Che la partita sulla riqualificazione degli scali ferroviari in disuso fosse una questione delicata che avrebbe coinvolto molteplici interessi era risultata evidente quando la delibera della giunta Pisapia si era arenata e non aveva ricevuto il consenso dell’ aula di Palazzo Marino. Poi le nuove elezioni ed il nuovo sindaco. Questa volta si vuole fare in fretta. Non perdere altro tempo.Il consiglio comunale a larghissima maggioranza approva le linee di indirizzo per l ‘ accordo di programma con le FS. Tutto risolto ? Non proprio. Viene fatta una scelta unilaterale di affidare a 5 team il lavoro di formulare le proposte attuative. Si concedono per il dibattito pubblico solo tre giorni .Ed allora scoppia la bufera .50 architetti , urbanisti e alcune associazioni con una lettera danno lo stop al Comune. L’ indicazione dei 5 team limita la partecipazione e la discussione. Cosa prioritaria prevista nella delibera consigliare. Il tema non è certo di lana caprina. Su cosa succederà degli scali ferroviari è questione che riguarda tutta Milano e non solo pochi eletti. Cambierà Milano..In base alle opzioni che verranno fatte. Si tratta ovviamente di una operazione economica di enorme spessore. Gli interessi e gli appetiti sono molteplici. E ‘ vero che non si possono lasciare zone importanti, che sono situate nel cuore della città, abbandonate. Ma nello stesso tempo vi è il rischio di stravolgere la nostra metropoli.La partecipazione se è volta al fare non ha mai fatto male a nessuno. Anzi. E’ il primo principio di una democrazia evoluta.
Roberto Caputo

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