Nonostante un assedio critico quasi unanime, il Governo e i due partiti che lo costituiscono continuano ad essere favoriti dai sondaggi, ben oltre la normale durata della classica luna di miele dei nuovi esecutivi.
Viene spontaneo chiedersi se ci sia una relazione tra consolidamento del consenso e un bombardamento mediatico e internazionale francamente impressionante, non planetario solo perché Trump e Putin ricambiano attenzione verso il sovranismo italico, utile alle rispettive strategie geopolitiche.
Chi governa, di norma, ha il vantaggio del potere, ma lo svantaggio di dover fronteggiare sfide quotidiane anche minime, e soprattutto essere politicamente corretto, obbedendo ad un galateo istituzionale che lo penalizza nella società della politica spettacolo, nella quale è più facile l’opposizione.
Ma proprio qui sta il punto. La concentrazione di critiche, a cui risponde colpo su colpo non tanto scendendo nel merito quanto salendo nel tono, offre l’immagine dell’esecutivo come un soggetto più di lotta che di Governo.
Lotta che deve rinunciare alle buone maniere, considerate puro formalismo ipocrita, e che si sostanzia in accuse in ogni direzione, spostando l’attenzione, dal contenuto delle critiche ricevute, alla durezza delle repliche riservate a chi si permette di farlo.
Se l’Europa fa dei richiami, viene subito minacciata di esclusione dai contributi italiani. Vale anche per l’ONU, ente inutile per il quale già si spende troppo. Se gli organismi tecnici, anche previsti dalla Costituzione, fanno rilievi, sono invitati a “presentarsi alle elezioni”, perché evidentemente vogliono fare politica anche quando riferiscono numeri, percentuali e previsioni econometriche di per sé oggettive.
La contestazione è a 360 gradi, e comincia innanzitutto tra alleati, perché – se l’obiettivo fondamentale è l’esito elettorale tra pochi mesi – la competizione è innanzitutto col proprio vicino di banco. Il potere tiene insieme, ma il sospetto reciproco cresce. E’ con l’altro firmatario del famoso “patto” che occorre spartire visibilità, poltrone, favori, invettive verso i simboli del male. E per farlo si usano pezzi dello Stato, invasioni di campo tra Ministri, umiliazione dei tecnici inseriti per riequilibrare i rapporti.
Un Governo di lotta usa insomma linguaggio, metodi, argomenti di opposizione e così fa dimenticare che fare la “casta” tocca un po’ per uno, in democrazia.
Molti nemici molti consensi, perché l’operazione Governo contro tutti è addirittura win-win, cioè in ogni caso vincente. Se infatti il lavoro prosegue senza inciampi, tutto va bene. Se invece viene bloccata da organismi che richiedono il rispetto di trattati solennemente sottoscritti, allora si può scatenare la reazione violenta contro il complotto dei poteri forti. Ci siamo verosimilmente vicini e ci attendiamo in tal caso problemi per il Paese, ma ulteriore crescita di consensi. Non importa se l’azione di attenuazione sarà svolta dai nemici Francia e Germania e quella di inasprimento dagli amici Ungheresi e Polacchi. La legittima preoccupazione europea per un socio che non sta alle regole e che esporta problemi in casa degli altri (non siamo la Grecia e se andiamo in crisi, sono dolori per tutti), sarà la forza scatenante di una reazione furibonda. Buona per il consenso alle prime o seconde elezioni.
La controprova di questa situazione sta nella scomodità del ruolo di chi è all’opposizione, ma è spiazzato da questa sorta di lotta continua.
Difendere l’Europa e l’euro tocca al Governo, ma è il PD che appare patetico nel difendere posizioni istituzionali, da partito in grisaglia, non in maniche di camicia. E se critica le scelte assistenziali diventa fautore e non nemico della povertà. Quanto a Forza Italia è a sua volta stretta dalla contraddizione di essere Governo in sede locale con la Lega e opposizione di chi ha tradito il patto elettorale precedente.
Una posizione perdi-perdi: se critichi aiuti il criticato, se non critichi, sei debole. Da questa prigione logica è faticoso uscire, anche se è urgente, perché i problemi dell’opposizione sono ben altri e soprattutto sono anche di sistema.
Beppe Facchetti

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