Le prime applicazioni in termini pratici riguardano chi lavora e chi dà lavoro al di fuori della possente macchina pubblica o parapubblica.

Invece, in attesa di conoscere i lineamenti programmatici e quelli esecutivi di questo meritorio procedimento, le prime applicazioni in termini pratici riguardano chi lavora e chi dà lavoro al di fuori della possente macchina pubblica o parapubblica, individuate invece, entrambe, dal grande pubblico come le più significative centrali dello spreco. E’ di pochi giorni fa infatti la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dei nuovi parametri e limiti della detassazione sulla produttività del lavoro. Quest’ultima non è altro che un incentivo di natura fiscale, a favore sia dei lavoratori che dei datori di lavoro, in quanto i primi vengono tassati con un’imposta sostitutiva ad aliquota fortemente ridotta quando svolgono straordinari o ricevono incentivi collegati ad una maggiore produttività, i secondi usufruiscono di un complessivo minor costo del lavoro, che riduce il cosiddetto cuneo fiscale.
Questi nuovi limiti risultano ingiustamente punitivi: d’ora in poi i lavoratori interessati ne potranno usufruire solo se il loro reddito lordo annuo non supererà 30.000 euro, mentre prima il limite era di 40.000; ed inoltre il massimale agevolabile si riduce drasticamente da 6.000 a 2.500 euro l’anno. E a carico dei datori di lavoro si realizzerà una inversione di tendenza riguardo alla progressiva riduzione del cuneo fiscale e quindi del costo complessivo del lavoro.
Sarebbe un errore pensare che siano questioni meramente tecniche. Nessuno fa finta di non sapere che in molti casi l’incremento della produttività era un fatto illusorio e che il ricorso alle prestazioni straordinarie era ed è, da tanti datori di lavoro, visto come alternativa ad un allargamento della forza lavoro. Ma di fronte alla necessità, conclamata da parte governativa, di produrre di più, di stimolare la crescita, di porre nuove basi per la ripresa manifatturiera e industriale, anche al fine di riequilibrare i rischi indotti da una eccessiva terziarizzazione o addirittura dalla delocalizzazione, il provvedimento in questione va nella direzione opposta. Nessuna meraviglia perciò se ancora una volta qualcuno pensa che questo governo, che magari non difetta di attivismo e di buona volontà, resti invece pericolosamente allo sbando nelle soluzioni concrete.

Per cambiare le cose ci vuole conoscenza ,coraggio e consapevolezza . I bocconiani sembrano conoscere solo la lezioncina da ripetere a memoria ad uso dei discenti , dimostrando consapevolezza risibile per quanto raccontano ,e coraggio sulla pelle degli altri.Oltre ad una presunzione irritante. Che fenomeni !