
Il discorso di Trump ieri davanti al Congresso degli USA è stato semplicemente scioccante.
Il comizio lungo e da esaltato del nuovo presidente americano è stato accompagnato da numerosi scroscianti applausi, anche in piedi, dei deputati e senatori repubblicani a dimostrazione di una condivisione profonda.
L’immagine è di un’America unita e isolata, allo stesso tempo, che sfida il resto del mondo, una nazione che vuole comandare, forte della sua ricchezza e della sua potenza, imponendosi agli altri.
Trump vuole riprendersi il canale di Panama e vuole la Groenlandia “in un modo o in un’altro”; mettere i dazi a chiunque voglia esportare negli USA perché loro sono i compratori e chi vuole vendere a bassi prezzi deve produrre a casa loro; fermare l’immigrazione alzando i muri e deportando gli irregolari; tagliare le spese dello Stato licenziando i dipendenti pubblici e bloccando gli aiuti internazionali; ridurre la sicurezza sociale per gli americani perché stanno già bene; far cessare la guerra in Ucraina rafforzando l’amicizia con Putin e a condizione che Zelensky ceda all’accordo sulle terre rare; andare su Marte poiché nulla è impossibile per gli americani.
Tutto questo detto con una retorica violenta e con toni enfatici, da invasato, che di se stesso dice di essere il miglior presidente americano e sostiene di aver fatto più lui in 44 giorni che gli altri in 4 o 8 anni.
All’arrivo di Trump, un’eletta democratica ha mostrato un cartello con la scritta “tutto questo non è normale”.
Di questo presidente e del suo nazionalismo furioso c’è veramente da aver paura.
Nel suo discorso il riferimento all’Europa è stato solo marginale e polemico la questione dei dazi e dell’acquisto del gas e del petrolio dagli USA che sarebbe ancora troppo poco.
Cosa pensino di andare a trattare con lui i leader europei andando in pellegrinaggio a genuflettersi ancora una volta ai suoi piedi resta un mistero comprensibile solo come una coazione a ripetere che diventa trappola pericolosa.
Ormai l’idea sostenuta da Meloni a da tanti pennivendoli e commentatori di un’Italia che svolge un ruolo ponte con gli USA è semplicemente ridicola.
Le élites politiche europee, a cominciare da Macron e dalle sue inutili giaculatorie, le vogliono la corsa al riarmo, spendendo centinaia di miliardi inutilmente in eserciti che resterebbero nazionali, o non hanno capito la nuova situazione o vogliono fare un favore all’industria della guerra e quindi anche a Trump che vuole imporci gli acquisti delle tecnologie belliche americane.
Merita ripetere le parole di Elly Schlein: “All’Unione europea serve la difesa comune, non il riarmo nazionale. Sono due cose molto diverse.
Quello che serve oggi è un grande piano di investimenti comuni per l’autonomia strategica dell’UE, che è insieme cooperazione industriale, coesione sociale, transizione ambientale e digitale, sicurezza energetica e anche difesa comune. Anche, ma non solo!
È irrinunciabile contrastare le diseguaglianze che sono aumentate. Per questo è inaccettabile utilizzare i fondi di coesione per finanziare le spese militari nazionali. È il momento delle scelte e della chiarezza. Abbiamo bisogno di una risposta all’altezza della sfida globale – strategica, economica, politica – al ruolo dell’Europa nel mondo”.
Enrico Rossi

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