
Venerdì 3 (ore 20), nella Sala Grande del Teatro del Maggio, si terrà l’ultimo concerto prima dell’inizio dell’88° Maggio Musicale Fiorentino, che sarà inaugurato il 19 aprile con The death of Klinghoffer di John Adams, con la regia di Luca Guadagnino.
Nel concerto di venerdì, alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio Musicale Fiorentino, il maestro Vasily Petrenko, al suo debutto al Maggio, darà vita alla Missa Soleminis in re maggiore op. 123 di Ludwig vanBeethoven, una delle composizioni più grandiose e rappresentative dell’intero catalogo del musicista tedesco. Protagonisti della serata, insieme al maestro Petrenko, il soprano Eleanor Lyons, il mezzosoprano Marvic Monreal, il tenore Maximilian Schmitt e il basso Jongmin Park; il maestro del Coro del Maggio è Lorenzo Fratini.
Il maestro Petrenko ha iniziato i suoi studi musicali presso la scuola di musica per ragazzi “Cappella di San Pietroburgo”, la più antica scuola di musica della Russia e dal 2021 è Direttore musicale della Royal Philharmonic Orchestra, incarico che ha dato vita a una collaborazione lodata da pubblico e critica internazionale. Nello stesso anno è stato nominato Direttore laureato della Royal Liverpool Philharmonic Orchestra, a seguito del suo acclamato mandato quindicennale come Direttore principale. Ha inoltre collaborato con molte delle orchestre più prestigiose del mondo, tra cui la Filarmonica di Berlino, la Gewandhaus di Lipsia, la London Symphony Orchestra, la London Philharmonic Orchestra, la Philharmonia Orchestra, l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, la Filarmonica di San Pietroburgo e l’Orchestre National de France.
La Missa Solemnis beethoveniana, composta tra il 1818 e il 1823, fu dedicata al principe Rodolfo d’Asburgo in occasione della sua nomina ad arcivescovo di Olmütz; tuttavia il compositore non riuscì a completare l’opera in tempo per l’insediamento dell’arcivescovo, avvenuto il 9 marzo del 1820, e continuò quindi a lavorare alla Missa fino al 1823, per pubblicarla poi due anni dopo.
La complessa partitura, articolata nelle cinque parti fisse dell’Ordinarium missae (Kyrie – Gloria – Credo – Sanctus – Agnus Dei), alterna episodi polifonici in stile severo ad altri in stile moderno, come le ardite fughe nel Gloria e nel Credo, l’intima sobrietà vocale e strumentale che caratterizza il Sanctus, fino alle sorprendenti scelte dell’Agnus Dei, in cui episodi di possente scrittura sinfonica e corale si fondono con invocazioni dei solisti e del coro di sublime pacificazione sonora.
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