Figurarsi se laici impenitenti quali siamo, non impermeabili a tentazioni e nostalgie goliardiche, ci siamo lasciati impressionare dalle parole del presidente della Toscana, Enrico Rossi: “noi siamo governati da un noto puttaniere che si chiama Berlusconi”. Aveva perso le staffe, il governatore della felice patria del Boccaccio. Un “corvo” tramite posta non firmata aveva denunciato che nella burocrazia regionale è invalsa l’abitudine di fare carriera a suon di marchette. E ce l’aveva con Libero che, inoppugnabilmente concludendo, aveva parlato di “puttanaio rosso”. Noi non solo abbiamo approvato il parlar chiaro di Rossi, ma abbiamo anche tirato un sospiro di sollievo. L’ipotesi di essere governati da un noto “escortiere” era semplicemente agghiacciante ed ha fatto bene Rossi a dire pane al pane e vino al vino, sdoganando, finalmente, la vecchia cara denominazione. E se il suo esempio dovesse essere imitato, tutta la politica italiana ne guadagnerebbe in decifrabilità. Fini che non sa come ed a chi sia stata venduta la casa di Montecarlo potrebbe essere indicato, in modo che tutti capiscano immediatamente, come “il coglione”; Di Pietro che, da magistrato, ottiene auto, vestiti, appartamenti degli amici e della Cariplo, “l’impunito”; Veltroni che non è mai stato comunista, non ha mai trafficato con nomine RAI, non ha mai portato ad una sconfitta il PD dopo aver mollato la segreteria DS alla vigilia di un disastro, “il fantasma”.
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