La “mossa del cavallo” di Tronchetti Provera (dimissioni da Presidente di Telecom Italia per far posto a Guido Rossi) tolgono- per chi vuole vedere- ogni velo di ipocrisia alla durissima battaglia in corso nel e sul colosso delle telecomunicazioni.
Nei rapporti tra Tronchetti e Prodi qualcosa si è rotto e le polemiche roventi ne sono una dimostrazione. Per il capo del governo, infatti, la gravissima situazione debitoria di Telecom era un’ulteriore occasione – dopo l’operazione Banca Intesa dell’amico Bazoli- per estendere la propria influenza nei potentati economici del Paese. Il “piano di salvataggio” inviato da Angelo Rovati, grande amico, consigliere e tesoriere di Prodi, con un fax da Palazzo Chigi, non lascia adito a dubbi sull’intenzione del presidente del consiglio di impicciarsi delle questioni di una grande società quotata in borsa.
Piuttosto che affrontare una rischiosa e solitaria guerra contro l’estabilishment governativo, Tronchetti ha preferito rimescolare le carte e cercare nuovi e potenti alleati (oltre a quelli chge assieme a lui detengono il pacchetto di controllo del Corriere della Sera e, cioè, le tradizionale grandi famiglie del capitalismo italiano.
Guido Rossi era l’uomo giusto perché garantisce a Tronchetti la copertura di una cospicua fetta del mondo bancario (e con 41 miliardi di euro di debiti non è poco) e quella di una parte della maggioranza, cioè D’Alema, preoccupatissimo dell’attivismo di Prodi riguardo gli assetti del mondo industriale, bancario e della finanza.
Rossi- graditissimo a sinistra- è l’uomo che ha cavato d’impaccio i DS dal vicolo cieco della scalata di UNIPOL a BNL, favorendo l’acquisizione da parte di BNP-PARIBAS, senza danneggiare le COOP e, soprattutto, mettendo al riparo i vertici DS da una imbarazzante situazione.
Con Rossi, dunque, Tronchetti Provera scaccia il pericolo dell’isolamento e si propone anche di mettersi al riparo dalla campagna ostile e martellante di Repubblica (quindi di De Benedetti) su presunte responsabilità e reati che sarebbero stati compiuti dal colosso telefonico in materia di intercettazioni. Al riguardo sono noti i rapporti cordialissimi di Guido Rossi con i magistrati della Procura milanese (ribaditi, ultimamente, dalla scelta del commissario straordinario della Federazione gioco calcio di avvalersi dell’ex procuratore Borrelli per condurre le inchieste di calciopoli).
Al tirar delle somme, lo scontro sul gigante della telefonia è la metafora della situazione italiana: assenza della politica se non in funzione subalterna e strumentale rispetto ai potentati economici; lotta senza quartiere, dentro la maggioranza di centro-sinistra, per contendersi i brandelli del cospicuo patrimonio della stato privatizzato a favore degli amici nella cosiddetta seconda repubblica; stato di ipnosi del centro-destra, come tagliato fuori da un mondo che non gli appartiene e incapace di sviluppare una vigorosa opposizione ai colpi via via messi a segno dalla maggioranza. E, last but non least, non curanza degli interessi generali, come dimostra ampiamente la ricostruzione di tutta la vicenda Telecom contenuta nell’articolo pubblicato più sotto.
TELECOM: TRONCHETTI SPIAZZA PRODI E SI COPRE CON D’ALEMA E BANCHE
Guido Rossi- graditissimo a sinistra- è l’uomo che ha cavato d’impaccio i DS dal vicolo cieco della scalata di UNIPOL a BNL, senza danneggiare le COOP e, soprattutto, mettendo al riparo i vertici DS da una imbarazzante situazione.

Che volpi che sono.
Noi speriamo almeno di essere delle….tartarughe!!!!!!