Ancora sul sentimento degli Italiani verso la Patria, argomento sollevato da Mariella Partilora. Oggi l’amor patrio dovrebbe essere non solo per la nazione, ma per l’Europa.

Sconfitta l’oligarchia repubblicana di Firenze da parte dei Medici con l’esercito preso a prestito dagli spagnoli, che cosa restava dell’amor patrio nel 1500? Solo quello vagheggiato dagli intellettuali. Per tutto l’alto medioevo, la conoscenza era custodita dalla Chiesa, che si era sostituita ai funzionari e amministratori dell’impero romano al momento della sua estinzione. Una delle ragioni perchè nessuno ama la patria risiede nel fatto che la gerarchia ecclesiastica non aveva nessun motivo per creare una tale coscienza, che solo noi in Italia chiamiamo laica, del senso unitario dello Stato nazionale, intesa come non gestita secondo le regole dei presuli cattolici. Per la semplice ragione che ne contrastava e temeva l’avvento essendo essa stessa entità politica temporale, grazie al falso della “Concessione di Costantino”, e spirituale universale al tempo stesso. La Chiesa, aiutava con l’elemosina, gli ospedali, i ricoveri, il popolo minuto e i poveri. La sua funzione sociale era indiscussa ma in ottica cristiana. L’erudizione del singolo individuo non era prevista fine a se stessa. Almeno per le masse, grazie alla carità cristiana si sopravviveva, ed anche le grandi famiglie mercantili e terriere, avevano bisogno d’artigiani, operai, e contadini. Con la controriforma tridentina non cambiò nulla. Al latifondo del sud non corrispondeva la mezzadria in Toscana e la cascina in Lombardia. In tutta Italia l’analfabetismo era quasi assoluto, come lo era la diffusione di superstizioni, credenze ed altre bestialità. L’ amor patrio aveva bisogno una nazione, unita, ed al centro l’Uomo, la sua libertà di agire e pensare. Ci voleva la rivoluzione francese e Napoleone. In Italia Mazzini. ” L’amor patrio di Dante” era per l’apostolo d’Italia, il debutto per creare i cittadini del futuro. L’amore per la patria, però, non s’inventa, si trasmette. Per troppo tempo sulla penisola ci si era scordati delle virtù della civitas romana.
L’oblio della civitas romana, quella repubblicana, che per secoli aveva reso Roma il centro del mondo, viveva solo attraverso qualche illuso intellettuale sparso per la penisola. Nei secoli, il volgo si era arrangiato a campare, il nobile a vessare, il presule a benedire e a questuare. L’amor patrio nasce con l’avvento della nazione che altrove s’andava formando con non meno sangue che le cruenti battaglie nostrane, finanziate, da banchieri italiani. Spagna, Francia, Inghilterra, non guardarono a quanto dolore e morte esse spargevano nei loro campi dissodati dalle lame delle spade dei loro soldati. Crearono, però, uno Stato. In quell’ambiente si generò l’amor patrio che continuò in quei popoli ad evolversi nel tempo. L’Europa d’oggi assomiglia all’Italia di allora, incapace di darsi un’unità politica; se in Italia era la lingua a darne una certa identità unitaria, la moneta unica, oggi ha la stessa funzione per l’Europa. L’aggravante è che l’Euro sta diventando la disperazione e la disgregazione del vecchio continente che se non si ravvedrà da questa sciocchezza, assicura il declino della sua potenza, cominciato col primo conflitto mondiale.
Oggi l’amor patrio dovrebbe essere non solo per la nazione, ma per l’Europa. La storia e la geografia insegnano. Le città greche caddero prigioniere di Filippo il macedone ed Alessandro Magno, poi di Roma. Quelle italiane altrettanto disunite, in quelle del Sacro Romano Impero e degli Stati nazionali del continente, che dominarono politicamente e militarmente la penisola. L’Europa, si trova ora, in balia della speculazione finanziaria che muovo da est. Probabilmente un vento che potrebbe portare con sé cose non gradite. L’Italia è in ritardo e il suo amor patrio ostacolato nel percorso di maturazione nelle coscienze degli italiani. Perché? Avere una coscienza nazionale era un privilegio di pochi: chi sapeva leggere e scrivere, chi aveva una cultura, o aveva avuto un’educazione scolastica superiore. L’Italia aveva al suo debutto di regno, il cinque per cento della popolazione d’alfabetizzati. La Chiesa ritardò con tutti i mezzi, la nascita per il sentimento dell’amor patrio, ma da meno non furono il socialismo marxista e il fascismo che lo usò a proprio fine. Dopo la seconda guerra mondiale, l’Italia non aveva ancora acquistato quel moto interiore d’unità che un popolo doveva avere. Ha sviluppato in compenso la furbizia, il compromesso, prerogativa di chi deve tirare a campare senza trovare il tempo per alzare la testa verso un orizzonte più ampio. Non che da altre parti del mondo sono poco furbi, come si tende a pensare in Italia degli altri, ma da noi della furbizia ce n’arroghiamo orgogliosi la falsa virtù.

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