Dopo aver rovinato il mercato edilizio a botte di tasse, ora ci si meraviglia del fatto che non c’è crescita e che la disoccupazione giovanile è al 45%.
Le politiche governative degli ultimi anni, indirizzate in modo univoco a colpire la casa, costituiscono un errore fatale. Da sempre bene rifugio, l’acquisto di un’abitazione, in passato, ha rappresentato per i più un buon investimento. Purtroppo, da qualche anno a questa parte non è più così. I cantieri con grandi stock d’invenduto sono sotto gli occhi di tutti nelle nostre città. Molti costruttori rischiano il fallimento. Prima l’Ici, già per sé iniqua, quando colpiva immobili acquistati da giovani coppie con il mutuo, rappresentava un “tassa pagata sul debito” fatto con la banca. Poi le cose sono peggiorate con il governo di Mario Monti, che il salasso sulla casa l’ha chiamato Imu, inasprendo notevolmente le aliquote. Come se la crisi iniziata nel 2007 non fosse stata di per sé cruenta, l’imposta voluta da Monti ha inflitto alla famiglie e alle imprese, un colpo mortale. Sono molti coloro che non hanno reddito e non riescono a pagare le tasse sugli immobili. Pur volendo vendere le case per pagare le imposte, c’è il fatto non da poco conto, che il bene tartassato non è più appetibile; non lo compra più nessuno. Il “povero cittadino” si trova in miseria perché non riesce a vendere e al tempo stesso è vessato dai comuni e da Equitalia. Uno dei capitoli più tristi è rappresentato da negozi e capannoni sfitti, sui quali bisogna continuare a pagare l’Imu. I negozi chiudono a causa della politica suicida conseguente l’apertura dei centri commerciali. I capannoni costruiti 50/60 anni fa nelle zone industriali, sono sfitti ed hanno già l’aspetto di immobili di un’era post industriale, tanto sono obsoleti e malandati. Dopo aver rovinato il mercato edilizio a botte di tasse, ora ci si meraviglia del fatto che non c’è crescita e che la disoccupazione giovanile è al 45%. L’edilizia ha sempre trainato tutta l’economia: ma in una situazione come quella attuale, il “miracolo economico dell’Italia “non ci sarà senza la “ripartenza del mattone”. Il presidente Matteo Renzi riuscirà a far passare le riforme, ma con il crollo del mercato immobiliare, non riuscirà a far ripartire l’economia. Per il 2014, la Banca d’Italia prevede una crescita dello 0.2%; un dato risibile se pensiamo che negli ultimi anni abbiamo perso quote di mercato che ci hanno rimandato indietro di 20 anni in quanto a Pil (prodotto interno lordo). Se le cose non vanno, i nostri governanti devono recitare solo il mea culpa e riconsiderare la politica vessatoria fatta nei confronti della casa. è solo con la ripresa dell’edilizia, che potrà ripartire tutta l’economia e la ripresa dei consumi. Noi auspichiamo vivamente che sia così, anche perché la speranza non ci deve mai abbandonare.

Non sono molto d’accordo: la realtà è che le tasse sugli immobili in Italia non sono più alte che nel resto del mondo ( basta guarda il N.Y. Times alla sezione Real Estate), è il livello di tassazione globale che è elevatissimo oltre che gravante sempre sugli stessi soggetti. L’economia è ferma ( se non addirittura discendente)per via delle tasse sul reddito e sul lavoro( quest’ ultima in particolare finanzia un assurdo sistema di welfare), tasse che finanziano un sistema politico bulimico per il quale i ” soldi” non bastano mai perchè bisogna assumere nel consiglio d’amministrazione dell’azienda pubblica il cugino, il figlio, il nipote, lo zio e magari anche qualche centinaio di elettori.