Non far scattare i 23 miliardi di aumento IVA, ma anzi appiattire le tasse, e al tempo stesso evitare tagli alla spesa, facendo arretrare il debito. E’ questo il teorema impossibile affidato al Ministro Tria, costi quel che costa, ma le promesse vanno mantenute.
Purtroppo, costa troppo e non si può andar avanti solo facendo nuovi debiti.
Se si vuol bloccare l’IVA, bisogna tagliare la spesa e rinunciare al melodioso refrain dell’abbassamento delle tasse esistenti. Trovare 23 miliardi a debito va bene una volta, ma poi il creditore ti prende per la gola. Svendere il patrimonio, che potrebbe essere l’altra soluzione, non è cosa seria e credibile, a meno di affondare la Cassa Depositi e Prestiti, cassaforte dei pensionati italiani.
Diventa inevitabile un dibattito sulla patrimoniale, altro che tassa piatta.
Il taglio della spesa, un pò come il recupero dell’evasione fiscale, è un compito immane per qualunque governo, perché colpisci categorie e interessi, ma si diceva che questo era un Governo diverso da tutti gli altri. Sui suoi prevedibili difetti di competenza si poteva sorvolare, proprio perché avrebbe adottato metodi sconosciuti. Una “manovra del popolo” non ha lobby da ascoltare, clientele da difendere. Nasceva una politica trasparente, che non tramava nelle anticamere, faceva tutto in streaming. Per finanziare il reddito di cittadinanza, lo scorso anno di questi tempi, il pacchetto era già confezionato, e valeva per i 5Stelle almeno 70 miliardi. Tutti “sprechi e privilegi” da tagliare, che “quelli di prima” non potevano certo toccare essendo il loro alimento elettorale. Ci ha creduto il 32% degli elettori.
Ebbene, la spesa pubblica sfiorava, quando è arrivato il cambiamento, gli 800 miliardi. Salirà quest’anno di almeno altri 12, l’anno prossimo a 832, nel 2021 supererà quota 848 e l’anno dopo arriverà a 864. I dati sono quelli del Def scritto dal governo oggi in carica. Valori assoluti che vanno comparati con il prodotto, che ha aspettato per mesi un decreto crescita non solo senza crescita ma anche senza decreto. Due anni fa era a oltre +1,7% e oggi galleggia attorno allo 0, e non può essere festeggiato al balcone un aumento dello 0,2% nel primo trimestre (17 volte meno del 2017), grazie ad un andamento della domanda estera sollecitato dai disastri sovranisti della Brexit.
Tagliare 70 miliardi corrisponderebbe a molto meno del 10%, ma che sarà mai? Se si ha coraggio e non ci sono oscuri complotti, si fa. Lo dice il contratto!
Peccato che gran parte di quella spesa è legata a stipendi e spesa sociale, e al massimo si può incidere sui beni intermedi (per capirsi, forniture di cancelleria agli uffici e carta igienica alle scuole, che infatti spesso non l’hanno) e solo per interessi da pagare se ne va il 2,5% del Pil. Se poi ci sono nuovi sussidi e pensionamenti anticipati l’incremento è matematico. L’economista Giavazzi si era esercitato anni fa sui 30 miliardi di incentivi alle imprese e aveva concluso che solo un terzo era aggredibile, ma occorreva tagliare ad esempio alle Ferrovie, con tanti saluti ai pendolari.
Di “spending review” si parla comunque ancora, e sono stati nominati nuovi commissari, ma affidare la partita alla Castelli, quella famosa solo per le gaffe in tv, era un po’ troppo, e la nomina è stata revocata dopo una settimana. Il Def di Salvini e Di Maio prevede una “spending” di 2 miliardi quest’anno, 3 il prossimo e altri 3 nel 2021. Totale 8 e dunque in tre anni la spesa pubblica dovrebbe calare dell’1%, (che sono in gran parte riservati al taglio del trasporto pubblico locale, vedi sopra).
Nel frattempo, sono stati innescate ragioni nuove di spesa per ora definite provvisorie, relative a quota 100 e rdc, ma che sarà difficile negare a chi viene dopo. Spese pesanti che peraltro hanno riguardato piccole minoranze: 300 mila pensionati su 16 milioni, 472 mila poveri sui dichiarati 5 milioni, 200 mila imprese su 4,5 milioni. E ora sono promessi risarcimenti ai truffati delle banche, da pagare non con soldi delle banche, ma dei contribuenti.
Come è accaduto, sembra uno scherzo, nell’ultimo Consiglio dei Ministri, l’ordine del giorno del Paese Italia segnala solo un punto: varie ed eventuali.
Beppe Facchetti

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