Cade, non cade? Il destino del governo Prodi è appeso ad un filo ma quel filo è molto solido. Impossibile fare previsioni. L’ unica cosa certa è che il Paese è chiamato a pagare il conto dell’azione politica di un Esecutivo ormai inviso alla maggioranza degli italiani anche perché , avendo il governo al suo interno posizioni non diverse ma opposte su tutte le questioni più importanti, la sua azione risulta contraddittoria. Lo stato dei rapporti fra i partiti che si riconoscono nella maggioranza è ad un punto così basso da indurre un politico accorto come Veltroni ad affermazione del tipo di quella fatta pervenire, per scritto, ad un convegno di cristiano-sociali “si deve capovolgere lo schema che sin qui ha retto il bipolarismo italiano: alleanze vastissime ed eterogenee, costruite per battere l’avversario, ma poi incapaci di governare, inadatte ad affrontare i problemi dell’Italia. Il PD nasce invece – conclude poi Veltroni – per dare gambe ad un programma di governo chiaro e non reticente, sulla base del quale costruire le necessarie alleanze. Mai più potremo presentarci ai cittadini senza questa chiarezza di proposta: non ci capirebbero e non ci seguirebbero”. Come dire: non dobbiamo ripetere l’esperienza fatta e che ha portato al governo Prodi, una alleanza vasta che è servita a vincere ma che ha un programma frutto del compromesso che abbiamo dovuto sottoscrivere per mettere insieme tutti.
Dunque per il futuro le idee sono chiare, ma per l’oggi? Nel centro sinistra l’esigenza è una sola: tenere in piedi il governo, anche se per ragioni diverse. Per la sinistra radicale perché questo è il governo più avanzato possibile e se cade non ce ne sarà un altro uguale, per Veltroni perché ha bisogno di tempo per far nascere e consolidare il PD, per Prodi perché non vuole subire un altro smacco dopo quello dell’altra volta. Fassino si è fatto interprete di questo stato di cose e ha lanciato il messaggio, destinatari i centristi, gli unici nel centrosinistra interessati a mandare a casa Prodi: se il governo cade nessuno si illuda si va al voto. Berlusconi ha tirato un sospiro di sollievo, non tanto, come ha fatto finta di capire Fassino, per un implicito via libera alle elezioni quanto perché ha trovato nel maggior partito di governo un alleato nell’escludere, a breve, ipotesi di larghe intese. Resta però il nodo di cosa farà cadere Prodi. Non certo il centro destra che continua a dire che siamo in presenza di un governo a termine ma che non riesce ad affondare il colpo anche quando gli capita l’occasione, e non è la prima volta. Non la sinistra, per le ragioni dette. Forse il centro quando si troverà davanti una Finanziaria e una manovra sul welfare del tutto insoddisfacente. Ma non è detto. Forse a determinare la caduta sarà proprio il suo più forte sponsor, vale a dire Veltroni e il PD. A un certo punto si accorgeranno che il discredito dell’esecutivo è così grande che la sua immagine negativa si ripercuote sul nuovo partito con il rischio di strangolarlo nella culla. Avere tempo per radicare il nuovo soggetto diventerà allora da fattore positivo fattore negativo e a qual punto sarà staccata la spina. Qualche segnale c’è già. I sondaggi dimostrano che l’effetto Veltroni per il PD si è già esaurito e i consensi sono in calo ulteriore. Per il Paese è l’unica speranza per tornare a respirare.
Veltroni ci salvi da Prodi
Prodi regge ancora perché nessuno ha il coraggio di staccare la spina. Intanto Veltroni scopre quello che noi e tutte le persone di buon senso abbiamo sempre sostenuto: che “si deve capovolgere lo schema che sin qui ha retto il bipolarismo italiano: alleanze vastissime ed eterogenee, costruite per battere l’avversario, ma poi incapaci di governare”.

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