Immersa a tempo pieno in una interminabile campagna elettorale, la politica vive una fase permanente di stress, con un rinvio sistematico di tutti i nodi al prossimo voto, che in Italia non manca mai, ma così facendo non riesce più a distinguere la proclamazione dei progetti dalla loro attuazione. E forse rovescia l’ordine delle priorità.
Attuare significa realizzare davvero, e questo può avvenire solo sospendendo almeno ogni tanto i comizi e avviando un processo più complesso, ben diverso dal semplice consumo di una battuta in tv o di un tweet.
C’è insomma una differenza qualitativa tra le promesse, che oggi dominano la narrazione politica (è sempre stato così, ma mai come ora con un gioco al rialzo infinito), e la progettazione reale.
Il rischio, oltretutto, è che si perda il valore gerarchico delle promesse. E’ legittimo che ve ne siano alcune più importanti perché identitarie, ma può essere un grosso guaio inseguire le bandiere e non accorgersi che si trascurano precondizioni inderogabili: occupazione, lavoro, sviluppo. In Italia, è oggi più urgente combattere la recessione o introdurre forme di democrazia diretta?
Siamo purtroppo nella stagione in cui il voto è il fine, il tutto, non lo strumento, la via di passaggio, per costruire.
Il consenso è qualcosa di più profondo della scintilla che fa scoccare il favore elettorale. Deve durare, non bruciarsi subito, producendo l’effetto democratico peggiore: le illusioni come droga e le delusioni rabbiose come effetto.
Si preferisce tenere sotto stress l’elettore, indicando nemici e alimentando rancori. Nell’attuale fase politica di paralisi, tutto è appeso all’esito di fine maggio per le europee. Da mesi, qualunque scelta ne è ossessionata. Se ci sono decisioni difficili da prendere, ad esempio sulla Tav, si avvia un balletto del no e del si, utile solo alla radicalizzazione elettorale rispettiva. Si evita la scelta, perchè ha un costo in voti. Idem per le misure economiche da prendere di fronte ad una situazione ribaltata rispetto ai bei tempi in cui si festeggiava al balcone una percentuale (il 2,4% di debiti in più, figuriamoci). Si giura che non si farà una manovra aggiuntiva, anche se la sua necessità è evidente. Ma non lo si deve dire fino al 26 maggio.
L’elettore è trattato come un bambino da non spaventare, da non coinvolgere in cose più grandi di lui, evitando scelte che potrebbero turbare il suo equilibrio. Si rinvia. E intanto si corre su temi delicati senza cura e attenzione. Quando fu varato il REI, il PD ci mise poco di suo e utilizzò il lavoro pluriennale dell’Alleanza contro la povertà (Acli, Caritas ecc.). Ora, con il Rdc, sembra ci sia solo un imperativo: almeno un povero da esibire in tv prima di maggio con in mano l’assegno, possibilmente di 780 euro, anche se la cifra è del tutto immaginaria. Pazienza se per riuscirci occorre procedere alla cieca: centri dell’impiego che non esistono, “navigator” precari che devono avviare lavori stabili, competenze regionali da travolgere, coefficienti ISEE da controllare (6 su 10 fasulli, dice la Guardia di Finanza). Far bene, con calma, queste cose che toccano le speranze e la vita di milioni di persone, non si può: incombe il 26 maggio!
Il Parlamento legifera intanto varando decreti da intitolare demagogicamente “spazzacorrotti” o “pensioni d’oro”, e avviando mozziconi di provvedimenti bandiera: la legittima difesa, l’autonomia regionale. Ma sempre senza arrivare al dunque, perché i partner devono far valere veti che, governando, non potrebbero mantenere.
Ma gli elettori non sono bambini.
Se davvero Maria Antonietta avesse distribuito brioches anziché pane, il popolo le avrebbe divorate nell’immediato, ma la Regina sarebbe finita ugualmente alla ghigliottina.
Beppe Facchetti

A dire il vero, ero molto indeciso se commentare o no quest’articolo, che sia chiaro, trovo veritiero e stringente… tuttavia, con un certo senso di nausea, proverò a dire la mia…
Il governo, o chi per esso, ha tutto l’interesse a mantenere l’elettorato sotto stress, come avviene da più di 30 anni a questa parte… basti pensare all’imposizione della scadenza del 31 marzo per la presentazione della documentazione per ottenere il RdC, come se chi fosse in ritardo perdesse anche quest’elementare diritto, come se fosse la scadenza di una bolletta, o il termine perentorio della dichiarazione dei redditi… questo dovrebbe ingenerare file interminabili ai vari sportelli, file, lo dico col massimo rispetto, di bovini per la marchiatura… Vorrei fare notare che in Inghilterra, il paese che, secondo la narrazione dei nostri media, è andato incontro al “disastro” economico a causa della sua liberazione dalle regole idiote (a ben vedere non tanto, ma ben congegnate al loro scopo) di questa UE, una pratica del genere sarebbe evasa tramite cellulare e Codice Fiscale… Magari fossimo trattati come bambini, il fatto è che i cittadini vengono trattati come poveri imbecilli creduloni, nascondendo loro che, malgrado le promesse e le speranze, una tale coalizione di governo tutto fa, tranne che, per dirne una, intervenire su almeno un problema veramente urgente: Stracciare le norme che regolano le aste marginali dei titoli di stato, cosa di cui i cittadini sono tenuti all’oscuro…. invece no… un manipolo di obnubilati continua a battere sui politici ladroni, senza comprendere (o volerlo fare) dove sta la vera grande razzia della c.d. ricchezza del popolo… il sistema delle aste marginali è stupidamente suicida, ma siccome tra i politici non ci sono stupidi, se ne può dedurre che qualcuno di essi vi ha il proprio tornaconto… Solo marginalmente un commento sulla TAV: se assumiamo come valide le teorie di Keynes, secondo il quale per far ripartire un’economia sarebbe utile perfino scavar buche di giorno e ricoprirle di notte, ne risalta immediatamente l’improcrastinabilità dell’opera, malgrado sia un progetto partito un quarto di secolo fa… Potrei proseguire per pagine e pagine di interventi semplici e necessarii da parte del governo, ma mi fermo, sopraffatto dalla nausea… Seguo la politica per puro anelito di informazione, giusto per capire quando e di che morte il Paese è stato destinato a morire. Non ci salveranno i 5 stelle, non ci salverà la Lega e nemmeno FI, FdI e soprattutto il PD, che ritengo responsabile del malfunzionamento del sistema Italia: è un disastro dapertutto, tutto funziona alla rovescia quand’anche funzioni… e se dico tutto, voglio dire proprio tutto, compresi i meccanismi mentali della popolazione…. Tutto il resto, in tutta la sua evidenza, mi scivola addosso come piscio nella tazza del WC… mi scuso per il paragone piuttosto forte, ma che mi pare ben attagliato a questa situazione