Un anno complessivamente positivo nonostante l’imprevista sorpresa del mancato gettito ministeriale preventivato di 182 mila euro che ha portato nel bilancio un deficit non elevato ma significativo con l’esigenza di guardare al prossimo anno con una attenzione ancora maggiore senza tuttavia pregiudicare, in termini qualitativi e di servizi, quel feeling che si è creato tra teatro e pubblico non solo pisano.
Come ha anticipato il Presidente della Fondazione Teatro di Pisa Giuseppe Toscano, i cartelloni della stagione 2016/17 sono ricchi di eventi significativi e nel complesso capaci di cogliere i gusti di un pubblico variegato com’è quello del teatro pisano. Uno sforzo organizzativo – ha detto Toscano – che merita un sentito ringraziamento non solo ai direttori artistici ma all’intero staff del teatro che ha saputo esprimere al meglio le loro professionalità per raggiungere, anche quest’anno, l’obiettivo di un programma degno del loro teatro.
Del resto – ha sottolineato Toscano – 33.580 persone hanno affollato platea e palchi del Verdi che conta circa 920 posti. 594 abbonamenti per l’opera, 628 per il teatro, 44 per la danza e 255 per la stagione dei concerti della Normale, sono numeri che meritano considerazione considerando che in molti casi si tratta di fedelissimi, cosa non scontata in questo momento di mode passeggere e di forti distrazioni.
Un rapido accenno ai principali appuntamenti: sarà la lirica ad aprire, il 15 ottobre, la nuova stagione con una delle più famose e amate opere verdiane, RIGOLETTO. A novembre sarà la volta di un insolito “trittico”: accanto a SUOR ANGELICA e GIANNI SCHICCHI di Puccini, ci sarà SANCTA SUSANNA di Hindemith, una breve ma intensa opera del compositore, violista, direttore d’orchestra e librettista tedesco scomparso nel 1963, andata in scena per la prima volta all’Opernhaus di Francoforte il 26 marzo del 1922. A dicembre due opere di Britten del quale ricorre nel 2016 il 40° della morte. Il nuovo anno porterà due appuntamenti di rilievo: Il flauto magico di Mozart e il gradito ritorno, sempre ad opera del Progetto LTL Opera studio, di IL CAPPELLO DI PAGLIA DI FIRENZE di Nino Rota. A marzo MANON LESCAUT.
Per la prosa, il cui direttore artistico è Silvano Patacca, direttore artistico anche della danza, due prime nazionali apriranno la stagione: a ottobre, DOPO LA TEMPESTA – l’opera segreta di Shakespeare prodotta da Volterra teatro/Carte Blanche, a novembre IL FILO DELL’ACQUA – l’alluvione, le alluvioni di Francesco Niccolini. Un’altra prima nazionale ad aprile FRANCO STONE – una storia vera formata da I Sacchi di Sabbia, I Gatti Mezzi, Marco Azzurrini, Guido Bartoli con il contributo di GIPI. Fondamentale l’apporto della Fondazione Toscana Spettacolo sia per questo cartellone che per quello della danza: una collaborazione che si consolida negli anni in un proficuo interscambio destinato a scegliere con sempre maggiore attenzione quegli spettacoli che meglio si confanno al pubblico del Verdi senza rinunciare a proposte anche originali e meno “facili”. De Filippo sarà presente con NON TI PAGO, Moliere con IL BORGHESE GENTILUOMO, Goldoni con un interessante “liberamente tratto” dal titolo LOCANDIERA B&B.
Veramente ricco il programma della stagione di danza; anziché rinunciare viste le difficoltà sopraggiunte, la Fondazione Teatro Verdi ha rilanciato dando vita ad una rassegna che propone titoli famosi come La bella addormentata o Romeo e Giulietta e operazioni di elevato profilo come E-INK 1999/2015, Progetto RIC.CI Reconstruction Italian Contemporary Choreography Anni ’80/’90, o SHORT STORIES – 3 soli di Carolyn Carlson. Sette spettacoli da dicembre a maggio con una prima nazionale affidata a imPerfect Dancer Company dal titolo HAMLET dubbio e ambiguità.
Resta da definire quella che è stata, per molti anni, una felice appendice della stagione lirica, L’OPERA DA CAMERA che ha proposto opere contemporanee in prima assoluta e opere barocche. Un appuntamento che ha trovato molto consenso tra il pubblico e che ha consentito di scoprire piccoli gioielli realizzati da autori contemporanei, anche toscani, e riscoprire quelle pagine di musica ingiustamente relegate alle nicchie di esperti. Un lavoro che porta la firma del direttore artistico Marcello Lippi al quale abbiamo rivolto alcune domande.
1 . Un bilancio della stagione 2015/16 mi sembra necessario per dare non solo il senso di continuità alla sua azione formativa e di coinvolgimento del pubblico del Verdi…
Sono personalmente entusiasta della stagione 2015-16. Abbiamo fatto registrare il tutto esaurito quasi sempre, fidelizzando il pubblico, e credo che ci siano stati alcuni momenti indimenticabili come il Mefistofele, che ha coinvolto solisti di fama mondiale e 250 coristi di cui 200 pisani tra coro universitario, san Nicola a Pueri cantores. La gioia del pubblico era palese quanto la mia. Non c’è stato un titolo che in stagione abbia sofferto ed abbiamo condotto a termine quella meravigliosa iniziativa che è stata il Festival “Una gigantesca follia” su Don Giovanni, unico teatro al mondo a proporre otto don Giovanni di autori diversi nello stesso anno. Questa avventura ha posto il teatro di Pisa al centro dell’attenzione mondiale e sappiamo quanto sia importante per un teatro la fama di cui gode. I grandi cantanti sono onorati di venire ad esibirsi, così pure i grandi registi e direttori. La stagione 2015-16 è stata una pietra miliare nella storia del teatro per qualità, rilevanza culturale dell’offerta e partecipazione del pubblico.
2. Opera da camera anche questa volta si è rivelata una scommessa vincente: quale opere sono state proposte e cosa in programma per la prossima
La stagione da camera è un fiore all’occhiello del nostro teatro: ci ha permesso di entrare nel Gotha europeo, ovvero di essere selezionati per partecipare al Festival Armel di Budapest, festival che raccoglie i migliori spettacoli di musica contemporanea in Europa. E’ stata la prima volta che un teatro italiano ha avuto l’onore di essere selezionato e ci riempie di orgoglio che questo primato sia del Verdi di Pisa. A meritarci la selezione è stato il coraggioso dittico di opere contemporanee su Edgar Allan Poe con musica di Bruno Coli, ma ugualmente meritoria è stata l’opera “Lyric Puppet Show” del pisano Simoni ed il ”Salvo D’’Acquisto” di Fortunato. Credo che al Verdi spetti anche la palma del coraggio nel proporre così tanta musica contemporanea in tempi nei quali gli altri teatri la cancellano dalle programmazioni, riducendosi ad essere Musei d’opera.
3. La nuova stagione lirica riparte con motivate ambizioni di conquistare nuovamente il pubblico…
E con lo stesso entusiasmo. Spero che il pubblico ci segua sempre e creda in noi, abbiamo bisogno di un pubblico fedele e motivato.
4. Sinergie, valorizzazione dei giovani, scommessa su registi, scenografi, costumisti meno conosciuti: può essere un mix giusto per contenere i costi di una stagione lirica senza perderne in qualità?
Sulle sinergie ho qualche perplessità perché spesso il teatro che opera in modo sinergico con altri teatri si trova a dover affrontare i problemi creati dalla crisi e dalla politica ostile alla cultura non solo tra le mura domestiche, ma, amplificati, anche nei teatri amici. Le sinergie sono necessarie per il contenimento dei costi ma aumentano i problemi di gestione e rendono arduo il controllo della qualità. Il mix ottimale è quello tra grandi interpreti e giovani emergenti, non solo la valorizzazione dei giovani, che spesso nasconde una penuria di mezzi, ma la capacità formativa di far crescere i giovani, senza sfruttarli, offrendo loro molte occasioni di esibirsi accanto ai grandi. Per i registi, scenografi e costumisti sono d’accordo sul valorizzare artisti meno conosciuti, ma molto validi. La qualità ha bisogno di professionalità e di condizioni economiche sufficienti perché questa professionalità possa esprimersi.
5. Opera Studio caparbiamente va avanti nonostante la mancanza di contributi ministeriali per un progetto che ha positivamente segnato la storia dei teatri di Pisa, Lucca e Livorno: cosa in programma e perché
siete andati avanti?
Abbiamo significativamente in programma “Il cappello di paglia di Firenze” che è stata la prima opera con la quale è iniziato il cammino di LTL opera studio, molti anni fa. Ora che il ministero ha deciso di cancellare la sovvenzione, con quel provvedimento poi annullato dal Tar e riconfermato dal Governo in modo provvisorio, era fondamentale assicurare la continuità e ringrazio le Governances dei tre teatri toscani della costa che hanno creduto nell’importanza del discorso formativo ed hanno investito affinché questa meravigliosa avventura potesse continuare. Abbiamo preparato e formato centinaia di artisti lirici e maestri collaboratori in questi anni, senza chiedere loro una quota di partecipazione ai corsi, ma anzi retribuendoli con borse di studio per la loro fatica. Credo sia una realtà talmente bella che non sia possibile avviarla a morte solo per decisione di qualcuno a Roma che ha ritenuto di preferire altre realtà.
6. Uno sguardo indietro agli ultimi anni pisani: quali ricordi, quali momenti particolarmente significativi, quali rimpianti…
I rimpianti sono legati a ciò che senza i tagli e le incursioni della politica avrebbe potuto essere e non è stato. Se oggi avessimo gli stessi contributi che avevamo nel 2011 presenteremmo stagioni indimenticabili. I momenti particolarmente significativi sono stati talmente tanti che mi dispiacerebbe esprimere preferenze. Il cammino di questi anni è stato bellissimo: una ricostruzione del teatro, una ricostituzione del pubblico, un rinnovarsi del legame tra il teatro e la città soprattutto attraverso il rapporto strettissimo con l’Università, la scuola normale, il cineclub Arsenale, il coro San Nicola, il Pisa Book festival, l’assessorato alla cultura e tutti gli amici che ci hanno tanto sostenuto in questi anni e che ci hanno permesso di far vivere l’esperienza del festival.









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