
Marco Gervasoni, editorialista del Giornale, ha proposto l’altro ieri, di fronte alla ri-emergenza carceri, il ricorso all’indulto: «Ci sarebbe bisogno forse di un nuovo indulto. Una battaglia impopolare, certo, visto che il “crucifige”, il “butta la chiave” sono parole d’ordine che portano più voti. Ma chi sta al governo non può consentire che questo scempio continui».
L’ultimo indulto risale al 2006 ed è stato l’unico dopo che nel 1992 un Parlamento atterrito dai magistrati impose una maggioranza dei 2/3 per approvare sia l’amnistia (che cancella il realto) che l’indulto (che applica uno sconto di pena). Ogni tot di anni l’emergenza sovraffollamento e suicidi si ripresenta tale e quale ma nessun governo ha il coraggio di affrontare il “pensiero unico” giustizialista.
Nel 2015 sembrò che il ministro della Giustizia Andrea Orlando (Pd) fosse sul punto di proporlo, di fronte alla richiesta pubblica del Papa, ma poi ci ripensò: “L’indulto e l’amnistia non mi hanno mai convinto: sono due gigantesche lotterie” aggiungendo naturalmente che il governo aveva in serbo una riforma risolutiva.
Anche la presidente del Consiglio Meloni annunciò qualcosa di risolutivo qualche mese fa. E invece Nordio, attuale ministro della Giustizia, ripropone la soluzione caserme dismesse dove trasferire i soggetti meno pericolosi, altra bacchetta magica che viene regolarmente mostrata ai gonzi da oltre vent’anni, da Fassino fino a Bonafede.
Si proponga un indulto limitato ma subito invece, tenendo presente che in carcere ci sono oggi 4400 persone con condanne a meno di 2 anni e altre migliaia ne hanno da scontare altrettanti. Se le opposizioni vogliono sfidare il governo su un tema meno vago (buona o no che sia la soluzione proposta) del salario minimo, ecco un buon terreno di confronto.
Se anche di scontro non so, e soprattutto non saprei fra chi e chi nella maggioranza e nelle opposizioni.
Marco Taradash

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