
Un socialismo nuovo in tempi di destra. Catherine Connolly e Zohran Mamdani, non sono certo ancora l’espressione di una tendenza consolidata, ma di una ricerca, in forme nuove e spesso inattese, di una politica capace di restituire giustizia, uguaglianza e senso alla parola futuro.
Connolly, appena eletta Presidente d’Irlanda, è una figura indipendente, lontana dai partiti tradizionali. Ha vinto parlando di uguaglianza, casa, scuola, sanità, pace e neutralità. In un’Europa che ha smarrito il linguaggio della solidarietà, ha ricordato che la pace deve essere la stella polare della politica internazionale e che la dignità delle persone vale più dei vincoli di bilancio. Inoltre non teme di parlare di genocidio a Gaza.

Mamdani, giovane deputato socialista del Queens, figlio di migranti ugandesi, ha conquistato la candidatura a sindaco di New York dicendo che la città deve tornare “una casa per chi lavora, non una vetrina per i ricchi”. Ha fatto della giustizia sociale e del diritto all’abitare la sua bandiera, rianimando una speranza politica tra i giovani e nei quartieri popolari.
La vittoria di Connolly e la crescita di Mamdani non cambieranno subito i rapporti di forza globali. Ma raccontano qualcosa di più profondo: che la storia non è ferma.
Che anche nel buio dei tempi reazionari, cresce un pensiero diverso, un bisogno di comunità, un’idea di giustizia che parla di un socialismo nuovo, non ideologico ma umano, non di apparato, capace di unire chi produce, chi cura, chi insegna, chi lotta per un pianeta vivibile e non accetta come un dato naturale lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.
Anche in Italia, le forze che si reputano di sinistra non possono star fuori da questa ricerca di senso per la politica, di costruzione di una filosofia sociale critica del capitalismo.
Enrico Rossi

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