Tagliare il debito vale più che tagliare le tasse
Il dolce proclama della riduzione delle tasse arriva a tutti, alimenta facili consensi, ma a un italiano su due proprio non cambierebbe la vita.

Il dolce proclama della riduzione delle tasse arriva a tutti, alimenta facili consensi, ma a un italiano su due proprio non cambierebbe la vita.

I leader sono forti, ma divisivi. La tendenza cominciò con Berlusconi, si sviluppò con Renzi e ora é ai limiti dell’insopportabilitá con Salvini. O con lui o totalmente contro.

In quasi un’ora e mezza di discorso, aulico nella forma ma chiarissimo nelle intenzioni, il intenzioni, il Governatore non solo non cita neppure la flat tax, …

Boccia ha scelto di evitare gli spigoli, ma non gli spunti critici, numerosi tra le righe di una relazione con qualche puntuta denuncia della “bulimia del like”, del “presentismo” e della …

Quello di un parlamentare o di un membro del Governo, non è neppure un lavoro, ma una funzione. Considerarli impiegati dello Stato è veramente fuorviante e anche un po’ umiliante.

Se si vuol bloccare l’IVA, bisogna tagliare la spesa e rinunciare al melodioso refrain dell’abbassamento delle tasse esistenti. Trovare 23 miliardi a debito va bene una volta, ma poi il creditore ti …

Un futuro radioso, ma in soli tre mesi e mezzo sono stati aggiunti 28 miliardi al debito, facendolo salire al 132,8% del Pil. E’ il biglietto da pagare per un selfie tra promesse e “numerini”.

Palliativi per guadagnare tempo, litigare o far finta di litigare per lucrare qualche voto in più da portar via al contrattista “amico”. Aspettare – litingando - il 26 maggio è non capire che la …

Conciliare gli ideali con la prassi di governo distingue i politicanti dai politici con senso dello Stato. Dunque, Zingaretti guardi avanti non indietro.

Stiamo parlando di una platea limitata e di costi elevati per le casse pubbliche. Gli interessati sono al massimo 300 mila all’anno fino al 2021, poi l’esperimento finisce, su un totale di 17,8 …

Si preferisce tenere sotto stress l’elettore, indicando nemici e alimentando rancori. Nell’attuale fase politica di paralisi, tutto è appeso all’esito di fine maggio per le europee. Da mesi, qualunque …

Se si scatena la guerra tra Nord e Sud, tra burocrazie ministeriali e regionali, tra secessionisti nostalgici e patrioti della retorica unitaria, tra virtuosi e spendaccioni, finisce male. …

E’ da settimane che tutti i centri di ricerca abbassano inesorabilmente il sogno dell’1% di crescita. Eravamo arrivati ad abituarci all’idea della metà, ma siamo alla metà della metà. Prossimo …

La questione Tav continua ad essere una mina vangante non risolta, ma è solo la punta di un iceberg, perché sottostante c’è la scelta tra lavoro assistito e lavoro vero. Due modelli di Paese.

Controllare una banca non dispiacerebbe affatto ai neofiti gialloverdi. Il sistema bancario italiano è frammentato, tecnologicamente arretrato, poco competitivo.

L’eclisse del Parlamento, dopo decenni di antipolitica, non emoziona certo le piazze, ma è persino più grave della pericolosità della manovra, che, per evitare l’esercizio provvisorio, non potrà …

Il problema politico è che la disinvoltura finanziaria degli italiani coalizza un blocco che va dall’austerità del Nord alla durezza dei presunti amici dell’Est.

Dal sogno alla realtà, dalle piazze al governo di un Paese del G7, l’utopia è per il momento solo una riga del Bilancio 2019 (e solo 2019), con dettagli ancora tutti da definire, ma molte attese da …

Potrebbe finir male, ma c’è ancora qualche margine, perchè non a tutti conviene nè il fallimento di un grande Paese, nè un conflitto interno che potrebbe essere devastante, il primo nella storia …

Il fatto è che se saltano due numeri decisivi - l’1,5% di crescita e il 2,4% di deficit - tutto cadrà, e avremo assistito a scontri muscolari dentro e fuori Italia solo dannosi.
Un Governo di lotta usa linguaggio, metodi, argomenti di opposizione e così fa dimenticare che fare la “casta” tocca un po’ per uno, in democrazia.

Un romanzo, un libro, un recente convegno segnalano un crescente allarme per un tema che sembrava solo un esercizio elettorale, e che molti cominciano invece a prendere maledettamente sul serio.

In realtà quel 2,4% è un numerone, perché significa un totale di circa 28 miliardi. In proiezione triennale composta siamo a più di 100 miliardi: meglio abbondare, avrebbe detto Totò.

Deve far pensare, il divario che si riscontra tra i sondaggi popolari che continuano a premiare il nuovo potere e le critiche unanimi e sprezzanti di quelle che i populisti, a loro volta sprezzanti, …
