Sono stato molto contento di vedere un grande afflusso di giovani alla facoltà di Scienze politiche di Firenze per il convegno sui venticinque anni dalla prima Presidenza del consiglio laica (Giovanni Spadolini) nella nostra storia repubblicana. Addirittura è stato necessario spostare la riunione nell’Aula Magna dal momento che quella, pur spaziosa, originariamente prescelta si era rivelata insufficiente ad accogliere tutti.
Certo sono stati determinanti due fattori: il prestigio e la fama dei relatori (Stefano Folli, Antonio Maccanico e Andrea Manzella) ed il legame di tutta la vita di Spadolini con la Cesare Alfieri della quale divenne docente ad appena 25 anni.
Nondimeno, la presenza di tanti giovani non ancora nati quando il leader repubblicano divenne presidente del consiglio, dimostra che della cultura laica oggi in crisi e senza rappresentanza c’è un gran bisogno ancora oggi.
Folli, Maccanico e Manzella erano, all’epoca, capo dell’ufficio stampa di Palazzo Chigi, segretario generale del Quirinale e capo di gabinetto di Spadolini: dunque testimoni privilegiati di un momento di grave crisi della nostra repubblica. Esplodeva lo scandalo della P2, il terrorismo ancora insanguinava il Paese, l’inflazione era a due cifre, le istituzioni e i partiti erano in affanno.
La stessa designazione di Spadolini, segretario di un PRI con il 3% dei consensi, era uno dei tanti segnali della crisi. Eppure, il primo capo di governo laico, assieme al socialista insediatosi tre anni prima al Quirinale, Sandro Pertini, seppe affrontare la situazione ed infondere negli italiani la fiducia nelle istituzioni democratiche che si era quasi del tutto smarrita.
Si tratta di un merito indiscusso di Spadolini, che giustamente è stato messo in risalto dai relatori, tutti a lui legati da forti sentimenti di amicizia, rispetto e devozione nei confronti del politico-intellettuale fiorentino.
Credo tuttavia che non sia fuor di luogo richiamare anche un altro aspetto di quella vicenda.
La presidenza di Spadolini, oltre che dalla crisi dei tradizionali equilibri politici fu resa possibile dall’intesa dei quattro partiti laici della coalizione ( PSI, PSDI, PRI, PLI). Che poi portò ad una sorta di alternanza con la DC allo stesso incarico, culminata, per la parte laica con la presidenza di Bettino Craxi. Tale intesa fra i partiti dell’area laico-socialista ebbe proprio in Spadolini e nei repubblicani il suo lato debole. Il leader repubblicano preferì, infatti, giocare un ruolo tutto proprio di mediazione (nel significato più alto) fra laico-socialisti e DC, senza trascurare il “confronto” con il PCI che già aveva caratterizzato la politica di Ugo La Malfa.
Certo, nessuno può accusare un leader dallo spiccato senso dello Stato come Spadolini di aver privilegiato le proprie ambizioni personali. Al contrario occorre tener presenti il suo grande rispetto per il ruolo dei grandi partiti e lo scenario internazionale: il muro di Berlino era ancora in piedi.
Eppure, quella ambiguità repubblicana nei rapporti con i partiti “fratelli” dell’area laica e socialista pesò negativamente non solo sul destino di questi ultimi ma anche sulle sorti della Repubblica. Perché non consentì a socialisti, socialdemocratici, repubblicani e liberali di candidarsi a guidare il cambiamento possibile e necessario per superare la crisi. E le conseguenze di questa opportunità sprecata furono il terremoto politico giudiziario degli anni novanta e il permanere, in forma aggravata, della crisi politica e morale del nostro Paese.
Spero che questa mia annotazione sia correttamente interpretata per quello che vuole essere: l’invito ad una riflessione critica non sterile, pur nella consapevolezza che oggi molte cose sono cambiate.
Anche perché una lunga carriera giornalistica e l’aver ricoperto qualche incarico amministrativo nella stessa città di Giovanni Spadolini mi hanno consentito qualche frequentazione con il professore. E serbo,ammirato, il ricordo della sua statura morale e culturale. Mentre gli sono grato per la benevolenza che spesso mi ha palesato.
Nicola Cariglia

Premetto che io sono un grandissimo estimatore di Spadolini sia come intellettuale sia come politico. I giudizi su Spadolini intellettuale da parte dell’amico di Firenze Dani mi sembrano piuttosto ingenerosi: figurare Spadolini quasi come un anticlericale repubblicano dell’Ottocento mi sembra piuttosto scorretto poichè Spadolini è stato un laico vero(non come quelli che si vedono oggi che rimasti senza chiese vorrebbero divenire cardinali della Chiesa di Roma senza neppure essere cattolici),legato ai valori della virtus repubblicana e al Risorgimento(come il nostro ex Presidente Ciampi del resto..) ed attento all’evoluzione politica di questo pensiero come dimostra l’idea del Partito della Democrazia. Come uomo politico ha compiuto il miracolo di rivitalizzare un PRI oramai esangue e di portarlo al suo massimo storico(un 5% che neanche Ugo La Malfa si sarebbe mai sognato..) attirando i voti della borghesia più dinamica del Nord Italia(basti pensare al balzo fatto dal PRI a Milano negli anni ’80..) e come uomo di governo ha governato e riportato la barca “Italia” sulla giusta rotta in anni in cui tutto sembrava portarci sul precipizio. Con Craxi, pur trovando una totale convergenza su alcune scelte strategiche fondamentali come quella sugli Euromissili, ci sono stati parecchi disaccordi, per colpa di entrambi ammettiamolo, e questo ha impedito di realizzare una comunione di intenti dei laici e dei riformisti in funzione di contrasto della DC e del PCI. Ma ammettiamolo: allora nessuno dei leader dei partiti di democrazia laica e socialista avrebbe potuto nemmeno immaginare che il quadro politico italiano ed internazionale sarebbe cambiato in quel modo e perciò ognuno ha pensato più a togliere(o mantenere..) voti pescando nello stesso bacino elettorale che a sviluppare un progetto comune che avrebbe cambiato davvero la politica italiana. Il problema è che oggi restano certi risentimenti presenti anche allora e che hanno sempre causato divisioni ma resta poco altro: gli elettori si sono accasati in nuove case(soprattutto Forza Italia..)e noi non sappiamo più come riprendere quel filo del discorso che si è spezzato oramai 14 anni fa. Forse con più coraggio e meno risentimenti questo nostro mondo può avere ancora un futuro politico in Italia perchè a me di andare ad “innervare” questa Forza Italia o quella che verrà o il partito Democratico non interessa minimamente.
Mi scuso per il refuso: è micidiale questo sistema di correzione automatica da parte del pc. Credi di aver superato tutti gli ostacoli e…zac, ti scordi l’ultimo passaggio (quello della messa on line).
Solo per dire del refuso ripetuto
“Meccanico”
Succede
Credo che il giudizio di Nicola Cariglia su Spadolini sia fondamentalmente corretto sul piano dell’attualità politica, ma all’ex-presidente del consiglio (il primo della serie dei laici) bisogna anche riconoscere qualcosa di più. Innanzi tutto ha spezzato quella consuetudine dei governi ad egemonia dc che avevano ridotto al lumicino le capacità riformatrici del Centrosinistra inaugurato nel 1963 e bloccato nel 1972 dal ritorno al centrismo di Andreotti-Malagodi. Sul piano delle alleanze atlantiche, tanto sbandierate oggi negli anni Duemila e spesso fuori tempo massimo, Spadolini ebbe un ruolo importante anche se la forza elettorale del Pri passato da poco più dell’1,5% al doppio, è sempre stata modesta. Nelle liti fra Spadolini e Craxi degli anni Ottanta, a cui ho assistito allora come dirigente nazionale della Federazione giovanile socialista che viveva a Roma, io parteggiavo ovviamente per il Psi ma ho imparato più tardi che qualche volta aveva ragione il leader dell’Edera. Solo che il ricordo che più lascia l’amaro in bocca, retrospettivamente, è l’incapacità dei partiti laici e socialisti di essere alleati strategici. Credo che fossero i frutti dell’Ottocento che si propagavano nel secolo successivo mantenendo ancora operanti pregiudizi e veleni. E’ stato un peccato non essere riusciti a costruire negli anni del vero proporzionalismo una forza politica che imparasse dalla Uil la sua articolazione interna e sia pure problematica unità. Non è avvenuto e infatti tutte le forze laiche e socialiste sono state divise dal bipolarismo in modo profondo e sono tutte nella diaspora e senza vere possibilità di rifondazioni (sempre che siano culturalmente possibili). E, personalmente, sarà perchè da 20 anni faccio il giornalista e quindi lo scetticismo è una misura per analizzare la realtà, ma al sogno della “terza forza” laica, liberale, repubblicana e socialista non ci credo più. Credo invece, come avvenne dopo lo scioglimento del partito d’azione, che le correnti laiche e socialiste siano il “sale” di qualsiasi schieramento politico in Italia, incluso il futuro, lontano, imperfetto, partito democratico. Per ora questa convinzione, al di là dei proclami e dei miraggio, resta un’araba fenice.
In ogni caso concludendo il giudizio su Spadolini credo che all’Italia abbia fatto più male che bene e in ogni caso il suo culto per l’Italia del Risorgimento non sia certo un vizio laicista. Senza le idee di Mazzini e le azioni di Garibaldi questa Italia non potrebbe neanche chiamarsi veramente tale. Senza quella retorica l’idea di nazione non si sarebbe incarnata in una Repubblica, se pure cento anni dopo quella Romana, fulgido esempio di utopia che poi si avvera.
Pietro Caruso (Forlì)
10/19/2006 – 19:00
Antonio Dani – Firenze
Mi sia perdonata l’interruzione.
Spiacente, ma non concordo. Considero Spadolini un grande erudito di mediocri qualità intellettuali. Soprattutto lo considero responsabile d’aver ingessato il concetto di laicismo a un “cliché” risorgimentale: ateismo, massoneria, idealismo ecc. Il problema di oggi è quello di dare una svolta concettuale, addirittura speculativa all’idea di laicismo, e Spadolini non avvertì affatto l’esigenza. Il suo laicismo è libresco e professorale, ossia clericale.
Spiacente, ma non concordo. Considero Spadolini un grande erudito di mediocri qualità intellettuali. Soprattutto lo considero responsabile d’aver ingessate il concetto di laicismo a un “cliché” risorgimentale: ateismo, massoneria, idealismo. Il problema di oggi è quello di dare una svolta concettuale, addirittura speculativa all’idea di laicismo, e Spa
Caro Nicola Cariglia, giustissime le tue riflessioni sul ruolo di Spadolini agli inizi degli Anni Ottanta. Cordialmente,
Lelio Lagorio.