Il Senato il 22 dicembre dello scorso anno ha dato il via libera definitivo e unanime alla legge che vieta la mutilazione genitale femminile. Chiunque praticherà l’infibulazione sarà punito con la reclusione da 4 a 12 anni. La pena aumenta di un terzo se la mutilazione è compiuta su una minorenne e quando è eseguita per fini di lucro. I medici scoperti a praticarla rischiano l’interdizione dalla professione da 3 a 10 anni. La legge prevede anche campagne di informazione tra gli immigrati e nei consolati italiani nei paesi dove è praticata l’infibulazione, al momento della concessione del visto. In Italia sarebbero 45 mila le ragazze provenienti da paesi dove l’infibulazione è ancora praticata. Il sì definitivo è definito da Stefania Prestigiacomo, ministro delle Pari opportunità, «un atto che qualifica il nostro Parlamento». Soddisfatta la radicale Emma Bonino: «Con l’approvazione definitiva del Senato della legge sull’infibulazione, finalmente il nostro paese si è dotato di uno strumento indispensabile per contrastare una delle pratiche ancestrali più cruente e nocive per la salute fisica e psichica delle donne e delle bambine che la subiscono».
All’inizio del 2004 si scatenò una intensa polemica a proposito della proposta del ginecologo Omar Abdulkalil che mirava a praticare presso il Centro regionale contro le mutilazioni femminili una finta infibulazione consistente in una puntura di spillo, previa leggera anestesia sul clitoride delle bambine.Si salva il rito con una pratica indolore e non dannosa commentava il ginecologo.
L’Assessore regionale alla sanità non sapeva quale posizione assumere e preferì chiedere un parere al Comitato regionale di bioetica il cui Presidente, il Prof. Mauro Barni, senza indugi e tentennamenti, dichiarò che la pratica soft suggerita dal ginecologo era una concessione ingiusta ad una ritualità barbara, Il dibattito si estese in tutta Italia ed emerse da parte di alcuni opinionisti, sia maschi che femmine, l’ignoranza di alcuni principi base in materia di diritti umani.
Per avere un’idea del problema:
- sono stimate in 130 milioni le donne nel mondo sottoposte all’infibulazione
- ogni anno due milioni di bambine rischiano di essere sottoposte alla mutilazione genitale.
- In Italia vivono 38 mila donne infibulate o escisse e 20 mila bambine appartenenti a culture che prevedono tradizionalmente una o entrambe le mutilazioni.
- la Convenzione sull’eliminazione di ogni discriminazione contro le donne,,approvata dall’Assemblea dell’ONU nel 1979, raccomandava gli stati a prendere tutte le misure atte ad adottare una nuova legislazione in materia di regolamenti, costumi e le pratiche che costituiscono una discriminazione contro le donne e ogni misura atta a modificare gli schemi del comportamento sociale e culturale che costituiscono una discriminazione contro le donne.
- Dichiarazione di Vienna a conclusione della II Conferenza dell’ONU sui Diritti umani;
- Quarta Conferenza dell’ONU sulle donne a Pechino nel settembre 1995;
- Convenzione dell’Onu sui diritti del fanciullo;
- Carta africana dei diritti e del benessere dei bambini
- Dichiarazione finale della Conferenza su Popolazione e sviluppo del Cairo nel 1994
- Dichiarazione congiunta OMS, Unicef, Unfpa che condanna le mutilazioni genitali femminili;
- Giornata internazionale della donna nel mondo (1997) nel corso del quale il Comitato Inter-Africano fondato nel 1994 ed operante in 23 paesi ha lanciato un appello affinché vengano interrotte le pratiche che violano i diritti alla salute e che deformano il corpo femminile e lo rendono permanentemente mutilato e perchè non vengano utilizzate giustificazioni religiose per perpetuare le mutilazioni
A cura di Battista l’archivista

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