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Il compromesso di Gerusalemme

La matematica dei seggi non ha cuore, non ha memoria e, soprattutto, non ha dignità. Dice che Benjamin Netanyahu è bloccato a quota cinquantatré, che la coalizione avversaria si ferma a quarantotto e che per governare questa terra tormentata, questo perenne campo di battaglia chiamato Knesset, servono i diciannove seggi dei partiti arabi. La Lista Unita e Ra’am. Coloro che fino a ieri erano gli esclusi, i nemici interni, oggi diventano i re d’Israele.

di Giuseppe Basilico · 1 Novembre 2026

La matematica dei seggi non ha cuore, non ha memoria e, soprattutto, non ha dignità. Dice che Benjamin Netanyahu è bloccato a quota cinquantatré, che la coalizione avversaria si ferma a quarantotto e che per governare questa terra tormentata, questo perenne campo di battaglia chiamato Knesset, servono i diciannove seggi dei partiti arabi. La Lista Unita e Ra’am. Coloro che fino a ieri erano gli esclusi, i nemici interni, oggi diventano i re d’Israele.

E così si consuma il realismo più cinico. Gadi Eisenkot, l’uomo che ha guidato l’esercito, l’ex capo di Stato maggiore abituato a guardare il mondo attraverso il mirino e le mappe strategiche, ha fatto il passo. Ha aperto la porta. Ha teso la mano a quegli stessi partiti arabi che la destra bolla come quinte colonne del terrore. Lo fa dettando condizioni rigide, dicono i suoi, parlando di linee rosse invalicabili sulla sicurezza nazionale e sull’identità dello Stato. Ma la sostanza non cambia: è il pragmatismo che calpesta l’ideologia.

È una mossa che profuma di disperazione e di freddo calcolo politico. Da una parte c’è Netanyahu, il sopravvissuto, l’animale politico che non cede un millimetro di potere. Dall’altra c’è il soldato Eisenkot, che pur di sbarrargli la strada è disposto a stringere un patto con l’impensabile. Non è una scelta d’amore, non è l’inizio di una romantica convivenza pacifica in Medio Oriente. È un matrimonio di convenienza celebrato sulle macerie di una stabilità politica che Israele sembra aver smarrito da tempo. Resta da vedere se questo fragile castello di carte reggerà al primo soffio di vento o se crollerà, come sempre, sotto il peso della storia.

Giuseppe Basilico 

Sezione: Editoriale, Esteri

Giuseppe Basilico

Giuseppe Basilico è un giornalista pubblicista collaboratore del giornale “Avanti Online”. ” Ho 49 anni vivo a Roccagorga in provincia di Latina. Ho la maturità Istituto d’Arte. Non sono un giornalista (posso definirmi un semplice pubblicista come tanti). La passione inizia attraverso i libri di Oriana Fallaci in tarda età a 45 anni. La mia formazione nasce sulla base di discussioni con la mia docente di giornalismo sulla politica Estera (proprio dalla Fallaci), se non avessi avuto i suoi libri come punto di riferimento non avrei concluso assolutamente nulla. Non avendo disponibilità economiche di frequentare corsi – uscivo da un lungo lutto di mia madre – chiesi a Bobo Craxi di domandare alla testata “Avanti! online” se ci fosse spazio per ospitarmi. Da lì iniziò questa bellissima avventura fatta di interviste e pezzi sul Medio Oriente – Ucraina e che continua con la testata PensaLibero.it. Nel 2016 incontro Cirino Pomicino a Roma in una intervista che verte sulla politica di ieri e di oggi. Credo che sia stato un segnale per annunciarmi alle testate attuali che mi ospitano”.

Tutti gli articoli di Giuseppe Basilico →

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