Avverto l’onere di intervenire. Accodandomi alle precisazioni di Cariglia. Perché mi siano dissipate -si dissipino tra gli interlocutori- quelle incertezze che nel mio primo intervento avevo –forse, maldestramente- racchiuso nel mio “ma”. In effetti, nella comune e diffusa esperienza che la struttura operativa rispecchia sia la volontà di progetto politico sia l’ideologia che sottostà al progetto, il quesito-orientamento sulla possibile forma organizzativa aveva il ruolo di enucleare, dalla varietà delle eventuali esperienze culturali confluenti in un progetto di “polo laico”, gli interessi condivisi. Interessi da finalizzare non alla propria esaltazione di appartenenza e continuità, bensì da porsi come supporto alla individuazione e/o elaborazione di principi fondanti una politica del XXI secolo.
Ho più volte letto la invocazione alla ”autonomia” ed alla “indipendenza”. O, rapportata alla rivendica di posizioni Socialiste, nell’alveo di un dibattito esclusivo con la “sinistra” e, comunque, di una resa dei conti con il “cattocomunismo”; o, quale presupposto più etico/politico e comportamentale che non prassistico (ad esso affidando la ricostruzione di una forza Socialista idealizzata); o, quale indistinto conglomerato -in un equivoco gioco di ruoli e di presenze-.
Ho taciuto, argomentandole diversamente, le mie perplessità.
Invero, già da quel che si legge si prospettano diverse soluzioni organizzative e, con queste, della gestione politica. Un movimento (che appare -per la sommatoria confusa di ideologie- presuntuoso nel fare; destinato a consumarsi). Una qualche indistinta forma di associazionismo federativo (in sè inefficace e foriero di dipuste astratte, con il prosieguo delle proprie appartenenze). Una volontà di prospettazione di un organismo politico (involto, però, nell’ambito angusto della contrapposizione -da che?- e subalterno a schemi di una satura e sclerotizzata concezione della lotta politica).
In verità sono stanco. Mi approccio alla fondazione del “polo laico” rassegnando, alla mia storia, la mia identità di Socialista costiano e nenniano; intransigente, incorruttibile, rivoluzionario, despota dell’eticità della politica.
E gradirei che tutti deponessero gli orpellli. I vessilli. I simboli.
Che tutti si appropriassero del significato e progetto dell’azione innovativa e sconvolgente e rivoluzionaria –come solo può e deve essere, per avere consapevolezza e destino, la costituzione di un “nuovo” (sulla cui significazione, ideologia e prassi mi riservo di opinare in un intervento assembleare)-. Che auspico partito movimentista. All’origine configurato secondo i criteri di organizzazione partecipativa che propugnerà. Che sarà in grado o avrà volontà di propugnare; come eplicitazione delle sue ipotesi, del suo credo.
Non condivido Ariola –pure, qui, pubblicamente affermando che ho conoscenza tale di lui per sostenere che dieci “Ariola” avrebbero capacità di potenza deflagratoria, sul piano della morale e della sagacia del costume politico-. Ritengo che la posizione che pone sia oscurantista (per ricordi scolari di storiografia politica: oscurantista e forcaiola –Gabriele, leggimi e non volermene-); quindi Terracciano.
Per la costituzione del “polo laico” occorrerà., a mio avviso, ritenere procedenti le riflessioni di Cariglia. Insinuanti. Di prudenza “dinamica”. Che, comunque, invito ad una moderazione minore.
Le rivoluzioni –e il “polo laico” “deve” essere una rivoluzione- amano la ghigliottina.
Dobbiamo decapitare in noi stessi la alterigia, la presunzione, la rivalità, l’esclusione, la contrapposizione.
Ai “miei” Socialisti un monito: manteniamo ed esprimiamo l’onore dell’Internazionale.
franchini
Per aderire all’assemblea fare click su:ADESIONE ALL’ASSEMBLEA

Lascia un commento