
C’è una distinzione che oggi quasi nessuno ha il coraggio di fare: quella tra pensiero di sinistra e pensiero della sinistra oggi.
Il pensiero di sinistra, storicamente, è una cosa nobile. Nasce dalla tradizione illuminista, dalla critica dell’ingiustizia, dall’idea che la libertà non sia un privilegio ma un diritto universale. È la linea che va dalla sinistra hegeliana fino ai grandi universalismi del Novecento: emancipazione, diritti civili, dignità della persona, critica del potere.
Ma quello che oggi spesso si presenta come “la sinistra” è tutt’altro. Non è più una teoria dell’emancipazione ma è un riflesso ideologico. Non pensa più la libertà, pensa contro l’Occidente. Non va a difesa delle classi svantagguate ma difende chiunque si dichiari anti-occidentale.
Così si crea un cortocircuito grottesco.
Il pensiero di sinistra nasce per liberare gli uomini dall’oppressione religiosa, e oggi parte della sinistra finisce per indulgere verso regimi teocratici.
Nasce per difendere le minoranze perseguitate, e oggi chiude gli occhi davanti all’antisemitismo travestendosi da antisionismo radicale.
Nasce per difendere le città e la convivenza civile, e oggi tollera la distruzione delle piazze come forma di espressione politica.
Il problema quindi non è il pensiero di sinistra.
Il problema è quello che pensa oggi la sinistra.
Quando una tradizione intellettuale perde il suo centro, l’universalismo, la libertà, la critica razionale. finisce per cercare identità in un’unica cosa: l’opposizione sistematica. E quando l’unico criterio diventa “contro l’Occidente”, allora tutto diventa alleato perfino gli ayatollah.
A questo punto non siamo più nella storia della sinistra. Siamo nella caricatura della sinistra.
David Pacifici

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