• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Segui Pensalibero: Facebook · Community WhatsApp

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Trump fa il bullo col Congresso, ma non può mettere il veto alle inchieste della Camera

La brutale sconfitta di Trump alle elezioni di metà mandato non ci dice ancora molto sui democratici, ma ci dice molto su Trump e su quanto abbia stravolto la tradizione repubblicana. E conferma una regola che vale da Budapest a Belgrado: gli estremisti non sono adatti a governare una democrazia moderna, e prima o poi vengono sfiancati dall’ostilità degli elettori. È successo a Viktor Orbán in Ungheria, a Mateusz Morawiecki in Polonia e, dieci giorni fa, a Aleksandar Vučić in Serbia.

di Marco Taradash · 6 Novembre 2026

La brutale sconfitta di Trump alle elezioni di metà mandato non ci dice ancora molto sui democratici, ma ci dice molto su Trump e su quanto abbia stravolto la tradizione repubblicana. E conferma una regola che vale da Budapest a Belgrado: gli estremisti non sono adatti a governare una democrazia moderna, e prima o poi vengono sfiancati dall’ostilità degli elettori. È successo a Viktor Orbán in Ungheria, a Mateusz Morawiecki in Polonia e, dieci giorni fa, a Aleksandar Vučić in Serbia. Le democrazie, e speriamo che i democratici americani lo capiscano, si governano dal centro, guardando a destra o a sinistra secondo le stagioni. Gli elettori possono sbagliare una volta, magari due. Ma quando i monumenti di arroganza e demagogia cominciano a crollare addosso a loro e alle loro famiglie, si accorgono dell’inganno in cui sono caduti e del rischio mortale che hanno corso. 
Prima che chiudessero i seggi, al telefono con CBS, Donald Trump aveva rivendicato «il potere supremo», quello di veto, e si era detto felice di diventare «Mr. Veto». A sconfitta avvenuta si è congratulato con i democratici e ha spiegato, in sostanza, che si metteranno d’accordo con lui, altrimenti bloccherà tutto. Poi, con Politico, ha ammorbidito ancora: non vuole passare due anni a respingere leggi. Forse si è reso conto che il Congresso ha poteri ai quali non basta opporre la faccia feroce. Il veto funziona se sulla sua scrivania arriva una legge che non gli piace. Ma a chi pensa di restituire, senza firma, la convocazione di un suo ministro davanti a una commissione?
Per misurare la sconfitta conviene partire dal Texas. Su pressione di Trump, nel 2025 i repubblicani avevano ridisegnato i collegi della Camera per strappare cinque seggi ai democratici. Avevano fatto i conti con gli elettori del 2024, ma quelli del 2026 gliene hanno concesso uno solo e in cambio hanno tolto loro due collegi repubblicani, oltre al governatore e a un seggio al Senato. In Kansas, un democratico non vinceva un seggio al Senato dal 1932. In Ohio Sherrod Brown torna al Senato e i democratici conquistano anche il governatorato.
Quale garanzia americana ha funzionato? La più elementare. A metà del mandato si può votare contro il presidente. Si rinnova l’intera Camera e circa un terzo del Senato. Gli Stati organizzano il voto con regole anche molto diverse fra loro. Dopo di che il presidente resta al suo posto, ma non può sciogliere le Camere che gli sono diventate ostili. La sovranità popolare non è una formula.
Robert Garcia, il democratico più alto in grado nella commissione di Vigilanza della Camera, che da gennaio la presiederà, ha già indicato le sue priorità: gli affari della famiglia Trump, a cominciare dalle criptovalute, gli abusi della polizia dell’immigrazione e la gestione dei file Epstein. La notte del voto ha scritto due parole: «Lawyer up», trovatevi un avvocato. Dal 3 gennaio potrà fissare audizioni, convocare funzionari sotto giuramento e ordinare la consegna di documenti pertinenti all’attività legislativa. La Casa Bianca potrà opporre il segreto su alcune comunicazioni, e in quel caso la controversia finirà davanti a un giudice. Intanto qualcuno dovrà spiegare in pubblico chi ha dato un ordine, in base a quale legge e spendendo quanto. Il Senato, a sua volta, potrà respingere i candidati di Trump a un’ambasciata o a un tribunale federale. Al presidente resterà soltanto la possibilità di proporne un altro.
Per gli europei la prova più seria riguarda l’Ucraina. Il Congresso può votare i fondi per la difesa di Kyjiv, vincolarne la destinazione e pretendere dal Pentagono il rendiconto delle consegne. Trump conserva il veto, e per superarlo servono i due terzi dei votanti in ciascuna Camera. Ma anche lui, quando chiederà denaro per una sua priorità, avrà bisogno dei democratici. E una volta che lo stanziamento è legge, il presidente è tenuto a rispettarlo. Il precedente esiste: nel gennaio 2020 il Government Accountability Office, l’organo di controllo dei conti che risponde al Congresso, stabilì che la prima amministrazione Trump aveva violato la legge congelando, per ragioni di politica estera, circa 214 milioni di dollari di aiuti militari destinati proprio all’Ucraina.
Resta però una distanza politica fra un dollaro votato a Washington e un missile antiaereo che arriva a Kyjiv. A guidare il Pentagono, a trattare con Mosca e a parlare per gli Stati Uniti al Consiglio atlantico sarà ancora Donald Trump. Una legge del 2023 gli vieta di ritirare il Paese dalla NATO senza il consenso dei due terzi dei senatori presenti o un atto del Congresso. Ma per far dubitare Varsavia o Vilnius che l’America accorrerebbe in loro aiuto, a Trump basta un’intervista. Dal voto americano l’Europa ricava un interlocutore più disponibile a Washington. La responsabilità di decidere chi difenderà i cieli ucraini, però, resta anche nostra.

Marco Taradash

Sezione: Editoriale, Esteri

Marco Taradash

Marco Taradash, livornese è un giornalista, liberale di tendenza radicale, già deputato europeo e nazionale coi radicali, poi con Forza Italia, presidente della Commissione Rai dal 1994 al 1996. Fondatore e promotore della Convenzione per la Riforma Liberale (1995) con Giuliano Ferrara, Lucio Colletti, Dario Antiseri, Marcello Pera, Piero Melograni, Giorgio Rebuffa, Raimondo Cubeddu, Gaetano Quagliariello e altri, poi dei Riformatori liberali (2005) con Peppino Calderisi, Benedetto Della Vedova, Emilia Rossi, Carmelo Palma. Promotore di vari referendum, da quello per la depenalizzazione dell’uso personale di droghe proibite (1993) a quello per l’abolizione della quota proporzionale delle legge detta Mattarellum (1999, per l’uninominale secca, insomma). Votò sì alla riforma costituzionale il 4 dicembre 2016. Non condivise poi l’alleanza della Lista Bonino-+Europa col Pd e fondò Centromotore. Partecipò alla successiva nascita del partito +Europa, si candidò alle Europee, sostenne il voto contrario di +Europa al governo giallorosso. Crede alla necessità di una forza liberaldemocratica alternativa al fasciosovranismo e al populismosinistro.

Tutti gli articoli di Marco Taradash →

Unisciti alla nostra Community WhatsApp

Unendoti alla nostra Community su WhatsApp potrai ricevere, sul tuo smartphone, i principali aggiornamenti del nostro giornale. La tua privacy sarà rispettata (nessun membro può vedere gli altri membri, ad eccezione degli amministratori) ed anche la tua tranquillità: nessun membro può scrivere sulla chat, salvo gli amministratori che vi posteranno solamente gli aggiornamenti.

Unisciti adesso, clicca qui
Post precedente:L’Ora Incerta: dialogo poetico tra arte e poesia
Post successivo:Cosa cambia per l’Europa dopo le midterm

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Articoli recenti

Guareschi torna a Firenze

7 Novembre 2026 · di Claudio Tirinnanzi

La guerra ibrida, poco ibrida, che coinvolge il mondo intero

7 Novembre 2026 · di Piero Terracina

La guerra cambia faccia: il business della paura non cambia mai

7 Novembre 2026 · di Angelo Santoro

La crisi dello Stretto di Hormuz e la sicurezza energetica

7 Novembre 2026 · di Giancarlo Elia Valori

No a scuola, sanità e pensioni ma sì alle armi

7 Novembre 2026 · di Enrico Rossi

Commenti recenti

  • Angelo Santoro su Deb Haaland e la ferita della storia: quando i discendenti dei popoli perseguitati arrivano a guidare la loro terra
  • Angioletta Massimino su Un milione di persone in piazza: il Paese è stanco, il governo ascolti o se ne vada!
  • Luca Bagatin su La torretta di Babele dei Liberal-democratici
  • Luca Bagatin su Un milione di persone in piazza: il Paese è stanco, il governo ascolti o se ne vada!
  • Luca Bagatin su La Serbia che voleva la democrazia, ma non la nostra ipocrisia
  • Angioletta Massimino su Un milione di persone in piazza: il Paese è stanco, il governo ascolti o se ne vada!
  • Raffaele Romano su Un milione di persone in piazza: il Paese è stanco, il governo ascolti o se ne vada!
  • Luca Bagatin su Halloween ed Esorcisti: “Riparare quello che sta accadendo in queste ore”
  • Angioletta Massimino su Prima i dubbi per il film su Biagio Conte, poi 30 mila euro per il film su Cuffaro: la Regione Siciliana deve dare spiegazioni!

Segui Pensalibero

Resta in contatto con il giornale: seguici su Facebook e nella community WhatsApp.

Facebook Community WhatsApp

Esplora Pensalibero

  • I nostri autori
  • Archivio degli articoli

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Segui Pensalibero

Leggi e condividi gli aggiornamenti sui nostri canali.

Facebook
Community WhatsApp

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti