
La prima è che la riforma elettorale toscana non si farà più, come era stato solennemente promesso, questo autunno, ma la prossima primavera.
La seconda è che, a detta del governatore, i capigruppo di PD (Marco Ruggeri) e di Italia dei Valori (Marta Gazzarri) sarebbero d’accordo per introdurre le preferenze. Si abbandonerebbe quindi il compromesso toscano su primarie, collegi uninominali, ripartizione dei seggi secondo modalità simili a quelle della legge elettorale provinciale (o, ancora meglio, quelle con cui si sceglievano i senatori toscani).
Come aggiunta beffarda a queste pessime notizie, il governatore Rossi incensa la nuova legge regionale sulla “partecipazione” del pubblico a dibattiti su nuove opere pubbliche…
E’ difficile non provare il timore che l’efficacia di nuove forme di partecipazione, sarà minata, anch’essa, dal rifiuto di consentire una selezione dal basso di eletti che siano espressione del territorio, non di fazioni; di proposte politiche maggioritarie, non di piccole clientele.
Se si tratta di un modo per prendere tempo in attesa che passino le attuali tempeste politiche, economiche e giudiziarie, direi proprio che è il modo sbagliato.
Lancio questo allarme al nostro movimento civico-liberale, ai democratici, ai liberali, ai riformatori di ogni colore.
Spero in una sana reazione di chi ama le primarie, la sovranità popolare, la selezione – nei territori della Toscana – di una nuova generazione di leader.

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