Se Cetto è in grado di intercettare il 9% dei voti potenziali degli elettori
(cazzuiu!) e se Berlusconi – piaccia o non piaccia – raccoglie non solo il
consenso dei numerosi yes men, dei cortigiani e delle veline che ha intorno, ma
anche ed ancora di tanti onesti cittadini, beh questo è lo stesso tempo e lo
stesso paradigma nel quale si agitano le non poche vergini immacolate che
dicono di fargli opposizione: Fini, Bersani, Veltroni, Di Pietro e quant’altri
sono figli (legittimi o naturali) del berlusconismo e si muovono seguendo alla
lettera gli stilemi del principale. Essi non hanno alle spalle una chiara
identità politico-culturale cui agganciare la proposta politica, non hanno o
comunque non esibiscono una proposta politica, sono capi faziosi e padroni
spesso arroganti dei loro partiti (o delle correnti che li hanno portati al
potere), sono uomini che non hanno coraggio o quando hanno mostrato del
coraggio lo hanno fatalmente accompagnato ad insipienza, sono consumati
mestieranti della messinscena e per innata vocazione non possono fare a meno di
prenderci tutti quanti per il culo.
Una delle ragioni di fondo per cui – nonostante scandali e inadempienze varie
– il Cavaliere è ancora (e verosimilmente resterà) in sella è che non è nata,
non è spendibile sul mercato elettorale una formazione politica capace di
opporre – non a lui medesimo ma – al sistema che si è creato una alternativa
credibile in termini di: cultura e strategia politica, programmi, leadership e
– alla faccia di tutti – un briciolo di coerenza. Nel tempo che dovesse
(condizionale sempre d’obbligo, con scetticismo) scaturire qualcosa del
genere, chi vorrà saprà riconoscerla e ne trarrà le debite conseguenze. Nel
frattempo, lasciando all’innocuo Bersani il delirio della vittoria elettorale
del centro-sinistra, qualcuno dovrebbe spiegare ai cittadini e agli elettori
(del cui turbamento mi permetto di dubitare): perché abbandonare l’originale in
favore di pallide copie?
Paolo Marini

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