
Grazie alla collaborazione del Centro Sociologico Italiano – sezione Toscana, Giovannino Guareschi, il “padre” di don Camillo e Peppone, torna a far parlare di sé anche a Firenze.
Lo farà attraverso il nuovo volume edito dalla casa editrice dreamBOOK edizioni nella collana dedicata a Guareschi TRA STORIA E SOGNI – Guareschi il monarchico che sarà presentato Venerdì 27 novembre dalle 18,30 alle Giubbe Rosse.
Il volume è una preziosa antologia, mai realizzata in precedenza, che raccoglie gli scritti di Guareschi (racconti, articoli, testimonianze) legati alla Monarchia. A curarlo, con rigore filologico e una grande passione, Franco Ceccarelli ed Emiliano Procucci.
Si tratta del primo lavoro organico su una tematica di grande valore per lo scrittore parmense che, al di là di errate e spesso strumentali etichettature di simpatia per il Fascismo, si è sempre dichiarato Monarchico.
«Perché sono monarchico? Per ragioni storiche, per ragioni sentimentali, per ragioni pratiche. Per me, un Presidente di Repubblica è sempre una persona espressa da un partito e non riuscirò mai a considerarlo al di sopra delle parti…Non potrò mai ascoltare la sua voce come quella della Patria» scrive Guareschi con quella sincerità che gli è propria da sempre e che lo ha condotto, spesso, a pagare di persona anche per colpe non sue.
Del resto, come opportunamente ha scritto Marcello Veneziani, “Per comporre la biografia civile di Guareschi bisogna riconoscere i suoi tre paradossi: dopo due anni nei campi di concentramento nazisti, passò per un fascista; dopo aver vinto la battaglia nel ’48, appoggiando la Dc di De Gasperi, finì in galera per la querela del medesimo De Gasperi; dopo aver umanizzato i comunisti, fondò il settimanale più efficace nella lotta al comunismo e là scrisse il primo libro nero del comunismo”.
Nelle sue opere, infatti, Guareschi esalta spesso la figura del Re come necessario punto di riferimento per tutti gli italiani, indispensabile per superare le rivalità e le divisioni seguite alla guerra civile nel passaggio alla democrazia. Colpisce la devozione alla causa realista dello scrittore padano, ereditata dalla madre e rivelata, in particolare, in un momento cruciale, tragico per la sua vita (l’internamento in un lager tedesco) e che Giovannino avrebbe mantenuto sempre salda e fino alla morte.

Nei suoi numerosi racconti ambientati nella Bassa padana, lungo il fiume Po, Guareschi descrive le semplici storie di vita quotidiana nell’Italia del Secondo dopoguerra: piccoli affreschi di un’Italia che non c’è più, ricca di valori e legata fortemente alle proprie tradizioni anche e, soprattutto, a quelle incarnate dalla Dinastia sabauda che l’aveva resa unita e indipendente. Famiglia, comunità, legami civili e legami religiosi: questi i baluardi contro il modernismo, religioso o civile che fosse.
Dal punto di vista istituzionale, tali puri e vigorosi sentimenti non potevano che esprimersi in un monarchismo senza compromessi, spontaneo quanto razionale. Un monarchismo profondo, naturale, genuino, autentico, privo di retorica: per Guareschi la fedeltà al Sovrano ed al giuramento prestato come militare erano inequivocabili, indisponibili a discussioni o ripensamenti.

“Questa antologia – precisa Stefano Mecenate, titolare della casa editrice e studioso di Guareschi – intende riproporre questi scritti così come ci sono pervenuti perché ognuno possa leggerli, e interpretarli, come gli detta il cuore. Nessuna nostalgia, nessun secondo fine, solo il desiderio di aggiungere anche questo tassello ad una figura eccellente com’è quella di Giovannino Guareschi, ingiustamente messo ai margini della grande letteratura italiana, denigrato dalla critica ma amato immensamente dai lettori di tutte le latitudini del mondo”.
Del resto da alcuni anni dreamBOOK edizioni si dedica alla “riscoperta” e rivalutazione di Giovannino Guareschi: la nascita di una collana a lui dedicata che raccoglie saggi sulla figure e le opere di Guareschi, la pubblicazione annuale, in accordo e con la collaborazione di Alberto Guareschi, figlio di Giovannino, di una delle tesi di laurea che pervengono da ogni parte d’Italia (e dall’estero) al Club dei 23, la nascita di un Centro Studi, OFFICINA GUARESCHI, che grazie al prezioso contributo di figure di rilievo della saggistica quali Alessandro Gnocchi o Paolo Gulisano, organizza eventi, promuove presentazioni, favorisce l’ingresso di nuovo scrittori che mossi dall’identico intento di valorizzare la figura e l’opera di Guareschi, “UN FAMOSISSIMO SCONOSCIUTO” com’è stato giustamente definito nella manifestazione organizzata a Pisa nel 2024 dal Centro Studi Arnopolis in collaborazione con il Comune di Pisa, l’Ufficio Scolastico provinciale di Pisa, il Centro Studi Ichneutai, e con il patrocinio della Regione Toscana.
Come ben sanno coloro che hanno avuto modo di conoscerlo meno superficialmente, Giovannino Guareschi non è stato soltanto il creatore di don Camillo e Peppone e l’autore di numerosi racconti ambientati nella Bassa padana, lungo il fiume Po. È stato anche un giornalista coraggioso, un polemista difficile da mettere a tacere e un monarchico convinto.
Ma sentiamo da uno dei curatori, Franco Ceccarelli, le ragioni che hanno dato vita a questo volume rilasciate ad Antonio Cacace per la rivista Ereticamente.

Dottor Ceccarelli, ma la monarchia di Guareschi era soltanto nostalgia?
“No. Per lui il Re rappresentava un punto di riferimento per tutti gli italiani, capace di stare al di sopra delle divisioni politiche. La sua era una scelta legata alla storia, ai sentimenti e a una precisa idea dell’Italia”.
Nel libro ritornano la famiglia, la fede e la comunità. Perché?
“Perché erano i punti fermi del suo mondo. Guareschi raccontava persone semplici, la vita quotidiana e i legami concreti. Difendeva una società nella quale la libertà non era separata dalla responsabilità, dalle tradizioni e dal rispetto”.
Il volume vuole riaprire la questione monarchica?
“Non è questo lo scopo. Vuole aiutare a fare pace con la storia. L’Italia non è nata nel 1946, ma nel 1861. Dopo il referendum, monarchici e repubblicani hanno contribuito insieme alla ricostruzione del Paese”.

Guareschi dovrebbe essere letto nelle scuole?
“Sì, non per imporre ai ragazzi un’idea politica, ma per la qualità della sua scrittura e per la sua libertà di giudizio. Guareschi insegna che si possono difendere le proprie convinzioni senza smettere di amare l’Italia”.
Condividiamo in piano le conclusioni di Cacace: è davvero questo il messaggio più interessante del libro. Non bisogna essere monarchici per leggerlo, ma occorre liberarsi dai pregiudizi per comprenderlo. Ceccarelli e Procucci riportano alla luce una parte trascurata di Guareschi e invitano il lettore a confrontarsi con essa. Senza nostalgia e senza processi tardivi, ma con il rispetto dovuto alla storia e a uno scrittore che non ebbe mai paura di andare controcorrente.
Anche Emiliano Procucci, tra l’altro autore del soggetto il film Giovannino Guareschi – Non muoio neanche se mi ammazzano, interpretato da Giuseppe Zeno con la regia di Andrea Porporati andato in onda su RAI1, ha qualcosa da dirci su questo suo impegnativo lavoro
“In questa prima e vera antologia di scritti di Guareschi sull’argomento, emerge il profondo legame dell’autore emiliano con l’Ideale monarchico. In essa, vengono analizzati brani, articoli e riflessioni tratti da tutta la produzione post-bellica dello scrittore, dove la figura del Re viene considerata dal sabaudo Giovannino come punto di riferimento ideale per l’Italia.
In una lettera a me indirizzata dalla Principessa Maria Beatrice di Savoia, figlia di Umberto II, credo che le parole riguardanti il monarchismo di Guareschi, siano le più indicate per esprimere i sentimenti di fedeltà dello scrittore della Bassa:

«Guareschi ha sempre rivendicato la sua fede monarchica condividendo in pieno il pensiero di Sua Maestà il Re Umberto II, mio Padre, secondo il quale la figura del Sovrano doveva essere, in quanto al di sopra delle parti, il riferimento fermo tra il Sovrano e gli italiani. Il Sovrano non è espressione di un partito: è il garante della democrazia, ma questa democrazia tanto cara al Sovrano è stata disattesa dagli eventi del noto Referendum istituzionale.
Con grande rammarico è stata tolta, volutamente, al Re Umberto II ed alla Regina Maria José la possibilità di rendere la nostra Nazione una delle democrazie più evolute, perché questo era il desiderio dei Sovrani».
Durante la sua vita, Guareschi fu molto ostracizzato ma, nonostante i tentativi censori del regime fascista, i durissimi attacchi del Partito Comunista e, perfino, la condanna al carcere subìta dall’Italia democristiana, la sua voce è rimasta libera. Lui era e si considerava un uomo libero. Non parlava ai salotti intellettuali ma alla gente della gente. Il successo del suo “Mondo Piccolo” rendeva impossibile cancellarlo dal dibattito pubblico. I lettori lo difendevano e, continuando ad acquistare le sue opere, vanificavano la censura politica. La satira guareschiana, espressa sia nei testi sia nelle celebri vignette (come i comunisti con “tre narici”) smontava la retorica del potere attraverso il riso e l’ironia.
Pagò in prima persona per le sue convinzioni profonde affrontando, nel corso della propria esistenza, la prigionia nei lager nazisti e in un carcere italiano. Questa statura morale e la ferrea coerenza lo resero, di fatto, inattaccabile dal punto di vista della dignità personale”.
Stefano Mecenate

La guerra ibrida, poco ibrida, che coinvolge il mondo intero
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