
Ogni settembre, puntuale come una ricorrenza fiscale, si ripete a Napoli uno degli spettacoli più grotteschi della modernità: migliaia di adulti che gridano al miracolo per un fenomeno chimico elementare. Ma la vera vergogna non sta nelle folle che si radunano davanti al Duomo. Sta nelle redazioni che trasformano la cronaca in propaganda superstiziosa.
Il professor Giuseppe Geraci dell’Università Federico II ha dimostrato con imbarazzante semplicità che il “miracolo” di San Gennaro è replicabile in laboratorio. Ha preso sangue umano, lo ha fatto fermentare con batteri per un anno e ha ottenuto la liquefazione semplicemente capovolgendo il contenitore. Un esperimento da liceo scientifico che ha ridotto il “prodigio divino” a quello che è sempre stato: un banale processo di tixotropia.
La scoperta del professor Geraci avrebbe dovuto segnare la fine di questa farsa medievale. Invece ha evidenziato qualcosa di più inquietante: l’abisso etico del giornalismo italiano quando incontra la religiosità popolare
Dal Corriere della Sera a Repubblica, dal Mattino al Messaggero continuano a titolare ogni anno “San Gennaro ha fatto il miracolo” con la stessa serietà con cui annuncerebbero una scoperta scientifica. Sono gli stessi giornali che si ergono a paladini dell’informazione verificata, che combattono le fake news, che rivendicano il ruolo di cane da guardia della democrazia.Eppure, quando si tratta del sangue di San Gennaro, questi colossi dell’informazione abbandonano ogni rigore professionale e si trasformano in megafoni di superstizione.
Non è ignoranza è calcolo commerciale.
Questi direttori e redattori sanno perfettamente che stanno spacciando una bufala. Conoscono la spiegazione scientifica, hanno accesso alle ricerche, potrebbero verificare e informare. Ma preferiscono vendere copie piuttosto che fare giornalismo. È la prostituzione intellettuale travestita da tradizione.
Quando Il Mattino titola “Il Miracolo si è ripetuto”, non sta facendo cronaca. Sta fabbricando consenso intorno a una menzogna.È giornalismo da regime, dove la verità viene sacrificata sull’altare dell’audience. È la stessa logica che alimenta complottismo e disinformazione: scegliere la versione più appetibile invece di quella più accurata.Questi professionisti dell’informazione usano le stesse tecniche narrative che poi denunciano quando le trovano sui social media: titoli sensazionalistici, omissione di fatti scomodi, appello all’emotività invece che alla ragione. La differenza è che loro lo fanno con la patente di giornalista.
Ma vi è di più: vi è l’alleanza perversa
Il rapporto tra stampa e Chiesa sul miracolo di San Gennaro rivela una delle alleanze più perverse del panorama mediatico italiano. I giornali garantiscono copertura acritica in cambio di contenuti che fanno presa sul pubblico. È un patto non scritto ma solidissimo: voi fornite lo spettacolo, noi garantiamo la pubblicità.Questa complicità non è casuale né innocente. È una strategia precisa per mantenere larghe fasce della popolazione in uno stato di minorità intellettuale. Un pubblico che accetta acriticamente il “miracolo” del sangue di San Gennaro è lo stesso che consumerà senza filtri qualsiasi altro prodotto mediatico gli venga proposto.
Il prezzo di questa operazione va oltre la singola notizia falsa. Quando i maggiori quotidiani nazionali legittimano la superstizione, perdono ogni autorità morale per criticare altre forme di irrazionalità. Come possono denunciare i no-vax o i terrapiattisti quando loro stessi propagano credenze antiscientifiche?Come possono rivendicare il ruolo di educatori dell’opinione pubblica quando deliberatamente scelgono di alimentare l’ignoranza? Come possono parlare di fact-checking quando il loro fact-checking si ferma davanti alle ampolle benedette?
Se esiste davvero un peccato contro lo spirito, è quello commesso da questi giornalisti. Hanno gli strumenti per illuminare e scelgono di oscurare. Hanno il dovere di informare e preferiscono disinformare. Hanno la responsabilità di elevare il dibattito pubblico e lo degradano sistematicamente. Il miracolo vero sarebbe vedere questi quotidiani fare finalmente il loro mestiere: raccontare che a Napoli ogni settembre si verifica un fenomeno chimico perfettamente spiegabile, che migliaia di persone lo scambiano per un intervento divino, e che questa confusione dice molto di più sullo stato dell’educazione scientifica italiana che sulla potenza di San Gennaro.
Ma evidentemente certi miracoli sono davvero impossibili. Anche per chi dovrebbe avere la professionalità come vocazione e la verità come missione.
Daniela Piesco

Daniela sono scandalizzato, dispiaciuto del suo livore verso San Gennaro.
Quante cattiverie.
Posso fare una domanda:ma lei è battezzata?