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Una società senza sentimenti con arroganti e indifesi

di Claudio Tirinnanzi | 29 Aprile 2012

Nella prefazione di Alberto Sordi al libro “Ammazza che fusto”, del 1995, tutti i mali della società di oggi. “Solo la solidarietà ci permetterà di uscire da questa grande crisi”.

Sorridete gente, sorridete. E più sorridete e più lui se la ride. Mi par di vederlo l’Albertone nostro lassù, che sbircia felice come un bambino da dietro le quinte celesti, si strofina le mani… e ride, ride, ride. Ride a crepapelle. E ogni tanto si gira, guarda gli angeli che se lo coccolano con lo sguardo ed esclama loro: “Aò, ammazza eh, ma li vedi questi? Quanto so’belli!”. E lo dice con affetto sincero. In fondo era il suo sogno ed è diventata la sua immortalità.

Non sono un esperto di cinema e non ne conosco a pieno le dinamiche. Non sono e non voglio essere un critico. Ma non riesco a non affermarlo: Alberto Sordi è il più grande attore di tutti i tempi. Mi spiace, premetto: sono di parte. Quando sento il sottofondo musicale del Marchese in televisione corro sul divano. Quando cucino o mangio ho l’ immagine di Nando Moriconi con lo spaghetto in bocca che mi osserva. E potrei continuare ancora. Alberto Sordi è stato un grande interprete della commedia italiana ed ha portato sul grande schermo i difetti ma anche i pregi dell’italiano basso, medio ed alto. Ne ha interpretato le più disparate diversità sociali, dal Marchese che zompa dispensando scherzi a destra e a manca al borghese vendicativo con chi ha tolto le speranze al giovane figlio – che poi erano le sue – per il quale era perfino sceso a patti con la propria coscienza. E’ stato un crescendo fatto di spettacoli, di radio, di personaggi che poi sono diventati dei miti. Ma la carriera di Sordi, i suoi film, i suoi ruoli sono noti a tutti. E allora, che scrivo a fare? Scrivo per ripetere ancora una volta: Alberto Sordi è stato il più grande di tutti. E non riuscirete a farmi cambiare idea, vi avverto. Ancora di più oggi quando, rileggendo la prefazione che Alberto ha scritto al libro “Alberto Sordi – Ammazza che fusto” nel luglio del 95, leggo:

“Ho interpretato personaggi di tutte le estrazioni sociali, fino a trovarmi invecchiato attraverso gli anni che sono passati. E sono così giunto a questo vecchio di ottant’anni (in Nestore) che ho voluto rappresentare proprio perché, in un momento economico, sociale e politico così confuso, convulso, dominato dal consumismo, dove diventa impossibile riflettere sulla vita di tutti i giorni, l’anziano rappresenta in assoluto la categoria degli indifesi. Tutti i sentimenti che stanno alla base del vivere sociale sono scomparsi: la vergogna, il rispetto, l’altruismo, la solidarietà. E così, ho realizzato un film che forse il pubblico non si aspettava da me. Stiamo attraversando un periodo che ci impone di non aspettare che le istituzioni provvedano a sistemare determinate anomalie. Basterebbe la volontà del singolo di guardarsi attorno, per aiutare chi sta vicino. Solo la solidarietà ci permetterà di uscire da questa grande crisi. […] Ora, continuando il cammino, mi sono chiesto se un vecchio può ancora essere protagonista di un film, e mi sono reso conto che il mondo è sostanzialmente ancora dei vecchi: il potere è ancora ben saldo nelle loro mani. […]”

Eh sì, caro Alberto. Le hai scritte quasi venti anni fa, ma mica è cambiato nulla sai? Sempre nella  tua prefazione hai scritto: “Se penso a Tangentopoli, mi viene in mente il 1984 quando realizzai “Tutti dentro”. Ricordo che nel film dichiarai che, per chiudere tutto, occorreva incriminare il giudice, pur conoscendone l’integrità assoluta.. Bè, mi vengono i brividi ad assistere a quello che sta accadendo oggi. Proseguii sempre anticipando i tempi […] tanto che seguendo semplicemente le vicende di attualità ho potuto programmare il mio cinema […] rifiutando le offerte dall’America perché mi si chiedeva di interpretare ruoli mentre a me interessava raccontare qualcosa che ben conoscevo, la storia d’Italia, appunto.”

Caro Alberto, nella mia mente scorrono i tuoi ruoli, i tuoi film. Echeggiano queste tue parole. Penso ai nostri anziani, alle lacerazioni dei loro diritti, alla mancanza di tutele. Alla crisi economica ed all’individualismo spregiudicato che li rende sempre più ultimi. Penso alle prossime manovre dei governi – leggi l’Imu che stangherà gli anziani ospiti delle case di riposo – ed i brividi vengono a me.  Hai proprio anticipato i tempi e la storia. Chapeau.

Pubblicato in : Primo piano

Info Claudio Tirinnanzi

Fiorentino, Vicedirettore ad interim e Webmaster di Pensalibero.it. ICT in Fondazione Turati, co-editore di Fiorentinanews.com, iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Toscana. Collabora con alcune associazioni fiorentine.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. valerio giannellini

    6 Maggio 2012 alle 16:53

    probabilmente, anzi certamente, si legge o si interpreta diversamente uno stesso scritto, come si guarda o si riflette diversamente su uno stesso film. Non si spiegherebbe diversamente quello che ci accade intorno. Esiste anche un modo di dire: “ma abbiamo visto lo stesso film?”‘
    I vecchi non sono tutti “i più deboli”, il potere è ancora ben saldo nelle loro mani (leggo dalla prefazione, e chioserei: di alcuni di loro). Distinguere è la cosa più difficile o più faticosa. Alberto Sordi ha volta volta dato vita, con maestria e sensibilità umana e civile, al personaggio di UN medico, di UN recluso, di UN vecchio… Mi si rizzano i tre peli rimasti quando sento parlare con leggerezza di giovani e vecchi, politici e antipolitici, perfino di democrazia. Quale e quali?!!!

    Rispondi
  2. enrico marteloni

    4 Maggio 2012 alle 08:37

    Sì, l’antipolitica…diciamo che è il clientelismo italiano, alimentato dai maggiori partiti come il psi dc e pci trasformati dopo tante metamorfosi, in pdl, pd ,Lega tanto per citare i principali, ha provocato questo misfatto. Ora non possiamo permettercelo più.

    Rispondi
  3. Maria Rita Monaco

    3 Maggio 2012 alle 09:42

    Grande Claudio,
    quello era il vero cinema italiano…”Castigat ridendo mores” citava Totò dandone una traduzione maccheronica in uno dei suoi film e Sordi interpretava degnamente i tanti difetti e i pochi pregi di un’Italia che stentava a crescere, individuando con anticipo i problemi e le poche volontà di miglioramento. Comunque oggi siamo in questa situazione e l’antipolitica rischia di sommergi nel qualunquismo più squallido.

    Rispondi
  4. Claudio Tirinnanzi

    1 Maggio 2012 alle 18:34

    Caro Enrico. Grazie. E non sai quanto avrei voluto accompagnare questa mia piccola dedica/riflessione ad una tua vignetta….!

    Rispondi
  5. Enico Martelloni

    1 Maggio 2012 alle 14:33

    Ottimo articolo Claudio. Quelle virtù che hai citato sono state nascoste da molto tempo in questo Paese da un’idea del liberismo tutta personale che ha fatto da male esempio per molti di noi. Sordi, grandissimo come Totò, è riuscito ad interpretare i difetti e i pregi degli italiani ed ha anticipato un problema sociale enorme come quello degli anziani in un paese di vecchi come il nostro. E’ triste, ma è così. I più deboli sono i nostri vecchi, vediamo se ciascuno di noi si adopera per migliorarne le condizioni di vita.

    Rispondi

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