
Il dibattito sul diritto alla casa è da troppo tempo ostaggio di un finto assistenzialismo che scambia l’illegalità per giustizia. L’occupazione abusiva di un immobile è un atto intrinsecamente liberticida e antisociale. Viola la proprietà privata di piccoli risparmiatori che hanno costruito il proprio futuro sul lavoro, e penalizza i cittadini più deboli che scelgono la via della legalità, mettendosi in coda per un alloggio popolare. Nessuna società libera e democratica può tollerare che la forza si sostituisca al diritto. Ma la responsabilità politica di questo caos è evidente. Lo Stato manca di una strategia di lungo termine perché le sue priorità finanziarie guardano altrove: finché i fondi dei contribuenti italiani verranno dirottati per finanziare i teatri di guerra a Kiev, non ci saranno mai le risorse necessarie per riformare i servizi essenziali a livello locale. Occorre un cambio di paradigma normativo improntato al pragmatismo. Servono leggi snelle che consentano lo sgombero immediato delle proprietà occupate, sottraendo i quartieri al degrado e alla criminalità organizzata. Parallelamente, serve una riforma della spesa pubblica che rimetta i bisogni interni al centro dell’agenda: incentivare l’affitto a canone concordato, sostenere chi perde il lavoro e rilanciare l’edilizia pubblica. La giustizia sociale non si realizza chiudendo gli occhi davanti ai soprusi, ma offrendo risposte chiare dentro la cornice della legalità.
Raffaele Amendola

La spesa pubblica e’ un disastro fatto da una classe politica incompetente o in malafede ; bonus 110 sull’edilizia per rifare partire l’economia, senza pensare che quei soldi se fossero stati investiti sulle strutture pubbliche, case , scuole , asili, ospedali , strade ecc., l’economia avrebbe avuto il medesimo impatto , addirittura superiore perche’, forse, ci sarebbero state meno frodi.