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StranIgnazio La Merica

di Giuseppe Mele | 8 Giugno 2014

Voleva smontare i Fori Imperiali, antico cruccio dei pacifisti, ma ora propone di ospitare i matrimoni vip in quel Colosseo dove, fintanto c’era Alemanno, era impossibile anche approfittare degli sponsor per i restauri. Poi ha pensato a quartieri a luce rosse. Poi alle droghe libere.

Elezioni Roma - Conferenza stampa di Ignazio MarinoPer contribuire positivamente al dibattito sull’affannato centrodestra (ma anche centrosinistra, centrocentro, altobasso, ecc.) si può prendere esempio dai media. In particolare dal trattamento fatto al caso Marino. I media tra propaganda e pubblicità seguono sempre il piffero del vincitore. Lo facevano quando erano, a seconda dei momenti, repubblicani e monarchici,  bonapartisti e borbonici, pacifisti e imperialisti. Lo hanno fatto addirittura per alcuni anni con Berlusconi che pure aveva riportato alla luce i partiti filoccidentali sacrificati dalla storia all’ipocrita superamento della guerra fredda. I media hanno prima del voto magnificato in lungo ed in largo le idee, lo sprint, il piglio di una sinistra che per dimostrare di essere cambiata, ed in meglio, ha saccheggiato i programmi della destra rivale. Dopo il voto, hanno fatto festa per il vincitore, un po’ come le mamme gridano di gioia per i buoni risultati dei loro cocchi. Si trovano però tra i piedi il caso imbarazzante del Marino, da un anno sindaco di Roma. StranIgnazio non è una questione politica, o un problema di opinioni. E’ un caso patologico, un casus belli con la città di Roma, un caso limite anche per una città che -tradizione secolare vuole- non può essere amministrata decentemente. Solo in un partito veramente di plastica, galleggiante su e dopato da fondazioni, titoli di giornale, fazioni stampa e TV, masse di anziani figli di reduci resistenziali, il medico marziano StranIgnazio Lamerica poteva fare la carriera che ha fatto. Voleva smontare i Fori Imperiali, antico cruccio dei pacifisti, ma ora propone di ospitare i matrimoni vipin quel Colosseodove, fintanto c’era Alemanno, era impossibile anche approfittare degli sponsor per i restauri. Poi ha pensato a quartieri a luce rosse. Poi alle droghe libere. Nei mesi StranIgnazio si è perso per strada un po’ di assessori, a cominciare dalla sorella del Barca intercettato con la quale se ne è andata anche la tecnosinistra ministeriale. Poi ha perso l’ala legalista della magistrata Morgante, che al bilancio tagliava 200 milioni di qua e li ritrovava in nuovi buchi inesplorati. Si è perso la nuova tassa locale sugli immobili Tasi e non potendo dare colpa alle truppe cammellate dell’opposizione che non occupano le aule, non picchiano i consiglieri, non stracciano i documenti da votare come avveniva sotto il predecessore Alemanno, ha incolpato di fannullaggine il consiglio Capitolino tutto. La gestione demoignaziesca ci ha messo un anno per ripristinare e non dappertutto i display dei tragitti dei bus. In controcambio nella città più tassata d’Italia, con i costi più alti per la nettezza urbana, la sporcizia cresce nei cassonetti ricolmi per la felicità dell’esercito del riciclo. Lo StranoSindaco si è anche dilungato sul ritorno alla legalità nel Teatro Valle occupato, ottenendo come risposta l’occupazione del cinema Palazzo a San Lorenzo, di fronte all’omaggio del malfatto megaritratto di Sabina Guzzanti tra piazza dei Sanniti e via dei Volsci , nei pressi della sua abitazione. Il primo anno di gestione se ne è andato senza le opere come piazza San Silvestro o nuove metro del passato mandato e Roma perde cento milioni al giorno come ieri, come oggi, come domani. Assunto l’incarico diretto al Bilancio, lo Strano ha promesso di trovare lui, conto per conto, spesa per spesa, i tagli giusti da fare e si è messo ad elencare, su un budget in perdita da 6 miliardi, su un personale complessivo di 50mila unità, su un insieme di società e proprietà che gli uffici addetti comunali ammettono di non saper calcolare per intero, un elenco da 84 milioni di risparmi. Per poi vedersi arrivare in testa la tegola di 280 milioni bloccati, che il decreto Salva Roma doveva rendergli disponibili dalla gestione commissariale del debito. Su un caso tanto disperato i media hanno voluto dimostrare tutto il loro virtuosismo stendendo, sia pure nell’imbarazzo, un cordone di protezione attorno a StranIgnazio. Imperturbabili hanno accolto la notizia che Sel ed il suo vicesindaco Nieri sosteranno la giunta solo se Roma uscirà dal patto di stabilità. Cosa d’altronde estremamente facile visto che la Capitale in quel patto non c’è mai entrata. I media non hanno cercato pettegolezzi sulla moria assessorile (la prossima è la Cutini) o sull’impossibilità di messa in vendita degli immobili comunali, non hanno alzato un sopracciglio sui 100 palazzi occupati, nemmeno mostrato imbarazzo al programma di ristrutturazione delle municipalizzate che ricalca quello dell’Alemanno, né malignato sugli arresti di massa per chiunqhe si sia occupato di spazzatura capitolina, né posto domande sul fantasma del piano di rientro triennale dal debito, né mostrato preoccupazione per le scadenze ineluttabili che chiudono il percorso di bilancio tra tre settimane. Secondo gli studi della Uil romana, il neo sindaco si occupa di mozioni, di eventi, di donazioni, mentre il precedente era impegnato su scuola e strade; dove Alemano spendeva in consulenze 93mila euro, il neosindaco ne spende 123mila. StranIgnazio ha ridotto i consulenti da 195 a 96. Sono di meno ma pagati il doppio. Meno male che ci litiga rapidamente. Per i media tutto ciò non vale niente. I media si sono limitati a commiserare lo StranIgnazio ed i buchi lasciatigli dalla destra ( vecchio refrain usato da tutti), nonché addossare il miliardo di perdita del trasporto bus alle assunzioni di basso e medio livello dei parenti ed amici dell’ex sindaco. Senza cogliere il paradosso delle centinaia di migliaia di assunti e pensionati comunali che ha sulla coscienza la trafila che va dal vecchio Tortosa, rinverdito in regione, fino aiRutelliveltroni. Mentre StranIgnazio sta chiuso nel suo laboratorio di conti ubriacanti, Renzi si stranisce solo a vederlo e sentirlo come una compagnia di furbini paesani, beati di pensarsi all’avanguardia, impallidisce di fronte ad un vero punk, o peggio di fronte ad un impiegato del catasto, che riveli un’insospettata anima kinkypunk. In effetti per l’affannato centrodestra, la Roma di Marino è un’occasione imperdibile. Qui in una città lasciata a se stessa, il Pd renziano che ha registrato in loco il 43% del voto, può subire una sconfitta rovinosa. Per questo, la squadra delle bionde renziane, a partire dall’insegnante animalista Prestipino, issatasi sulle spalle del compagno Miana, scalpita per prendere il posto dello Strano, che senza essere amato dai gay è pure detestato dalle donne di cui non si accorge.

Il caso Marino è da manuale. Non è l’unico caso, a dire la verità: c’è anche De Masaniellis a Napoli, ela Reeeeete antimafia a Palermo. I casi ci spiegano didatticamente cosa si deve fare in politica. Difendere in modo compatto oltre l’inverosimile, con faccia di striscie di lato B, il proprio esponente. Ed infamare oltre ogni limite l’avversario. Resta da chiedersi quando il centrodx comincerà una giusta e doverosa campagna, compatta, oltre l’inverosimile, senza tregua, ricorrendo alla satira ed al ridicolo, su chi di suo ha già ampiamente preparato il necessario pastone. Qui etica e senso della misura non c’entrano; non sono mai state prese in considerazione dai democratici quando si è trattato di eliminare l’avversario. Né loro, né i media li meritano. Una prima puntata potrebbe essere la pantomina dell’intervento di Rutelli che si offre consigliori a StranIgnazio per salvarlo dalle forche renziane. Rassegna di prove d’attore in scena tutti i giorni davanti alla scalinata capitolina. Fino al premio finale per l’attore e per i romani.

Pubblicato in : Primo piano

Info Giuseppe Mele

Studi tra Bologna, Firenze e Mosca.Già attore negli ’80, giornalista dal 1990, blogger dal 2005. Consulente UE dal 1997. Sindacalista della comunicazione, già membro della commissione sociale Ces e del tavolo Cultura Digitale dell’Agid. Creatore della newsletter Contratt@innovazione dal 2010. Direttore di varie testate cartacee e on line politiche e sindacali. Ha scritto Former Russians (in russo), Letture Nansen di San Pietroburgo 2008, Dal telelavoro al Lavoro mobile, Uil 2011, Digital RenzAkt, Leolibri 2016, Renzaurazione 2018, Smartati, Goware 2020,Covid e angoscia, Solfanelli 2021, Il Male assoluto sullo schermo 2022.

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