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VOTO, NON VOTO. POCHI GIORNI PER DECIDERE IL DESTINO DEL GOVERNO. URNE SEMPRE PIU’ PROBABILI. E BERLUSCONI SI APPRESTA AD INCASSARE ELETTORALMENTE TUTTI GLI ERRORI DEGLI AVVERSARI

Paradossalmente, per il centrosinistra sarebbe quasi meglio che questo governo arrivasse al termine della legislatura. In due anni potrebbero cambiare molte cose all’interno del Partito democratico con un ricambio anche consistente della classe dirigente e allora tutto il quadro potrebbe modificarsi. Di Giancarlo Magni

di Giancarlo Magni | 20 Dicembre 2010

Passano i giorni dalla doppia fiducia al governo e il voto si avvicina, almeno così sembra. Ufficialmente nessuno lo vuole, a parte la Lega, ma in realtà tutte le mosse sono ormai finalizzate ad andare alle urne. Quella del 14 dicembre sarà stata anche una vittoria di Pirro, come continuano a ripetere centrosinistra e dintorni, ma intanto ha sgombrato il campo da due ipotesi che Berlusconi vedeva come il fumo negli occhi: un governo tecnico per cambiare la legge elettorale o un governo di centro destra, aperto all’Udc, ma presieduto da Tremonti. Certo, con tre voti, o poco più di maggioranza non si governa. Per questo le urne stanno diventando inevitabili. E infatti tutti si stanno preparando. Berlusconi apre all’Udc per posizionarsi meglio rispetto alle urne e portare via a Casini il voto della frangia più moderata del partito. Nel contempo schiaccia sul centrosinistra il Fli. Per cercare di parare il colpo Fini e Casini fanno finta di dar vita al terzo polo. E’ una mossa quasi disperata. Un terzo Polo che nasce per sopravvivere non funziona e non ha mai funzionato. Manca la politica, mancano scelte comuni. Il Fli è un partito laicista, l’Udc resta un partito cattolico per di più rafforzato dal gruppetto di Rutelli. Se per aggirare questa legge elettorale si presentassero davvero insieme non riuscirebbero a portare a casa la somma di tutti i loro voti potenziali. Come è già successo in Francia con due centrodestra in campo quello, diciamo così ufficiale, continua a vincere. Per di più anche se il neonato Polo della Nazione andasse alle urne da solo, formalmente contro PD e PDL, sarebbe a tutti evidente che, dopo il voto e una campagna elettorale tutta impostata contro Berlusconi, sarebbe quasi costretto a far convergere i suoi voti sul centrosinistra. E la cosa ovviamente non sarebbe fatta passare sotto silenzio, dal centrodestra, in campagna elettorale. Situazione ingarbugliata anche nel centrosinistra. La piazza spinge per una accentuazione dei caratteri di sinistra. Ma la piazza non è l’elettorato. Bersani è chiuso nell’angolo. Di fronte a lui tre problemi: primarie, alleanze elettorali e indicazione di una futura e possibile maggioranza di governo. Dopo aver mitizzato il tema primarie è difficile per il PD decidere improvvisamente di andare alle urne senza sentire l’elettorato per scegliere il candidato leader. Se però si tengono le primarie è impossibile convincere Vendola a non scendere in campo. Sia che Vendola vinca, come può essere anche probabile, sia che perda, per il PD si aprono una serie quasi infinita di problemi. Stessa cosa per l’alleanza elettorale e una possibile maggioranza politica per governare. Le due cose sono distinte perché se fossero fatte coincidere, tutti insieme da Fini alla sinistra radicale, ci sarebbero consistenti ripercussioni sugli elettorali di tutti i parti, sia sul fronte centrista che di sinistra. Ma un PD che va al voto solo con la sinistra e Di Pietro metterebbe in crisi l’ala cattolica. Anche una maggioranza, fatta dopo il voto, con i centristi, non sarebbe certo facile da realizzarsi. Prova del nove: la Chiesa che vede lungo, pur con le dovute cautele, sta cercando di convincere l’Udc a più miti atteggiamenti verso il governo. Inutile ora stare a ripetere che tutto questo casino deriva dall’infausta scelta fatta dagli eredi del vecchio Pci all’epoca di tangentopoli. La scelta di cancellare la memoria socialista li spinse a dar vita a un mostro di partito, il PD appunto, che doveva mettere insieme chi insieme non poteva assolutamente stare, vale a dire cattolici ed ex comunisti. Queste ora sono le conseguenze. Berlusconi è figlio di quell’errore. La politica è come una partita a scacchi. Le mosse di una parte, condizionano le mosse dell’altra. E se uno dei giocatori infila una serie infinita di errori, lo scacco matto diventa inevitabile. Per questo, e paradossalmente, per il centrosinistra sarebbe quasi meglio che questo governo arrivasse al termine della legislatura. In due anni potrebbero cambiare molte cose all’interno del Partito democratico con un ricambio anche consistente della classe dirigente e allora tutto il quadro potrebbe modificarsi. Se saremo “costretti” ad andare alle urne – ha detto Berlusconi – vinceremmo alla grandissima. Può darsi che per l’ennesima volta abbia ragione.

Giancarlo Magni

Pubblicato in : Primo piano

Info Giancarlo Magni

Giancarlo Magni, giornalista professionista, ha seguito per anni, a Roma, la vita politico-parlamentare. Ha lavorato nella carta stampata, nelle radio e nelle TV. Ha collaborato con la Nuova Eri e con il RadioCorriere. In Rai, e’ stato prima alla redazione del TGR della Liguria e poi al TGR della Toscana, dove ha ricoperto la carica di Vice Capo Redattore. Attualmente è VicePresidente del Comitato Regionale per le Comunicazioni della Regione Toscana. Fa parte del Comitato Direttivo della Fondazione “F. Turati”, una Onlus che opera in Toscana, Lazio e Puglia e che gestisce Centri di Riabilitazione, Rsa, Centri per disabili e strutture per persone in stato vegetativo permanente e per malati di Alzheimer.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Francesco Mazzeo I Socialisti per le Liberta'

    21 Dicembre 2010 alle 20:51

    Qualche volta viene il sospetto che lo facciano intenzionalmente nel voler favorire Berlusconi, con le iniziative attuali e passate del PD non c’e’ alcuna possibilita’ di vittoria.
    La scelta di fondersi con i cattolici da parte degli ex comunisti e’ fallita, perche’ in futuro le posizioni cattoliche e laiche saranno separate in modo netto. Rimane l’ultima possibilita’ ed e’ quella di ridare spazio ai socialisti esperti in piccola impresa e lavoro autonomo (spazio ancora non occupato da nessuna forza politica) creando un nuovo progetto di economia con un giusto equilibrio fra statalismo e liberismo dando possibilita’ di partecipazione a tutta la societa’. Piu’ energie in campo supportate anche dal ritorno di banche pubbliche. Si puo’ fare ci vuole un po’ di coraggio nel ripartire con un progetto nuovo, il consenso arriva quando i progetti sono validi.

    Rispondi
  2. Trevigiano

    21 Dicembre 2010 alle 09:27

    Ritengo necessario definire con precisione l’impostazione di quest’articolo, per poterlo condividere, quindi non : Siamo un Giornale laico e di sinistra, convogliamo la nostra intelligenza a far vincere la sinistra laica e liberale.
    In questo modo si finisce comunque in un angolo, l’impostazione corretta a mio parere può solo essere la ricerca del bene del nostro paese, vista dal punto di vista della sinistra laica e liberale, la differenza mi sembra evidente, le conclusioni diventano diverse.
    Può Berlusconi continuare a Governare: Si per un poco, ora può persino essere utile al paese.
    Facciamocelo restare lì con tutti i nostri consigli, benedizioni e supporto, non c’è nulla di male, per una sinistra moderna appoggiare lealmente l’opera di un governo deboluccio, incalziamo l’opposizione a dare i voti necessari al governo, così la destra vinse Prodi, solo così la sinistra potrà vincere Berlusconi: Valutando di più il bene del paese che vincere il Berlusca.
    Poi l’alternativa sarà pronta e come già Prodi, potrà chiedere aiuto alle forze del paese, che pur non le appartengono: Avrà dimostrato di saper comunque Governarle!

    Rispondi
  3. michele

    20 Dicembre 2010 alle 20:12

    berlusconi, per fortuna, ha fatto un errore non dimettendosi il giorno stesso in cui ha avuto la fiducia. Se lo avesse fatto avrebbe approfittato di una opposizione divisa, di una destra che, per convenienza, si sarebbe ricompattata su di lui (tranne Fini e pochi fedelissimi) ma soprattutto di un elettorato che avrebbe visto in lui un leader carismatico e vincitore che si dimette ” per il bene della patria”. Ha fatto questo errore e dobbiamo ringraziarlo!Oggi la sinistra ha tentato la “spallata” ed ora conta i lividi e torna più divisa che mai( antico vizio della sinistra) per cui è meglio lasciar perdere le elezioni per ora ed aspettare la fine della legislatura o( l’improbabile) distacco della Lega

    Rispondi
  4. Chiara Boriosi

    20 Dicembre 2010 alle 18:43

    Ma la sinistra tutto vuole tranne che un “ricambio consistente della classe dirigente”, per questo Bersani vuole affossare le primarie, non tanto per paura di Vendola quanto per paura dei “rottamatori”, la prova di forza della Leopolda ha lasciato il segno ma la lezione non l’ha capita nessuno, non a caso Bersani ha dichiarato che le primarie non vanno bene perchè creano dissidi interni…

    Rispondi

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