solo il tempo della curiosità. Da sfogliare. Come un buon libro.

La compassione per gli  altri mi tornava prepotente. Per i discorsi che coglievo  per strada, negli uffici, sui   tram, nei bar.  Assorbivo suggestioni per il possibile  di una vita srotolata in un istante o in un corto  segmento.

Volevo essere uno sciamano. Saper predire il futuro leggendo  foglie di palme o voli di uccelli. Raccontare di  antiche conoscenze  e di misteri. Al visitatore trepidante per l’ansia di sapere sui dolori che l’aspettano, sulle malattie che teme. E sulla felicità  che desidera,  pur non sapendo come sarà vestita.

Il saggio lo sa dal tepore delle mani.

Ma non potevo e non sapevo stringere le mani per assaporarne il tepore.

 

Ci spiavamo.

Come la notte spia,  gelosa,  l’energia nascente dal nuovo giorno.

Scoprii fogli strappati. Il mio diario violato.  Per oltraggio. Per  la ingordigia di un predatore di gnu.

 

Parole intrappolate si aggiravano decomposte nella tua mente.

Me ne chiedesti conto misurando le pause e le sospensioni.

Le incertezze e l’incredulità  diventarono una narrazione di comodo, da verificare all’infinito.

Mi sentivo sfibrata come un gelso da carta trasformato in un pastone  informe. Sorrisi, pensando che avrei potuto scriverlo  nel mio scrigno segreto. Cosa diventa una donna  dopo le bastonature, se non una tapa felpata?

Ero incorreggibile o fiduciosa. Cercai  rimedi all’angoscia che mi possedeva. Salii sul palco. Sola.

Mi concessi all’oceano. Ai violini.

Sola mi scatenai in un bolero, lento, passionale, gitano  e trasgressivo. In una ripetizione ossessiva. Come ossessivi  erano i miei  pensieri, cupi e cerchiati.

Mi immersi, poi, in  una lenta danza araba. Per propiziare la primavera, il parto.  le stagioni della terra. I singulti dei suoni somigliavano alle lacrime ferme ai bordi dello sguardo. Sacchi di sabbia agli argini del fiume.

 

Decisi di curarti, coccolarti, comprenderti, perdonarti.

Ma tu non ti perdonavi.

Avvertii  la tua rinuncia e il tuo dolore. Non potevo strapparteli. Ormai,  ti appartenevano.

Le parole beffarde erano tra me e te rappresentate in una  fissità di gesso. Baciavo un viso freddo. Deforme come una maschera funeraria di cera, dissolta.

Eri altrove. Irraggiungibile. Ormai.

 

Ho sorriso. Ho sempre sorriso. Ho continuato a sorridere.

Lui non voleva. Non mi vedeva.

Io! Io, vedevo il suo dolore.

 

Ho modellato fiori di carta, ornato il desco.

Fiori, ad intenerire, indugiare sull’amore possibile dei gesti, degli sguardi, sul miracolo delle particelle dell’infinito, finito, nella stanza silenziosa.

I fiori sono senza sangue, senza vene, senza viscere, senza passato, senza futuro.

La stanza risuona di parole che rimbalzano, si schiantano, alle pareti.

I fiori mancano di latte materno, latte e miele o latte e fiele, poco importa; mancano del cordone, mai reciso.

I fiori di carta, omaggio al nulla, crepitano grigi di polvere.

Mani lontane accarezzano, lente, ondulate, danzanti. Come a trattenere e inseguire la marea. Ormai,  stemperato ogni rimpianto.

Domani, di nuovo, fiori di carta; al mio desco.

 

Carmela Panariello Franchini

avvocato

 

il magazzino di idee – haiku – poesie – teatro  carmela panariello franchini  su

http://www.panariellofranchini.it

 

 

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Diritti riservati. Gli scritti sono tutelati ai sensi della LG 633/41 e succ. mod.

Ne è vietata la pubblica recitazione  e/o riproduzione, anche parziale e in qualunque forma, senza preventivo consenso e comunque senza riferirne autrice e  fonte.

 

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dirittosidirittinoPer quanti commentano:

Le informazioni prodotte, se afferenti a attività di giurisdizione, devono essere  riferite con trascrizione conforme e nelle forme prescritte dal codice di materia di protezione dei dati personali, ai sensi dell’art. 52)  del DLGS 196/2003.

In ogni caso, devono essere omesse le generalità ed altri dati identificativi relativi a persona offesa da atti di violenza sessuale (art. 734) bis cp) nonchè dati dai quali può desumersi anche indirettamente l’identità di minori, oppure delle parti nei procedimenti in materia di rapporti di famiglia e di stato delle persone.

Sono applicate le “Linee guida in materia di trattamento di dati personali nella riproduzione di provvedimenti giurisdizionali per finalità di informazione giuridica” del  2 dicembre 2010 come emanate dal Garante per la Protezione dei Dati Personali (Gazzetta Ufficiale n. 2  del 4  gennaio 2011) di cui si riporta il punto 2

2- Diffusione delle sentenze e degli altri provvedimenti giurisdizionali

La diffusione dei provvedimenti giurisdizionali costituisce fonte preziosa per lo studio e l’accrescimento della cultura giuridica e strumento indispensabile di controllo da parte dei cittadini dell’esercizio del potere giurisdizionale.

Il Codice favorisce la più ampia diffusione delle sentenze e degli altri provvedimenti dell’Autorità giudiziaria per i quali sia stato assolto, mediante il deposito nella cancellerie e nelle segreterie giudiziarie, l’onere della pubblicazione previsto dalle disposizioni dei codici di procedura civile e penale.

La conoscenza di tali provvedimenti può, infatti, essere realizzato, in primo luogo, dalla stessa Autorità giudiziaria “anche attraverso il sistema informativo e il sito istituzionale della medesima autorità nella rete Internet” (art. 51, comma 2), osservando alcune cautele previste dallo stesso Codice (art. 52, commi da 1 a 6), volte alla tutela dei diritti e della dignità degli interessati.

Con l’osservanza di tali cautele, è inoltre “ammessa la diffusione in ogni forma del contenuto anche integrale di sentenze e di altri provvedimenti giurisdizionali” (art. 52, comma 7).

 

Ciascuno degli autori e/o commentatori degli interventi è soggettivamente responsabile, civilmente e penalmente,  della veridicità degli assunti e delle dichiarazioni rese.

 

Per contatti:  avv. Carmela Panariello Franchini – cell. 331 83 10 667 – studiolegale@pec.panariellofranchini.it.

 

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Pubblicato in : Primo piano

Info Carmela Panariello Franchini

Carmela Panariello Franchini è avvocato civilista del Foro di Napoli. Lettrice attenta della società e del costume, che tende a decodificare perchè la verità è sempre altrove.

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DIRITTO SI DIRITTI NO

di Carmela Panariello Franchini | 2 Marzo 2014

vicende e silenzi  di Carmela Panariello Franchini

 

 

La donna nella storia è ingombrante per la sua figura e il suo ruolo,   poiché la percezione, a volte conflittuale,   tra corpo spirituale (emotività) , corpo fisico (passionalità) e corpo mistico (procreazione) , è  fonte di troppe combinazioni complesse … 

 

 

 

 

La donna nella storia è ingombrante per la sua figura e il suo ruolo,   poiché la percezione, a volte conflittuale,   tra corpo spirituale (emotività) , corpo fisico (passionalità) e corpo mistico (procreazione) , è  fonte di troppe combinazioni complesse che si tentano di  semplificare o, forse, più gravemente,  banalizzare per riceverne meno problematiche e averne meno disturbo.

La donna,  nelle categorie nelle quali viene catalogata, più o meno inconsciamente rivendica,  soprattutto,  il diritto a pari dignità, pari opportunità con eliminazione di tutte le discriminazioni legate a sesso, religione colore della pelle (discriminazioni  che,  ancora oggi,  sono fonte di emarginazione).

Si possono comunque leggere  della  storia   della donna alcuni passaggi  con evidenza di grandi personalità che hanno  dato impulso  a condizioni sociali  in discussione nella modernità.

Invero fin dal Paleolitico  una divisione di compiti  ha emarginato la donna a ruolo subalterno: il passaggio dalla ortocultura  alla agricoltura intensiva con l’uso della forza animale si ritiene abbia  tolto alle donne  il potere  di controllare e gestire le risorse necessarie alla sopravvivenza della  comunità,  passata da una dieta a base vegetale a quella della selvaggina cacciata dagli uomini.

Ma, già nell’Europa medioevale vennero poste le basi della modernità sociale-psicologica del femminile da Eloisa (nelle lettere ad Abelardo), poi da  Katherina Hetzeldorfer (per il processo che la vide coinvolta,  causa “relazioni femminili”) ovvero da Margherita d’Austria, duchessa di Savoia e reggente dei Paesi Bassi (tre volte sposata e  giunta alla gestione del potere) , e, ancora, da Marguerite Porete (andata al rogo  e partecipe del movimento delle “beghine”, ‘associazione di donne che si dedicavano alla  vita religiosa senza prendere i voti monastici).

Si annota che una visione negazionista e  oltremodo misogena viene da  contributi recenti forniti da  sociologi che trovano  seguiti discutibili e imbarazzanti da parte di uomini che protestano la  loro marginalità rispetto ad un mondo incentrato fortemente  su un  presunto  “potere” femminile.

Invero, secondo Warren Farrell,   la donna riceve protezioni speciali poiché passa dalla potestà patriarcale a quella maritale e, poi,   statale; da questa   ricevendone  privilegi,   poiché il legislatore  diventa un surrogato del guru e poi del  marito.

Qui una nota:  leggendo Farrel,  la donna è più ricca non solo perché  quando la si porta a cena non paga, ma,  anche,  perché, vivendo più a lungo dell’uomo,  eredita ed accresce, in tal modo,  il suo potere economico.

Ah,  gli uomini fanno lavori più duri  – finanche la guerra, morendo per la patria – ancora una volta a beneficio delle donne!

E, poi, bisogna riflettere che le donne uccidono  più degli uomini perché, usando veleni,  non vengono scoperte;  potendo, finanche permettersi una manovalanza sottopagata e criminale per far commettere  omicidi su commissione.

Tutto vero?

 

Carmela Panariello Franchini

avvocato

 

 

 

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In ogni caso, devono essere omesse le generalità ed altri dati identificativi relativi a persona offesa da atti di violenza sessuale (art. 734) bis cp) nonchè dati dai quali può desumersi anche indirettamente l’identità di minori, oppure delle parti nei procedimenti in materia di rapporti di famiglia e di stato delle persone.

Sono applicate le “Linee guida in materia di trattamento di dati personali nella riproduzione di provvedimenti giurisdizionali per finalità di informazione giuridica” del  2 dicembre 2010 come emanate dal Garante per la Protezione dei Dati Personali (Gazzetta Ufficiale n. 2  del 4  gennaio 2011) di cui si riporta il punto 2

2- Diffusione delle sentenze e degli altri provvedimenti giurisdizionali

La diffusione dei provvedimenti giurisdizionali costituisce fonte preziosa per lo studio e l’accrescimento della cultura giuridica e strumento indispensabile di controllo da parte dei cittadini dell’esercizio del potere giurisdizionale.

Il Codice favorisce la più ampia diffusione delle sentenze e degli altri provvedimenti dell’Autorità giudiziaria per i quali sia stato assolto, mediante il deposito nella cancellerie e nelle segreterie giudiziarie, l’onere della pubblicazione previsto dalle disposizioni dei codici di procedura civile e penale.

La conoscenza di tali provvedimenti può, infatti, essere realizzato, in primo luogo, dalla stessa Autorità giudiziaria “anche attraverso il sistema informativo e il sito istituzionale della medesima autorità nella rete Internet” (art. 51, comma 2), osservando alcune cautele previste dallo stesso Codice (art. 52, commi da 1 a 6), volte alla tutela dei diritti e della dignità degli interessati.

Con l’osservanza di tali cautele, è inoltre “ammessa la diffusione in ogni forma del contenuto anche integrale di sentenze e di altri provvedimenti giurisdizionali” (art. 52, comma 7).

 

Ciascuno degli autori e/o commentatori degli interventi è soggettivamente responsabile, civilmente e penalmente,  della veridicità degli assunti e delle dichiarazioni rese.

 

Per contatti:  avv. Carmela Panariello Franchini – cell. 331 83 10 667 – studiolegale@pec.panariellofranchini.it.

 

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Carmela Panariello Franchini è avvocato civilista del Foro di Napoli. Lettrice attenta della società e del costume, che tende a decodificare perchè la verità è sempre altrove.

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DIRITTO SI DIRITTI NO

di Carmela Panariello Franchini | 16 Febbraio 2014

vicende e silenzi  di Carmela Panariello Franchini

 

 

“Accattatavelle!”, diceva Sofia Loren; in uno spot pubblicitario girato anni fa  per una marca di mortadella.

Per le finanze dello stato, la necessità di fare cassa è diventata una urgenza. Si procede  … 

 

 

 

 

“Accattatavelle!”, diceva Sofia Loren; in uno spot pubblicitario girato anni fa  per una marca di mortadella.

Per le finanze dello stato, la necessità di fare cassa è diventata una urgenza. Si procede a dismissioni, svendite e privatizzazioni per contenere un  deficit che si è accumulato per anni. Una nazione, una famiglia, finita  in mano a strozzini nazionali e internazionali,  speculatori e pescecani in odore di sangue.

Un freno, a tutto ciò,  che dovrà essere posto nei programmi del nuovo governo, dai nuovi ministri e dalle nuove compagini di contorno,  esautorandone i guardiani che fanno del burocratismo  il contemporaneo modo di manipolare  la democrazia.

La burocratizzazione della vita civile, e il parassitismo politico sono legati e interdipendenti e rappresentano una vera malattia dei paesi democratici. Secondo Tocqueville:  “possono generare forme impressionanti di distruzione di risorse e di ricchezze , possono portare  all’asservimento di intere popolazioni, possono portare al collasso di grandi aggregazioni politiche e di intere civiltà”

La estrema burocratizzazione che ognuno percepisce nella  vita civile, quasi negli atti quotidiani  della vita  sociale,   va a braccetto con quella paralisi che serve ad  occultare  responsabilità personali o di gruppi di diversa umanità fatta di funzionari manager, lobbisti e burocrati accumunati dal  concetto “ tutti colpevoli, nessun colpevole”, ormai divenuto un mantra.

Il vero cuore pulsante del potere governativo sono le strutture burocratiche – esterne ed interne –  a cui si affidano i politici per competenze tecniche e per relazioni di potere. Sono i burocrati, inamovibili; i veri depositari della stabilità o instabilità;  capaci di ingabbiare, paralizzare, creare ostacoli, far cadere governi o tenerli in carrozzella. ˂i burocrati, in specie la massa dei gradi superiori, costituiscono una classe sociale, con interessi propri, diversi e contrastanti con quelli di altre classi, che essi credono di meglio tutelare attraverso la stabilizzazione delle istituzioni in atto e dei loro rapporti con le forze politiche” (Gallino, Dizionario di Sociologia, Utet, 1978, pag. 82) ˃.

La “patologia burocratica” oggi si è estesa finanche fuori dai settori che le erano statisticamente attribuiti; esportata, come appare evidente, in ogni settore. Gravemente, anche in quello dell’amministrazione della giustizia. Quella dove operano, oramai,  i “lobbisti burocrati” che, esasperando e utilizzando  il formalismo giuridico, producono perdite di valori etici e malagiustizia.

Il burocrate patologico si autocompiace,  ripiegato  sul potere e sul valore degli “atti” e della “carta” e, a dispetto della chiarezza;  si specializza in tortuosità  che necessitano di rimozioni.

Rimozioni che dovrebbero  essere un obiettivo primario per ogni società democratica, per ogni governo.

 

Carmela Panariello Franchini

avvocato

 

 

 

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2- Diffusione delle sentenze e degli altri provvedimenti giurisdizionali

La diffusione dei provvedimenti giurisdizionali costituisce fonte preziosa per lo studio e l’accrescimento della cultura giuridica e strumento indispensabile di controllo da parte dei cittadini dell’esercizio del potere giurisdizionale.

Il Codice favorisce la più ampia diffusione delle sentenze e degli altri provvedimenti dell’Autorità giudiziaria per i quali sia stato assolto, mediante il deposito nella cancellerie e nelle segreterie giudiziarie, l’onere della pubblicazione previsto dalle disposizioni dei codici di procedura civile e penale.

La conoscenza di tali provvedimenti può, infatti, essere realizzato, in primo luogo, dalla stessa Autorità giudiziaria “anche attraverso il sistema informativo e il sito istituzionale della medesima autorità nella rete Internet” (art. 51, comma 2), osservando alcune cautele previste dallo stesso Codice (art. 52, commi da 1 a 6), volte alla tutela dei diritti e della dignità degli interessati.

Con l’osservanza di tali cautele, è inoltre “ammessa la diffusione in ogni forma del contenuto anche integrale di sentenze e di altri provvedimenti giurisdizionali” (art. 52, comma 7).

 

Ciascuno degli autori e/o commentatori degli interventi è soggettivamente responsabile, civilmente e penalmente,  della veridicità degli assunti e delle dichiarazioni rese.

 

Per contatti:  avv. Carmela Panariello Franchini – cell. 331 83 10 667 – studiolegale@pec.panariellofranchini.it.

 

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di Carmela Panariello Franchini | 2 Febbraio 2014

vicende e silenzi  di Carmela Panariello Franchini

 

 

Le donne, la dea della fertilità,  la dea dell’abbondanza  e della natura,  la dea dell’amore  e della sessualità  tanto celebrate  e rappresentate  nell’armonia  della natura nell’arte  ieratica  antica  sono state trasformate ed intese quali  soggetti da umiliare, svilire,   … 

 

 

 

Le donne, la dea della fertilità,  la dea dell’abbondanza  e della natura,  la dea dell’amore  e della sessualità  tanto celebrate  e rappresentate  nell’armonia  della natura nell’arte  ieratica  antica  sono state trasformate ed intese quali  soggetti da umiliare, svilire,  ricattare, sopportare.

Una sorta di  “bandite dell’utero”:  donne, danno e dintorni  nella strumentale indignazione degli uomini e delle stesse donne.

Non è un caso che le quote  rosa  vengano percepite come una diminuzione  e uno sfregio. Un controsenso: le donne  non vogliono contare e contarsi. Donne  acculturate   dichiarano:   “non siamo animali in via di estinzione da salvare come patrimonio dell’umanità, non siamo una specie da  accudire  con modalità paternalistiche.”

Nel mentre le femministe  francesi  si sono ribellate alla cultura  della memoria che celebra soltanto  gli uomini illustri , sepolti nel  Panthéon  denunciando un  anacronismo imbarazzante; un simbolo “monumentale”   della disparità tra i sessi, nella società.

Le femministe francesi si sono dedicate, finanche,  a promuovere  una consultazione  on line alla quale hanno partecipato con entusiasmo  trentamila francesi.  Questa è la forza delle idee,  delle provocazioni, delle iniziative, della curiosità  storica, della inventiva.

Diversamente, in Italia, con interesse palese o subdolo,  si registra una pericolosa visione “biodegradabile”  della figura femminile;  intendendola come un  problema marginale e fastidioso che si può – anzi, è doveroso –   emarginare e ridimensionare:  “biodegradare”, appunto.

Il gesto dell’on.  Dambruoso, che percuote al collo e  spintona la cittadina Lupo, assume valore simbolico del gesto di violenza repressa,  tipicamente maschile.

Ma, anche la signora Dell’Oglio, di contro, si esibisce in affermazioni quali “ meglio le olgettine che le sceme di sinistra che scopano gratis “  per, poi,  aggiungere … “ma è pieno di donne di sinistra che scopano i parrucconi per vedersi pubblicati i libri“.

Si deve, ancora, ascoltare un  Presidente della Corte di assise di Appello, dichiarare  – all’indomani della sentenza di condanna nei confronti della Amanda Knox e Raffaele Sollecito – :  “... se Amanda fosse andata a lavorare, probabilmente l’omicidio non sarebbe mai successo. Non si sarebbe creata questa occasione … “; riconducendo a  noia esistenziale (di una donna) le motivazioni del delitto.

Occorre notare che anche la giornalista signora Palombelli ha manifestato  un  affondo, senza  dubbio  inopportuno,  durante la trasmissione “Quarto Grado” con il  riconnettere la sentenza di condanna  alla bellezza della Knox ;  anche in  confronto , svilente,  con la vittima, definita “bruttina”.

Imbarazzanti – non altrimenti si possono definire –  le registrazioni trasmesse  nel corso del programma  “Chi l’ha visto?”  riferite ad  una giovane  donna scomparsa,  poi ritrovata morta,: “Quella puttana scomparsa … questa è una puttana. E’ una zoccola ed ora non ce ne possiamo fottere perché c’è “Chi l’ha visto?” che se ne occupa.  … Il padre poi rompe sempre i coglioni in caserma …”.

Donne e uomini che, per proprio interesse ed in spregio alla femminilità – alle stesse donne – si mettono  in  fila per vedersi  pubblicati  panphlet  sulla condizione femminile. Una interminabile attesa di finissime/i e raffinatissime/i  intellettuali , di destra e di sinistra, di sotto e di sopra, di   politici  ed  ex politici, di  ex magistrati, di  ex servizi e, perfino,   di condannati pentiti delle proprie furie omicidiarie.

Se le donne italiane non vogliono comprendere  l’urgenza di esserci e di  determinare il sociale e il politico,   di affermare  la propria dignità,   mi trasferisco, idealmente,   in Francia.

 

Carmela Panariello Franchini

avvocato

 

 

 

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dirittosidirittinoPer quanti commentano:

Le informazioni prodotte, se afferenti a attività di giurisdizione, devono essere  riferite con trascrizione conforme e nelle forme prescritte dal codice di materia di protezione dei dati personali, ai sensi dell’art. 52)  del DLGS 196/2003.

In ogni caso, devono essere omesse le generalità ed altri dati identificativi relativi a persona offesa da atti di violenza sessuale (art. 734) bis cp) nonchè dati dai quali può desumersi anche indirettamente l’identità di minori, oppure delle parti nei procedimenti in materia di rapporti di famiglia e di stato delle persone.

Sono applicate le “Linee guida in materia di trattamento di dati personali nella riproduzione di provvedimenti giurisdizionali per finalità di informazione giuridica” del  2 dicembre 2010 come emanate dal Garante per la Protezione dei Dati Personali (Gazzetta Ufficiale n. 2  del 4  gennaio 2011) di cui si riporta il punto 2

2- Diffusione delle sentenze e degli altri provvedimenti giurisdizionali

La diffusione dei provvedimenti giurisdizionali costituisce fonte preziosa per lo studio e l’accrescimento della cultura giuridica e strumento indispensabile di controllo da parte dei cittadini dell’esercizio del potere giurisdizionale.

Il Codice favorisce la più ampia diffusione delle sentenze e degli altri provvedimenti dell’Autorità giudiziaria per i quali sia stato assolto, mediante il deposito nella cancellerie e nelle segreterie giudiziarie, l’onere della pubblicazione previsto dalle disposizioni dei codici di procedura civile e penale.

La conoscenza di tali provvedimenti può, infatti, essere realizzato, in primo luogo, dalla stessa Autorità giudiziaria “anche attraverso il sistema informativo e il sito istituzionale della medesima autorità nella rete Internet” (art. 51, comma 2), osservando alcune cautele previste dallo stesso Codice (art. 52, commi da 1 a 6), volte alla tutela dei diritti e della dignità degli interessati.

Con l’osservanza di tali cautele, è inoltre “ammessa la diffusione in ogni forma del contenuto anche integrale di sentenze e di altri provvedimenti giurisdizionali” (art. 52, comma 7).

 

Ciascuno degli autori e/o commentatori degli interventi è soggettivamente responsabile, civilmente e penalmente,  della veridicità degli assunti e delle dichiarazioni rese.

 

Per contatti:  avv. Carmela Panariello Franchini – cell. 331 83 10 667 – studiolegale@pec.panariellofranchini.it.

 

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Carmela Panariello Franchini è avvocato civilista del Foro di Napoli. Lettrice attenta della società e del costume, che tende a decodificare perchè la verità è sempre altrove.

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DIRITTO SI DIRITTI NO

di Carmela Panariello Franchini | 19 Gennaio 2014

vicende e silenzi  di Carmela Panariello Franchini

 

 

La grande bellezza o la grande lentezza? L’VIII congresso dell’OUA (Organismo Unitario dell’Avvocatura)  – che si è tenuto nella straordinaria cornice di Castel Capuano – ha mostrato, come nel  film di Sorrentino,  decadenza e opulenza,  mistificazioni e  contraddizioni; … 

 

 

La grande bellezza o la grande lentezza?

L’VIII congresso dell’OUA (Organismo Unitario dell’Avvocatura)  – che si è tenuto nella straordinaria cornice di Castel Capuano – ha mostrato, come nel  film di Sorrentino,  decadenza e opulenza,  mistificazioni e  contraddizioni;  una scolorita visione della realtà tra autocelebrazione ed estetica, tra  autoreferenzialità e   drammaticità  della realtà dell’Avvocatura “operaia”.

Avvocatura “operaia”  che si trova a vivere una violenta  esclusione sociale studiata e perseguita con  lucidità e  scientificità inquietante dai “ padroni che dettano le regole”.

La critica non ha toccato, l’attività degli avvocati lobbisti. Quegli avvocati “massimalisti” che annoverano,  come clientela,  banche, assicurazioni,  enti economici,  lobbies di varia configurazione e   provenienza  e che ne rappresentano –nella  decadenza di valori etici – gli interessi;   fruendo della lungaggine, della inefficienza, della farraginosità  dei bizantinismi del sistema giustizia. Avvocati che  operano con le “spalle coperte”  dalla immensa capacità economica pervasiva e persuasiva dei loro potenti clienti;  a discapito di cittadini assistiti  dagli Avvocati “operai, forti solo di  coraggio.

Sembra quindi accentuarsi e scatenarsi, come dire, una “lotta di classe” all’interno dell’Avvocatura tra abbienti, con rendite di posizione professionale, ed “operai”,   il cui lavoro professionale è dedicato ai singoli cittadini ai quali è stato sottratto, con l’aumento delle spese processuali, quel minimo di diritti dei  quali si nutre la democrazia.

Classi dell’Avvocatura che non sanciscono diversità di sapere, di impegno, di garanzia nella  quotidianità della difesa,   nei  tanti giorni di attività giudiziaria.

Credo che la incipiente “lotta di classe” riguarderà la disciplina e la deontologia; riguarderà, ancor più,  l’obbligo di verità, molte volte disatteso,  che investe  lo  stesso presupposto di ordine pubblico processuale,  esaminato alla luce dei tanti episodi di corruzione che la cronaca giudiziaria ci racconta   costantemente.

Si può temere, che la corruzione – che ormai travolge ogni aspetto della vita quotidiana –  si riversi ancor più sui  cittadini;  utenti incolpevoli,  pagatori sanguinanti  della malagiustizia, della malapolitica, della malasanità e della malavita – intesa come disagio esistenziale ed  emarginazione sociale -.

L’Avvocatura deve prepararsi – con dedizione e nonostante tutto – a combattere le arguzie strumentali e le raffinatezze  bizantine; con abnegazione,  trasparenza ed equidistanza; senza sconti.

La  Magistratura, nel contempo,  dovrebbe, forse,  fare una sana autocritica delle sue proprie inefficienze; atteso che nelle patrie galere languono esseri umani in attesa di giudizio, che vi è un contenzioso arretrato spaventoso in quasi tutti i settori del civile (in quello contabile si contano “pensioni di guerra” ancora in corso).

Si può ritenere opportuno che si modifichi  il metodo di autoreferenzialità della Magistratura;  ritornando a commissioni che valutino l’attività e il merito del singolo Magistrato? ( non è concepibile che per un ritardo di 2246 giorni, pari a sei anni, per il deposito di una sentenza  sia stata comminata una “perdita di anzianità di 25 giorni”).

Mi dissocio, come molti altri Avvocati,  dalle dichiarazioni di contestazione preannunciate: ovvero, l’astensione dalle udienze.

È, a mio avviso,  una misura inefficace, ibrida, inutile che favorisce il  burocratismo che si vuole combattere.

Si ottengono solo lunghi  rinvii  dei  procedimenti, con danno ai cittadini, parti processuali,. Quegli stessi cittadini che l’Avvocatura afferma di voler tutelare.

Occorre coerenza.

 

Carmela Panariello Franchini

avvocato

 

 

 

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In ogni caso, devono essere omesse le generalità ed altri dati identificativi relativi a persona offesa da atti di violenza sessuale (art. 734) bis cp) nonchè dati dai quali può desumersi anche indirettamente l’identità di minori, oppure delle parti nei procedimenti in materia di rapporti di famiglia e di stato delle persone.

Sono applicate le “Linee guida in materia di trattamento di dati personali nella riproduzione di provvedimenti giurisdizionali per finalità di informazione giuridica” del  2 dicembre 2010 come emanate dal Garante per la Protezione dei Dati Personali (Gazzetta Ufficiale n. 2  del 4  gennaio 2011) di cui si riporta il punto 2

2- Diffusione delle sentenze e degli altri provvedimenti giurisdizionali

La diffusione dei provvedimenti giurisdizionali costituisce fonte preziosa per lo studio e l’accrescimento della cultura giuridica e strumento indispensabile di controllo da parte dei cittadini dell’esercizio del potere giurisdizionale.

Il Codice favorisce la più ampia diffusione delle sentenze e degli altri provvedimenti dell’Autorità giudiziaria per i quali sia stato assolto, mediante il deposito nella cancellerie e nelle segreterie giudiziarie, l’onere della pubblicazione previsto dalle disposizioni dei codici di procedura civile e penale.

La conoscenza di tali provvedimenti può, infatti, essere realizzato, in primo luogo, dalla stessa Autorità giudiziaria “anche attraverso il sistema informativo e il sito istituzionale della medesima autorità nella rete Internet” (art. 51, comma 2), osservando alcune cautele previste dallo stesso Codice (art. 52, commi da 1 a 6), volte alla tutela dei diritti e della dignità degli interessati.

Con l’osservanza di tali cautele, è inoltre “ammessa la diffusione in ogni forma del contenuto anche integrale di sentenze e di altri provvedimenti giurisdizionali” (art. 52, comma 7).

 

Ciascuno degli autori e/o commentatori degli interventi è soggettivamente responsabile, civilmente e penalmente,  della veridicità degli assunti e delle dichiarazioni rese.

 

Per contatti:  avv. Carmela Panariello Franchini – cell. 331 83 10 667 – studiolegale@pec.panariellofranchini.it.

 

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Commenti

  1. giovanna la cava

    20 Gennaio 2014 alle 10:35

    UNA SOCIETà MALATA… se la giustizia non si prende cura dei più deboli, ed invece dimostra di essere al servizio dei più potenti.. che possono permettersi qualunque tipo di spesa.. non ha motivo di esistere.. si chiama giustizia proprio perchè ha un dovere morale ed etico nei confronti dei più deboli e dei più poveri…

    Rispondi

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DIRITTO SI DIRITTI NO

di Carmela Panariello Franchini | 6 Gennaio 2014

vicende e silenzi  di Carmela Panariello Franchini

 

 

Non restate, perciò, donne ingegnose, / di por la barca di virtude al scoglio: / lasciate l’ago, fatevi bramose / sovente in operar la penna e il foglio, / chè non men vi farete gloriose / di questi tai di cui molto mi doglio. / O state …

 

 

 

“Non restate, perciò, donne ingegnose, / di por la barca di virtude al scoglio: / lasciate l’ago, fatevi bramose / sovente in operar la penna e il foglio, / chè non men vi farete gloriose / di questi tai di cui molto mi doglio. / O state dunque attente in la lettura, / con somma diligenza e lunga cura.”.

Così  scriveva la poetessa Laura Bacio Terracina, nobildonna napoletana che non trascurava  di esortare le donne di “farsi bramose “ di letture; emancipandosi da ago e filo.

Non è l’unico esempio di poesia che si veste di denuncia sociale; le donne poetesse sia da posizione di privilegio sociale,  che da cortigiane o da mistiche hanno voluto e potuto additare e smascherare ipocrisie e vere  ingiustizie sociali.

La mistica Teresa D’Avila, con versi complessi e profondi,   affermò  la sua  concezione candida, ma rigorosa,  della fede e del  suo concetto di povertà arrivando a fondare   trentadue monasteri. Si rese invisa, per la sua intransigenza e austerità,  alle autorità ecclesiastiche fino al punto di essere denunciata più volte all’Inquisizione.

Che dire, poi,  della brutale prevaricazione di potere familiare esercitato da padre e fratelli di Isabella di Morra che ha lasciato versi di straordinaria intensità;  Benedetto Croce ne annovererà   i versi  nella poesia immortale.

La cortigiana Veronica Franco, dotata oltre che di bellezza, di  ingegno e cultura,  fornì – fornisce , ancor oggi –  un maliziosa  spaccato della posizione della donna nella società e nel privato:  “ E così noi, che siam di voi più sagge, / per non contender vi portiamo in spalla, / com’anco chi ha piè porta chi cagge. “. 

La donna nella poesia mostra  il coraggio di raccontare il suo destino e, insieme,  il coraggio di trasgredire a quest’ordine delle cose: “ So bene che le donne non dovrebbero scrivere; ciononostante,  io scrivo.”. La affermazione è di Marceline Desbordes Valmore,   poliedrica  cantora che si conquisterà, più tardi,la stima di Paul  Verlaine.

Le donne  anticonformiste  e il loro coraggio nella poesia di Elizabeth Barrett Browning, poetessa inglese che celebrò  l’amore  “ In quanti modi t’amo? Lascia che conti “ e,   nel contempo,  denunciò  la vergogna dello  sfruttamento minorile nell’opera “ lamento dei bambini”  ed esaltò i valori della libertà,   in una Italia oppressa dalla dominazione straniera,  ne “ I sonetti dal Portoghese ”.

La  poesia di denuncia parla nel mondo e per il mondo.

Per bocca di donne,  ieri come oggi,  come Joumama  Haddad: “Hanno costruito per me una gabbia affinché la mia libertà fosse una loro concessione / E ringraziassi e obbedissi / Ma io sono libera prima e dopo di loro, con e senza di loro / Sono libera nella vittoria e nella sconfitta / La mia prigione è la mia volontà! / La chiave della prigione è la loro lingua / Tuttavia la loro lingua si avvinghia intorno alle dita del mio desiderio / E al mio desiderio non impartiscono ordini.”.

Le poetesse contemporanee parlano di anima e di isolamento, di luoghi e di miserie, di speranze e di dominazioni; usando  un efficace fondamentalismo civile per raccontare di omicidi dell’anima;

Gli ultimi fatti di cronaca – che hanno visto l’ennesima vittima di stupro in India, una donna quasi bambina, violentata e bruciata viva –  mi fa chiudere con le parole che usa  Marge Piercy per gli stupri di Missoula, rimasti impuniti: ” Non c’è differenza tra l’ essere stuprata / e scaraventata giù da una rampa di scale / tranne che le ferite sanguinano anche dentro. / Non c’è differenza tra l’ essere stuprata / ed essere investita da un camion / tranne che dopo gli uomini ti chiedono se ti è piaciuto. / Non c’è differenza tra l’ essere stuprata / e perdere una mano in una falciatrice / se non che i dottori non vogliono essere coinvolti, / la polizia sfoggia un ghigno d’ intesa / e nei piccoli centri diventi una puttana patentata. / Non c’è differenza tra l’ essere stuprata / ed essere morsa da un serpente a sonagli / se non che la gente domanda se la tua gonna era corta / e perché tu comunque eri fuori. /  Non c’é differenza tra l’ essere stuprata / e andare a sbattere dritta contro il parabrezza / tranne il fatto che dopo tu non hai paura delle auto / ma di metà del genere umano. / La paura dello stupro è un vento freddo che soffia ininterrotto / sulla schiena incurvata di una donna. / Mai girare da sola in una strada sabbiosa /in mezzo a una pineta; / mai salire su un sentiero che attraversa una montagna brulla / senza quell’ alluminio nella bocca / vedendo un uomo arrampicarsi vicino. / Mai aprire la porta a chi bussa / senza un rasoio che escoria appena la gola. / La paura del lato in ombra delle siepi,  / del sedile posteriore dell’ auto, / della casa vuota che fa tintinnare le chiavi come un avvertimento di serpente. / La paura dell’ uomo che sorride / con un coltello nella tasca. / La paura dell’ uomo contegnoso / nel cui pugno c’è astio sottochiave. “

 

Carmela Panariello Franchini

avvocato

 

 

 

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DIRITTO SI DIRITTO NOdirittiPer quanti commentano:

Le informazioni prodotte, se afferenti a attività di giurisdizione, devono essere  riferite con trascrizione conforme e nelle forme prescritte dal codice di materia di protezione dei dati personali, ai sensi dell’art. 52)  del DLGS 196/2003.

In ogni caso, devono essere omesse le generalità ed altri dati identificativi relativi a persona offesa da atti di violenza sessuale (art. 734) bis cp) nonchè dati dai quali può desumersi anche indirettamente l’identità di minori, oppure delle parti nei procedimenti in materia di rapporti di famiglia e di stato delle persone.

Sono applicate le “Linee guida in materia di trattamento di dati personali nella riproduzione di provvedimenti giurisdizionali per finalità di informazione giuridica” del  2 dicembre 2010 come emanate dal Garante per la Protezione dei Dati Personali (Gazzetta Ufficiale n. 2  del 4  gennaio 2011) di cui si riporta il punto 2

2- Diffusione delle sentenze e degli altri provvedimenti giurisdizionali

La diffusione dei provvedimenti giurisdizionali costituisce fonte preziosa per lo studio e l’accrescimento della cultura giuridica e strumento indispensabile di controllo da parte dei cittadini dell’esercizio del potere giurisdizionale.

Il Codice favorisce la più ampia diffusione delle sentenze e degli altri provvedimenti dell’Autorità giudiziaria per i quali sia stato assolto, mediante il deposito nella cancellerie e nelle segreterie giudiziarie, l’onere della pubblicazione previsto dalle disposizioni dei codici di procedura civile e penale.

La conoscenza di tali provvedimenti può, infatti, essere realizzato, in primo luogo, dalla stessa Autorità giudiziaria “anche attraverso il sistema informativo e il sito istituzionale della medesima autorità nella rete Internet” (art. 51, comma 2), osservando alcune cautele previste dallo stesso Codice (art. 52, commi da 1 a 6), volte alla tutela dei diritti e della dignità degli interessati.

Con l’osservanza di tali cautele, è inoltre “ammessa la diffusione in ogni forma del contenuto anche integrale di sentenze e di altri provvedimenti giurisdizionali” (art. 52, comma 7).

 

Ciascuno degli autori e/o commentatori degli interventi è soggettivamente responsabile, civilmente e penalmente,  della veridicità degli assunti e delle dichiarazioni rese.

 

Per contatti:  avv. Carmela Panariello Franchini – cell. 331 83 10 667 – studiolegale@pec.panariellofranchini.it.

 

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Carmela Panariello Franchini è avvocato civilista del Foro di Napoli. Lettrice attenta della società e del costume, che tende a decodificare perchè la verità è sempre altrove.

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di Carmela Panariello Franchini | 23 Dicembre 2013

vicende e silenzi  di Carmela Panariello Franchini

 

 

“nello svolgimento delle loro funzioni, magistrati ed avvocati sono chiamati entrambi a combattere la battaglia del diritto, nel dominio del suo contenuto di giustizia e nel rispetto delle norme e delle forme poste a tutela dei cittadini …

 

 

 

“nello svolgimento delle loro funzioni, magistrati ed avvocati sono chiamati entrambi a combattere la battaglia del diritto, nel dominio del suo contenuto di giustizia e nel rispetto delle norme e delle forme poste a tutela dei cittadini e delle umane personalità“.

Queste parole venivano pronunciate da Enrico Pessina all’’inaugurazione della Biblioteca di Castel Capuano,nel  1896.

Prima c’era stato Don Pedro di Toledo che, proprio a Castel Capuano,  aveva creato la sede dell’amministrazione Giudiziaria con l’allestimento del Sacro Regio Consiglio,della Regia Camera della Sommaria, della  Gran Corte della Vicaria, con annessi  sotterranei che furono adibiti a prigioni.

Nel XVI secolo, durante il  viceregno di Don Pedro,  si edificò quella fortezza  di uomini, composta da avvocati e magistrati chiamati ad amministrare la Giustizia con logiche che avrebbero condizionato – e forse imbarbarito per sempre – il tessuto sociale del meridione accumulando e centralizzando  interessi con l’ “  accentrare la res publica in mano ai togati,”, quindi,   con   “esclusione del ceto medio e produttivo a favore di una classe sociale  che si arricchiva in modo parassitario di cause provenienti da ogni parte del regno.”

Avvocati e magistrati, appartenevano al medesimo ordine, i “forensi”,  la cui fortuna derivava in particolare dalla “imperfezione delle leggi”; come sostenne il Galanti.

Nel celeberrimo “Testamento forense” il Galanti,  assumeva, acutamente,  la necessità di procedere a riforme urgenti  nella struttura dello Stato;  riforme che dovevano prevedere, necessariamente, la vibrata condanna per gli arbitrii feudali e la proclamazione definitiva della perfetta  uguaglianza dei cittadini – e di ogni ceto sociale-   dinanzi alla legge.

Nonostante l’apporto di figure eccelse dell’Avvocatura e della Magistratura – che nel tempo hanno lasciato testimonianze di  vite poderose spese per la Giustizia – tutto appare, ancora oggi, maggiormente oggi, paralizzato in logiche antiche.

Il coronamento del sogno d’amore “dinanzi alla legge”  (metafora da “El amor en los tiempos del cólera”)  diventa  irraggiungibile per la Giustizia, al tempo della crisi.

I nuovi “forensi” sono quelli che si infiltrano -o vengono infiltrati- nelle istituzioni; per non cambiare, per mantenere, per   accentrare e difendere  interessi di lobbies  da un agire diverso.

I nuovi “forensi”  sono quelli che stanno a presidiare norme sulla prescrizione; quelli che garantiscono leggi personali; quelli che agiscono perché le leggi vengano disattese, ignorate o “impupazzate”.

I nuovi “forensi” sono gli operatori del diritto che vengono invocati un compiere un lavoro pulito e scientifico, nel rispetto della interpretazione delle leggi, ma , diverso, molto diverso,  dalla  applicazione nei tempi umani tollerati delle persone.

La tutela della Giustizia è campo di battaglia dove i contendenti provengono da due domini diversi: da un lato i politici, da un lato i magistrati e gli avvocati.

La Giustizia ai tempi della crisi subisce  il sovrapporsi confuso dei due domini e rimane senza presidio.

 

Carmela Panariello Franchini

avvocato

 

 

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Sono applicate le “Linee guida in materia di trattamento di dati personali nella riproduzione di provvedimenti giurisdizionali per finalità di informazione giuridica” del  2 dicembre 2010 come emanate dal Garante per la Protezione dei Dati Personali (Gazzetta Ufficiale n. 2  del 4  gennaio 2011) di cui si riporta il punto 2

2- Diffusione delle sentenze e degli altri provvedimenti giurisdizionali

La diffusione dei provvedimenti giurisdizionali costituisce fonte preziosa per lo studio e l’accrescimento della cultura giuridica e strumento indispensabile di controllo da parte dei cittadini dell’esercizio del potere giurisdizionale.

Il Codice favorisce la più ampia diffusione delle sentenze e degli altri provvedimenti dell’Autorità giudiziaria per i quali sia stato assolto, mediante il deposito nella cancellerie e nelle segreterie giudiziarie, l’onere della pubblicazione previsto dalle disposizioni dei codici di procedura civile e penale.

La conoscenza di tali provvedimenti può, infatti, essere realizzato, in primo luogo, dalla stessa Autorità giudiziaria “anche attraverso il sistema informativo e il sito istituzionale della medesima autorità nella rete Internet” (art. 51, comma 2), osservando alcune cautele previste dallo stesso Codice (art. 52, commi da 1 a 6), volte alla tutela dei diritti e della dignità degli interessati.

Con l’osservanza di tali cautele, è inoltre “ammessa la diffusione in ogni forma del contenuto anche integrale di sentenze e di altri provvedimenti giurisdizionali” (art. 52, comma 7).

 

Ciascuno degli autori e/o commentatori degli interventi è soggettivamente responsabile, civilmente e penalmente,  della veridicità degli assunti e delle dichiarazioni rese.

 

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di Carmela Panariello Franchini | 9 Dicembre 2013

vicende e silenzi  di Carmela Panariello Franchini

 

 

La società  è diventata, quasi,  un vegetale che si nutre artificialmente  di regole.

Accrescendo un  sistema di leggi che, di fatto, è diventato –diventa-   un sistema legalistico e paralizzante che  toglie iniziative e facoltà; che toglie la tensione ad  un mondo …

 

 

 

La società  è diventata, quasi,  un vegetale che si nutre artificialmente  di regole.

Accrescendo un  sistema di leggi che, di fatto, è diventato –diventa-   un sistema legalistico e paralizzante che  toglie iniziative e facoltà; che toglie la tensione ad  un mondo  al quale partecipare attivamente con la spiritualità che compete all’uomo.

Le regole servono per sconfiggere le ragioni.

Pretendendo una patente di verità – sacramentata in un limbo di tempo finito – per rimuovere ostacoli e per mantenere una visione  della organizzazione sociale subordinata  a finalità strumentali  che, attraverso la manipolazione del diritto “naturale”,  si allontana dai diritti.

Questo è tanto più vero per la diffusa corruzione di idee, di sentimenti, di moralità e, perfino, di legittimità

Si porta a restringere, contrarre e ritrattare,  annullandoli,   anche diritti già acquisiti al patrimonio comune in una stupefacente  palinodia di Stato

Si avverte il progetto di un tentativo di “appiattimento verso il basso”. Con un processo di categorizzazione laddove se non si è  “negli elenchi  delle arti”, “negli elenchi dei mercati”, negli elenchi della politica” si è nella  impossibilità di esercitare – e vedere riconosciuta –   l’intera gamma delle proprie potenzialità.

La società delle regole  nega l’esistenza della straordinarietà individuale; che esce dal coro  di un gregge pilotato e strumentalizzato.

La società si manifesta con  elenchi di norme e di titoli  funzionali alla  dimostrazione di una realtà democratica che, viceversa, per quegli “elenchi”,  non  esiste. Una società che  sotterraneamente zittisce il dissenso e  isola  i “diversi”.

La società  normata non è tesa a individuare le libertà di pensiero.

Non può ;immaginare diritti umani in divenire.

I proponenti di pensieri “liberi”   devono attraversare  lotte e sofferenze.

Il mondo si accorge degli “eroi” soltanto “dopo”. A volte,  la morte serve per le sole  celebrazioni; orfane del  pensiero vivo,  lasciato in eredità.

Una società che “aspira” ad appiattirsi sulle necessità primarie e sulla sopravvivenza,  delegittima costantemente la propria funzione.

Appiattendosi,  sapientemente pilota la corruzione; oggi, perfino,  oscenamente  esibita.

Il tutto  per introdurre regole che allontanino dal concetto di felicità. Principio non previsto nella nostra Costituzione;  dove, però,  non è esclusa l’infelicità.

I legalisti -gli intransigenti oltre ogni ragione, i falsi profeti della morale- all’opera da tempo,  sanno che  una società,  basata alla lettera sulla legge,  non permette di raggiungere traguardi elevati e non riesce a sfruttare l’intera gamma delle potenzialità  umane,  del pensiero che vive e  si evolve, delle visioni che si dilatano nelle  possibilità di esservi  e che si colora e contamina culturalmente  di altri diritti umani  possibili.

Intanto,  educano alla paura del disastro, dell’ignoto,  del baratro.

Pontificano e ciarlano, ingannando, : “ … sì, siamo delegittimati … sì hai ragione.  ti abbiamo tolto il sorriso e il futuro …  ti  derubiamo e ti tagliamo  i diritti … e perfino l’esercizio di quelli che ti avevamo garantito … sì, ti togliamo i viveri e ti trasformiamo in un esercito di straccioni urlanti, desiderosi di desiderare all’infinito la felicità …   ma senza di noi sarebbe il caos … non ti puoi liberare di noi … sei  in una morsa  letale! …”. Un incubo!

 

Rifletto …  scriveva Leopardi nello Zibaldone: “Solo quando la corruzione degli uomini appare definitiva, si avverte il bisogno di essere stretti da leggi, patti, obbligazioni che dovrebbero correggere quella corruzione”.

I legalisti hanno scuse per giustificare la propria corruzione.

 

Carmela Panariello Franchini

avvocato

 

 

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DIRITTO SI DIRITTO NOPer quanti commentano:

Le informazioni prodotte, se afferenti a attività di giurisdizione, devono essere  riferite con trascrizione conforme e nelle forme prescritte dal codice di materia di protezione dei dati personali, ai sensi dell’art. 52)  del DLGS 196/2003.

In ogni caso, devono essere omesse le generalità ed altri dati identificativi relativi a persona offesa da atti di violenza sessuale (art. 734) bis cp) nonchè dati dai quali può desumersi anche indirettamente l’identità di minori, oppure delle parti nei procedimenti in materia di rapporti di famiglia e di stato delle persone.

Sono applicate le “Linee guida in materia di trattamento di dati personali nella riproduzione di provvedimenti giurisdizionali per finalità di informazione giuridica” del  2 dicembre 2010 come emanate dal Garante per la Protezione dei Dati Personali (Gazzetta Ufficiale n. 2  del 4  gennaio 2011) di cui si riporta il punto 2

2- Diffusione delle sentenze e degli altri provvedimenti giurisdizionali

La diffusione dei provvedimenti giurisdizionali costituisce fonte preziosa per lo studio e l’accrescimento della cultura giuridica e strumento indispensabile di controllo da parte dei cittadini dell’esercizio del potere giurisdizionale.

Il Codice favorisce la più ampia diffusione delle sentenze e degli altri provvedimenti dell’Autorità giudiziaria per i quali sia stato assolto, mediante il deposito nella cancellerie e nelle segreterie giudiziarie, l’onere della pubblicazione previsto dalle disposizioni dei codici di procedura civile e penale.

La conoscenza di tali provvedimenti può, infatti, essere realizzato, in primo luogo, dalla stessa Autorità giudiziaria “anche attraverso il sistema informativo e il sito istituzionale della medesima autorità nella rete Internet” (art. 51, comma 2), osservando alcune cautele previste dallo stesso Codice (art. 52, commi da 1 a 6), volte alla tutela dei diritti e della dignità degli interessati.

Con l’osservanza di tali cautele, è inoltre “ammessa la diffusione in ogni forma del contenuto anche integrale di sentenze e di altri provvedimenti giurisdizionali” (art. 52, comma 7).

 

Ciascuno degli autori e/o commentatori degli interventi è soggettivamente responsabile, civilmente e penalmente,  della veridicità degli assunti e delle dichiarazioni rese.

 

Per contatti:  avv. Carmela Panariello Franchini – cell. 331 83 10 667 – studiolegale@pec.panariellofranchini.it.

 

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Carmela Panariello Franchini è avvocato civilista del Foro di Napoli. Lettrice attenta della società e del costume, che tende a decodificare perchè la verità è sempre altrove.

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DIRITTO SI DIRITTI NO

di Carmela Panariello Franchini | 25 Novembre 2013

vicende e silenzi  di Carmela Panariello Franchini

 

 

Il potere, morale e culturale, di determinare – in ogni ambito: sociale , politico, familiare – dovrebbe prendere  misura esclusiva  dalla dimensione dell’uomo, che possiede insita  la cifra dell’interesse ad operare.

Questo …

 

 

 

Il potere, morale e culturale, di determinare – in ogni ambito: sociale , politico, familiare – dovrebbe prendere  misura esclusiva  dalla dimensione dell’uomo, che possiede insita  la cifra dell’interesse ad operare.

Questo potere è la legittimazione ad agire; dunque, esercitare un determinato ruolo. Con l’autorevolezza  che proviene dai  valori individuali come bagaglio riconosciuto e riconoscibile nel tempo.

La perdita della autorevolezza determina la delegittimazione;   ovvero,  la perdita delle prerogative e delle funzioni del ruolo.

Se la delegittimazione può avvenire per cause imputabili a colui che la subisce, il più delle volte è funzionale a  esaltare singolari interessi in contrapposizione a quelli del delegittimando o delegittimato.

Si pensi ad un conflitto tra coniugi laddove l’uno delegittima l’altro sia nelle decisioni affettive dei figli o nelle cause di separazione conflittuali. Così tra politici , o artisti e via di seguito .

Manifestandosi due categorie di interessi : uno morale, l’atro particolare e/o economico.

Il termine è entrato prepotentemente nel lessico comune poiché la delegittimazione, vera o presunta,  è diventata una teorizzazione  per marcare contrapposizioni  all’avversario da isolare ed esporre alla pubblica piazza.

Così  il  “potere di”  si attua nella formula “potere a danno di”.

Venticelli e sussurri di calunnie, manipolazioni della verità dei fatti, interpretazioni di comodo, spergiuri sono alcuni dei mezzi per raggiungere lo scopo di delegittimare l’avversario; renderlo incredibile, privarlo di autorevolezza., quindi di consenso.

La perdita di legittimazione morale – riferita all’ambito politico –  comporta decisamente l’esclusione .

I regimi totalitari hanno attinto a questa metodologia;  usando forme di svalutazione personale, sociale e di gruppi o etnie fino al punto di ingenerare  conseguenze  inarrestabili quali conflitti, massacri e  stermini .

In un breve escursus di riferimenti basterà riportarsi alla “scomunica” (con la connessa – e più rilevante- perdita di interessi secolari), o alla inquisizione, o all’ostracismo e,  finanche,  alle caterinarie  di ciceroniana memoria.

Alla fine , per demolire un avversario, un “nemico”, finanche un oppositore, basterà delegittimarlo; anche soltanto insinuando.

Carmela Panariello Franchini

avvocato

 

 

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DIRITTO SI DIRITTO NOPer quanti commentano:

Le informazioni prodotte, se afferenti a attività di giurisdizione, devono essere  riferite con trascrizione conforme e nelle forme prescritte dal codice di materia di protezione dei dati personali, ai sensi dell’art. 52)  del DLGS 196/2003.

In ogni caso, devono essere omesse le generalità ed altri dati identificativi relativi a persona offesa da atti di violenza sessuale (art. 734) bis cp) nonchè dati dai quali può desumersi anche indirettamente l’identità di minori, oppure delle parti nei procedimenti in materia di rapporti di famiglia e di stato delle persone.

Sono applicate le “Linee guida in materia di trattamento di dati personali nella riproduzione di provvedimenti giurisdizionali per finalità di informazione giuridica” del  2 dicembre 2010 come emanate dal Garante per la Protezione dei Dati Personali (Gazzetta Ufficiale n. 2  del 4  gennaio 2011) di cui si riporta il punto 2

2- Diffusione delle sentenze e degli altri provvedimenti giurisdizionali

La diffusione dei provvedimenti giurisdizionali costituisce fonte preziosa per lo studio e l’accrescimento della cultura giuridica e strumento indispensabile di controllo da parte dei cittadini dell’esercizio del potere giurisdizionale.

Il Codice favorisce la più ampia diffusione delle sentenze e degli altri provvedimenti dell’Autorità giudiziaria per i quali sia stato assolto, mediante il deposito nella cancellerie e nelle segreterie giudiziarie, l’onere della pubblicazione previsto dalle disposizioni dei codici di procedura civile e penale.

La conoscenza di tali provvedimenti può, infatti, essere realizzato, in primo luogo, dalla stessa Autorità giudiziaria “anche attraverso il sistema informativo e il sito istituzionale della medesima autorità nella rete Internet” (art. 51, comma 2), osservando alcune cautele previste dallo stesso Codice (art. 52, commi da 1 a 6), volte alla tutela dei diritti e della dignità degli interessati.

Con l’osservanza di tali cautele, è inoltre “ammessa la diffusione in ogni forma del contenuto anche integrale di sentenze e di altri provvedimenti giurisdizionali” (art. 52, comma 7).

 

Ciascuno degli autori e/o commentatori degli interventi è soggettivamente responsabile, civilmente e penalmente,  della veridicità degli assunti e delle dichiarazioni rese.

 

Per contatti:  avv. Carmela Panariello Franchini – cell. 331 83 10 667 – studiolegale@pec.panariellofranchini.it.

 

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di Carmela Panariello Franchini | 10 Novembre 2013

vicende e silenzi  di Carmela Panariello Franchini

 

 

La filosofia Zen, oltre a un modo di essere mistico,-  dove l’uomo è unità e insieme  interdipendente da ogni altro fenomeno,- professa un’agricoltura sana e rispettosa della naturale  fertilità del suolo.

Di contro …

 

 

La filosofia Zen, oltre a un modo di essere mistico,-  dove l’uomo è unità e insieme  interdipendente da ogni altro fenomeno,- professa un’agricoltura sana e rispettosa della naturale  fertilità del suolo.

Di contro la tecnica di  coltivazione di tradizione europea  si basa sulla prassi  di  sterilizzare il terreno ripulendolo fino ad ottenere una semplificazione biologica del prodotto da coltivare.

Attuando un trattamento  capace di rendere  i terreni ostili  ad ogni altra  forma di vita.

Un sistema per il quale si favorisce  un progressivo  indebolimento delle piante e delle colture  che diventano soggette ad attacchi di malattie e di  parassiti che si combatteranno, poi,  con altri sistemi  chimici,  in un perenne circolo vizioso.

Le tecniche agricole su basano, quindi,  sull’uso indiscriminato di pesticidi che sono causa, diretta e indiretta di malattie metaboliche.

Malattie  che, di conseguenza, gravano in maniera abnorme sulle  spese di assistenza sanitaria.

Qui osservando che,  nelle commissioni ministeriali, la voce autorevole continua ad essere quella  di chimici e non di esperti in  agro ecologia con il risultato evidente di  un incremento  dell’uso di pesticidi; ben il 35% superiore alla media europea.

Un danno sociale che “avallato” dal silenzio  del Ministero della Salute si coniuga con un danno all’ambiente e all’economia del territorio; perdendo  le possibilità di una conversione ad una agricoltura integrata, ecologica  ed ecosostenibile; peraltro  finanziata dalla UE.

In questo ultimo periodo si è consolidato  l’incubo del prodotto agricolo “avvelenato”; dovendosi annotare che le agenzie sul territorio non sempre danno risposte adeguate poiché non sono monitorati, né ufficializzati i siti e  tutte le zone dove la mano dell’uomo ha distrutto  l’ambiente sversando materiali di ogni genere in nome della logica del profitto e del malaffare.

Emergendo il silenzio colpevole di chi sapeva da tempo senza aver avuto il coraggio di parlare e il dovere di  intervenire e l’obbligo morale di apprestare rimedi.

E la comunità, nel contempo,  ha introiettato la paura di ammalarsi.

Nella “terra dei fuochi” lievita  la disperazione per il territorio inquinato ma il fenomeno è nazionale per la presenza di discariche abusive e di discariche non bonificate  pericolosamente vicine alle coltivazioni.

I consumatori   cercano una difesa  informandosi  sulla provenienza dei prodotti e c’è tutto un proliferare di mercatini rionali; nel mentre è sparita sulle  etichette dei supermercati la provenienza locale e/o regionale a favore di un generico e sommesso” provenienza  Italy”.

È oggettivamente poco.

Viene da  pensare che i criminali ambientali sappiano bene dove comprare i prodotti non  inquinati; sapendone la provenienza da terre che non hanno devastato.

Potendo presumersi che abbiano spacci dove approvvigionarsi, anche a costi elevati; determinando – consapevolmente- , a maggior danno, una sperequazione sociale su una diversificata possibilità di  approvvigionamento ai fini nutrizionali.

O, i criminali ambientali  praticano la cultura Zen?  Coltivano, forse,  i loro orti nascondendoli alla collettività, in luoghi segreti, sicuri,  inaccessibili? A  loro beneficio e a beneficio dei loro cari sodali.

È, forse, loro  la filosofia della posternazione? Baciare la terra recitando la preghiera:  “Bacia la terra con i tuoi piedi. Imprimi sulla terra il tuo amore e la tua gioia. La terrà sarà al sicuro se c’è sicurezza in noi”?

Carmela Panariello Franchini

avvocato

 

 

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DIRITTO SI DIRITTO NOPer quanti commentano:

Le informazioni prodotte, se afferenti a attività di giurisdizione, devono essere  riferite con trascrizione conforme e nelle forme prescritte dal codice di materia di protezione dei dati personali, ai sensi dell’art. 52)  del DLGS 196/2003.

In ogni caso, devono essere omesse le generalità ed altri dati identificativi relativi a persona offesa da atti di violenza sessuale (art. 734) bis cp) nonchè dati dai quali può desumersi anche indirettamente l’identità di minori, oppure delle parti nei procedimenti in materia di rapporti di famiglia e di stato delle persone.

Sono applicate le “Linee guida in materia di trattamento di dati personali nella riproduzione di provvedimenti giurisdizionali per finalità di informazione giuridica” del  2 dicembre 2010 come emanate dal Garante per la Protezione dei Dati Personali (Gazzetta Ufficiale n. 2  del 4  gennaio 2011) di cui si riporta il punto 2

2- Diffusione delle sentenze e degli altri provvedimenti giurisdizionali

La diffusione dei provvedimenti giurisdizionali costituisce fonte preziosa per lo studio e l’accrescimento della cultura giuridica e strumento indispensabile di controllo da parte dei cittadini dell’esercizio del potere giurisdizionale.

Il Codice favorisce la più ampia diffusione delle sentenze e degli altri provvedimenti dell’Autorità giudiziaria per i quali sia stato assolto, mediante il deposito nella cancellerie e nelle segreterie giudiziarie, l’onere della pubblicazione previsto dalle disposizioni dei codici di procedura civile e penale.

La conoscenza di tali provvedimenti può, infatti, essere realizzato, in primo luogo, dalla stessa Autorità giudiziaria “anche attraverso il sistema informativo e il sito istituzionale della medesima autorità nella rete Internet” (art. 51, comma 2), osservando alcune cautele previste dallo stesso Codice (art. 52, commi da 1 a 6), volte alla tutela dei diritti e della dignità degli interessati.

Con l’osservanza di tali cautele, è inoltre “ammessa la diffusione in ogni forma del contenuto anche integrale di sentenze e di altri provvedimenti giurisdizionali” (art. 52, comma 7).

 

Ciascuno degli autori e/o commentatori degli interventi è soggettivamente responsabile, civilmente e penalmente,  della veridicità degli assunti e delle dichiarazioni rese.

 

Per contatti:  avv. Carmela Panariello Franchini – cell. 331 83 10 667 – studiolegale@pec.panariellofranchini.it.

 

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Pubblicato in : Primo piano

Info Carmela Panariello Franchini

Carmela Panariello Franchini è avvocato civilista del Foro di Napoli. Lettrice attenta della società e del costume, che tende a decodificare perchè la verità è sempre altrove.

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di Carmela Panariello Franchini | 30 Settembre 2013

vicende e silenzi  di Carmela Panariello Franchini

 

 

Sono al banco di un bar, nonché rinomata pasticceria.

Dividiamo il caffè, uno per due. Una abitudine e insieme una limitazione. È facile diventare caffeinomani.

Il caffè costa 90 centesimi e, come è usuale, la monetina di 10 centesimi  è posata  sul banco, insieme …

 

 

Sono al banco di un bar, nonché rinomata pasticceria.

Dividiamo il caffè, uno per due. Una abitudine e insieme una limitazione. È facile diventare caffeinomani.

Il caffè costa 90 centesimi e, come è usuale, la monetina di 10 centesimi  è posata  sul banco, insieme allo scontrino.

Due i barman. Uno serve al banco. L’altro prepara il caffè,  dopo che ha ricevuto l’ ”ordine di esecuzione”  dal primo che, a sua volta,  ha raccolto l’ordinazione.

Troppa burocrazia anche  intorno ad un caffè.

Qui,  non sempre è la patria del buon caffè. Nonostante le dissertazioni teatrali di De Filippo che parlava della cultura della tostatura necessariamente a “manto di monaco”.

Nel caso, questo particolare non si nota. Ma, questa è un’altra storia che non interessa questa breve cronaca.

Gli esecutori del rituale sono in divisa: sembrano  ufficiali con giacca coreana.

Nel pieno dell’operazione entra un signore che chiede, per cortesia, un bicchiere d’acqua. Il nostro “ufficiale” gli risponde che l’acqua non è gratis. “Si paga!”

Preso alla sprovvista l’avventore, intimidito, sconcertato, umiliato, chiede quanto costa. “Dieci centesimi. Vada alla cassa!”!

Cerco i dieci centesimi ma,  perdo tempo. Avrei voglia di recuperare la moneta di mancia e andare immediatamente alla cassa a pagare. Sarei stata curiosa di leggere sullo scontrino il motivo della erogazione e, anche,   guardare l’espressione del  barman; che, nel frattempo, cercava cenni di approvazione  al suo operato senza trovare consenso.

E il signore si allontana, anzi si dilegua;   dicendo di essere dispiaciuto, ma  di non avere, in quel momento, spiccioli.

Si allontana. Nel caldo torrido di agosto.

Napoli non è il posto del caffè pagato? Ma anche il posto dell’acqua da pagare?

La proverbiale generosità del popolo ha ceduto il posto alla avarizia, al lucro selvaggio, alla prevaricazione di un piccolo potere esercitato con l’occhio alla vittima di turno.

Ci sono poche fontanelle di acqua potabile, chiamate beverini. sparse per la città.

E,  per buona fortuna, pare rientrato il progetto  di applicare gettoniere a pagamento alle fontanelle pubbliche, installando “fontanelli”.

E l’acqua è potabile? Ma chi garantisce?

La materia è regolamentata dal decreto legislativo n. 31 del 2001 (naturalmente entrato in  vigore solo dal 2003 in recepimento della direttiva europea 98/83/CE) che detta i parametri relativi alla qualità dell’acqua  destinata al consumo umano e anche deroghe quinquennali per adeguarvisi.

Ma chi garantisce  tra nitriti, nitrati, arsenico e uranio la qualità delle acque? Che, peraltro, dovrebbero contenere una minima concentrazione di microrganismi e  parassiti, con  tollerabilità secondo i parametri microbiologici, chimici e di radioattività?

Certo non basta la buona volontà  espressa nella ultima delibera che dovrebbe imporre ( il condizionale è d’obbligo),  agli amministratori di condomini  la verifica, a pagamento,  della potabilità delle acque per uso domestico.

Cinque i punti stabiliti dalla delibera del Comune di Napoli. La prima voce sancisce che l’acqua è un “bene comune”, quindi “non assoggettabile a meccanismi di mercato”. Inoltre la gestione del “servizio idrico” deve essere di proprietà pubblica e improntato a “criteri di equità, solidarietà e rispetto degli equilibri ecologici” (per la lettura completa: http://www.fanpage.it/acqua-bene-comune-per-luigi-de-magistris-presentata-la-nuova-delibera-del-comune-di-napoli/#ixzz2gHEuUvs9).

Nel frattempo fioccano sanzioni dall’Europa.

Abbiamo l’acqua alla gola, ancora una volta.

 

Carmela Panariello Franchini

avvocato

 

 

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2- Diffusione delle sentenze e degli altri provvedimenti giurisdizionali

La diffusione dei provvedimenti giurisdizionali costituisce fonte preziosa per lo studio e l’accrescimento della cultura giuridica e strumento indispensabile di controllo da parte dei cittadini dell’esercizio del potere giurisdizionale.

Il Codice favorisce la più ampia diffusione delle sentenze e degli altri provvedimenti dell’Autorità giudiziaria per i quali sia stato assolto, mediante il deposito nella cancellerie e nelle segreterie giudiziarie, l’onere della pubblicazione previsto dalle disposizioni dei codici di procedura civile e penale.

La conoscenza di tali provvedimenti può, infatti, essere realizzato, in primo luogo, dalla stessa Autorità giudiziaria “anche attraverso il sistema informativo e il sito istituzionale della medesima autorità nella rete Internet” (art. 51, comma 2), osservando alcune cautele previste dallo stesso Codice (art. 52, commi da 1 a 6), volte alla tutela dei diritti e della dignità degli interessati.

Con l’osservanza di tali cautele, è inoltre “ammessa la diffusione in ogni forma del contenuto anche integrale di sentenze e di altri provvedimenti giurisdizionali” (art. 52, comma 7).

 

Ciascuno degli autori e/o commentatori degli interventi è soggettivamente responsabile, civilmente e penalmente,  della veridicità degli assunti e delle dichiarazioni rese.

 

Per contatti:  avv. Carmela Panariello Franchini – cell. 331 83 10 667 – studiolegale@pec.panariellofranchini.it.

 

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