Al mercato alimentare all’ingrosso di Torino si sono ribellati i lavoratori delle coop di facchinaggio, quasi tutti precari immigrati stra-sfruttati e spesso poco in regola, e lo hanno bloccato.

A me sembra il caso di rilevare che questo episodio, in cui il sindacato non c’entra niente, vada affiancato agli scioperi improvvisi in Europa dei lavoratori dei Mac Donald e similari, e alle tensioni dei lavoratori di Amazon, che prevedo esploderanno sotto Natale. In sostanza, i precari lavoratori manuali si stanno autorganizzando, mentre , per quel che ne so, ma posso sbagliare, quelli dei call center, gli unici sfiorati dal sindacato, non che la fanno, perchè nella distribuzione la roba va a male, mentre se un call center non risponde per una settimana o due, non succedono grossi guai al padrone, che può sempre dirottare le chiamate altrove nel mondo.
Resta il fatto che una sinistra politica e sindacale deve essere presente nelle modifiche del modo di lavorare e non aspettare le rivolte e, peggio ancora, chiamare la polizia: questo per quel che riguarda il lavoro di massa dove i numeri sono molto cambiati e temo che neanche i dati numerici siano noti a chi fa politica (quanti sono gli operai con contratti regolari e tutela di cassa integrazione, quanti i precari non tutelati ecc.). Per quanto riguarda poi quello che io chiamo l’alto artigianato dei maghetti del software, indispensabili interfaccia dei computer aziendali e ancora di più dei futuri sistemi produttivi con il laser 3 D e l’uso dei droni per le consegne, siamo, temo , all’individualismo più assoluto. E deleterio per i lavoratori

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