Walter Veltroni ed il PD, dopo nemmeno quattro anni, sono tornati sul luogo del delitto: il Lingotto di Torino. Non si capisce, se non con la predisposizione a celebrare le proprie sconfitte, questo attaccamento alla fabbrica mito delle lotte operaie. Fu al Lingotto che Veltroni celebrò nel 2000 il primo (e unico) congresso da leader Ds. E da qui,, sette anni dopo, prese le mosse la sua avventura di segretario del PD destinata a concludersi con una delle più catastrofiche sconfitte cui sia mai andato incontro un partito politico. Ora che non è più segretario, Veltroni aveva pensato il nuovo incontro nella fabbrica torinese come avvio di una fase di rilancio personale e di rafforzamento della componente che a lui fa capo.
L’imprevisto acuirsi della crisi politica ha però consigliato di mettere la sordina ai contrasti interni e la manifestazione è stata, all’apparenza, l’occasione per serrare le fila in visto di un possibile appuntamento elettorale ravvicinato.
Per Veltroni, tuttavia, si è trattato dell’ennesima giravolta delle sue posizioni politiche. Quattro anni fa Walter aveva lanciato dal Lingotto la parola d’ordine del partito a “vocazione maggioritaria” e pianificato lo strangolamento dei partiti alleati, salvo l’IDV di Di Pietro.
Questa volta da Veltroni ed anche dall’intervento del segretario Bersani, solo un guazzabuglio di parole confuse: “ Serve – ha detto Walter -un nuovo governo con tutte le forze politiche. Penso che, in questa delicata fase della vita parlamentare, le forze di opposizione dovrebbero trovare più stabili forme di coordinamento e di consultazione che, nel rispetto dell’autonomia di ciascuno e senza prefigurare alcunchè, consentano di evitare forzature o violazioni del ruolo del Parlamento”.
Insomma: dal partito a vocazione maggioritaria alla disponibilità ad allearsi con tutti (Lega compresa) pur di conquistare la maggioranza.
Ovviamente una alleanza di questo tipo avrebbe serie difficoltà a presentarsi agli elettori. Per questo, al di là delle dichiarazioni di rito di nessun timore di nuove elezioni, è evidente che Veltroni e Bersani puntano, come scelta preferenziale, a disarcionare Berlusconi senza andare alle urne.
Il problema è che non hanno la minima idea, se le elezioni ci fossero, di come affrontarle.
P.

per ora Veltroni è stato quelloc he ha portato ils uo partito al 33% ci provi d’alema