Salvini ha capito che presentare l’immigrazione come il pericolo numero uno dell’Italia lo aiuta a ottenere consensi, perché sono molti i poveri in Italia, e i poveri, più dei benestanti, si sentono minacciati da altri poveri in arrivo con cui non vogliono condividere nulla. Del resto Salvini deve aver avuto ben chiaro tale meccanismo dai tempi dei “comunisti padani” di cui era capo, quando avrà notato che molti “proletari” in realtà combattevano da “comunisti” non in nome di valori o ideali universali, ma in nome dei propri – comprensibili almeno in parte – interessi personali. In questo senso non vedo una contraddizione in tale definizione, “comunisti padani”, o meglio sì, perché al posto di “comunisti” avrei messo, appunto, “proletari” (in senso lato). I comunisti o sono internazionalisti o non sono tali, io credo. Ma probabilmente Salvini voleva permettere a molti ex elettori del Pci di passare alla Lega sentendosi a posto con la coscienza: da qui la decisione di non scorgere alcuna contraddizione tra i due termini, il cui accostamento, però, a me pare alquanto bizzarro. O è stato un altro il motivo della scelta di una definizione del genere? A dirla tutta, però, non mi sembra che dietro le decisioni di uno come Salvini occorra supporre grandi e profonde riflessioni.
Fabrizio Amadori

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