Sarà stato il richiamo a Benedetto Croce, il nostro grande maestro di storia e di liberalismo, sarà stato l’appello al sentimento patriottico, sarà stato il fascino di Sarzana , la cittadina tosco-ligure amabile per conformazione e dimensioni, cara per ricordi; sarà stato, forse, anche il bel tempo, il piacere del viaggetto in treno , la cordialità dell’accoglienza… fatto sta che il discorso di Salvatore Settis , direttore della Normale di Pisa, al festival della mente, mi è piaciuto ; di più, mi è sembrato significativo, importante, convincente, entusiasmante. Tanto da volerlo raccontare – con il permesso del direttore – ai lettori di Pensalibero.
Settis, che è professore di storia dell’arte e di archeologia classica , ha parlato di fronte a un pubblico scelto e vario, festoso e numeroso, raccolto sotto il tendone allestito nella piazza Matteotti, la piazza centrale di Sarzana, alla quale si affaccia il Caffè Costituzionale.
“Stiamo vivendo – ha esordito – la più drammatica emergenza ambientale della storia italiana “. Con una crescita demografica tra le più basse del mondo, l’Italia subisce un dilagante consumo del suolo. E’ questa una violenta contraddizione, che “può portare a una bolla immobiliare simile a quella che ha colpito gli Stati Uniti “ In questa situazione molti italiani , ma soprattutto chi li governa ( li malgoverna, ndr ) continuano a ritenere che investire nell’edilizia
sia l’unica forma di investimento sicuro. “ Si tratta di un errore fatale – ha denunciato Settis – che sta provocando danni irreversibili al nostro paesaggio “. La speculazione edilizia non solo provoca le devastazioni che sono sotto gli occhi di tutti ( di tutti quelli che vogliano guardare ! ), ma anche “ rischia di bloccare l’economia, penalizzando altre forme di investimento, più redditizie e più utili
al futuro del Paese” . Un futuro – Settis ha ragione – che non potrà , non potrebbe, non dovrebbe , fondarsi sempre e soltanto sul mattone e sul cemento armato.
Il fatto è che siamo – ha ricordato il professore – il Paese con il più grave dissesto idrogeologico ; e che stiamo trascurando le misure necessarie per mettere in sicurezza il territorio. Mentre invece “la stessa mano d’opera che utilizziamo per l’edilizia potrebbe – dovrebbe – essere proficuamente destinata a salvaguardare la sicurezza del suolo , la natura del paesaggio, la salute dei cittadini “.
Ed è a questo proposito che Settis si è collegato alla storia dei movimenti per la difesa del territorio e la conservazione del paesaggio, rifacendosi a Benedetto Croce ed alla sua iniziativa politica, dalla quale derivò, all’inizio del Novecento, la prima legge generale italiana per la tutela di quelli che poi saranno definiti i beni ambientali.
Beni ambientali e culturali : furono oggetto, fin dai primi giorni dell’ Italia unita, di una difficile battaglia di tutela combattuta contro interessi e privilegi della proprietà privata; una battaglia che vide protagonisti – che piacere sentirlo rievocare e documentare! – personalità tra le migliori dell’Italia liberale : da Camillo Cavour a Terenzio Mamiani, da Ruggero Bonghi a Michele Coppino, da Francesco De Sanctis a Pasquale Villari, a Ferdinando Martini. Fino ad arrivare alle leggi del 1902 e del 1909. E nella successiva opera legislativa si distinsero per coerenza e per tenacia i deputati ravennati Luigi Rava e Corrado Ricci; e –udite – il deputato toscano Giovanni Rosadi ( quando passate da via Bonifacio Lupi, amici fiorentini, leggete la lapide che , sulla facciata della casa al numero civico 9 , lo ricorda “ avvocato, oratore, scrittore..sei volte deputato del bel San Giovanni “, con “ le ragioni della giustizia e dell’arte da lui oltre ogni umana cura nel fòro, in Parlamento, tra le folle propugnate e difese “ ). Legge Rosadi si chiamò , appunto, quella che inserì, tra le realtà da tutelare, “ giardini, foreste, paesaggi, acque “ di prevalente interesse pubblico. E la sostennero Nitti, nel 1919 , istituendo un apposito sottosegretariato, affidato a Pompeo Molmenti ; e subito dopo Giolitti, negli anni drammatici del suo quinto governo, nel quale ministro della Pubblica Istruzione era proprio Benedetto Croce ; e ancora Bonomi, con il ministro Corbino, e Facta, con il ministro Anile; finchè la legge Rosadi fu approvata ( n.778, 11 maggio 1922, quattro mesi prima della marcia su Roma ).
Che emozione ascoltare Settis raccontare, con passione e competenza tutte sue, la storia !
E sentirlo leggere le parole di Croce : occorre una legge – scriveva il Maestro nella sua relazione al Parlamento – che “ ponga , finalmente, un argine alle ingiustificate devastazioni che si van consumando contro le caratteristiche più note e più amate del nostro suolo “, perché “ difendere e mettere in valore le maggiori bellezze d’ Italia, naturali ed artistiche risponde ad alte ragioni morali e non meno importanti ragioni di pubblica economia “.
Agli stessi princìpi, anni dopo, si ispirerà la legge Bottai sul , del 1939 , quella che introdurrà il principio del diritto del cittadino alla “ godibilità “ dei beni paesaggistici e ambientali. Ancora oggi ha evidenziato Settis – quei princìpi “ costituiscono il nerbo del codice dei Beni culturali e del paesaggio e della relativa legge attualmente vigente, raro esempio di legge bipartisan “, in quanto condotta in porto da ministri ( Urbani, Buttiglione, Rutelli ) dei governi Berlusconi e Prodi ; ma anche legge “ fra le più disattese d’ Italia, martoriata da deroghe, sanatorie, condoni, piani casa e
quant’altro “.
Condividete ? Vi interessa ? Ho sintetizzato, naturalmente. e me ne scuso. Le conclusioni che seguono, tuttavia, ci chiamano in causa come cittadini . Si rivolgono , vorrei dire, alla nostra sensibilità di cittadini della ragione, di liberali e di laici che si sentono discendenti dai padri del nostro Risorgimento : “ Il primato del pubblico bene che fu il cuore della storia d’Italia viene oggi impunemente calpestato in nome di un mercatismo straccione . Chiediamoci dunque se siamo capaci noi di combattere oggi le battaglie dei Rava, dei Rosadi, dei Croce “. Se siamo capaci di un nuovo patriottismo, che abbia nella sua bandiera la difesa della nostra terra italiana, del bene prezioso del suo paesaggio, del suo ambiente.
Che ne dite, lettori di Pensalibero ? Siamo in grado, abbiamo la volontà , la capacità di rispondere alla domanda, di raccogliere l’appello lanciato da Sarzana ?
Adalberto Scarlino

Carissimo Adalberto complimenti per il bellissimo articolo. Il modo migliore per festeggiare il prossimo 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia potrebbe proprio essere ripartire da questo amore per l’Italia e il suo ambiente. E se da queste riflessioni nascesse un’iniziativa pubblica? Fraterni saluti
Bravo Adalberto. Magari leggessero Croce (con attenzione e senza pregiudizi) i moderni ambientalisti e, magari, anche qualcuno al Governo che vede i beni ambientali (quando va bene) come una moderna Disneyland!……