E’ quando propone Democrazia Futura, movimento di estrazione socialdemocratica presieduto da Alberto Tomassini che del PSDI è stato per molti anni esponente nazionale e assessore regionale del Veneto.

La responsabilità di tale mancata modifica – secondo Democrazia Futura – va imputata non solo ai partiti ed alle rappresentanze parlamentari, ma anche all’inerzia della Presidenza della Repubblica che dopo avere operato e consentito la costituzione di un governo tecnico ai limiti della legalità costituzionale, sia pur necessario stante la gravità della situazione economico-finanziaria dell’Italia, non ha impresso quella vigoria e decisione doverosa obbligando il parlamento ed il governo ad intervenire in materia.
Piuttosto che alla prossima scadenza elettorale, per la quale non esiste una indicazione di voto, Democrazia Futura preferisce guardare oltre. Preso atto che “l’equilibrio democratico dell’Italia non potrà avere una sua definitiva stabilizzazione di tipo europeo fino a quando continuerà l’assenza
di una forza che sia genuina rappresentante della socialdemocrazia nel solco tracciato da Giuseppe Saragat nell’immediato dopoguerra”, il movimento si pone un obbiettivo ambizioso.
Si tratta, infatti, di “avviare contatti con le socialdemocrazie dei paesi scandinavi aderenti all’Unione Europea ( Svezia, Danimarca, Finlandia ) al fine di individuare la possibilità di costituire un movimento che aderisca ad una di dette formazioni per riproporre in forme innovative e rigorose il rilancio di una presenza politica in Italia che si richiami al coraggioso e lungimirante pensiero saragattiano nel solco della tradizione riformista di Turati e Matteotti e che sappia anteporre nell’indicare l’azione di governo del Paese gli interessi generali a quelli della propria parte politica.”

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