Non sappiamo se il ricorso alle piazze da parte del centrodestra e del centrosinistra potrà avere esiti drammatici o se risulterà una semplice esibizione muscolare. Lo avevamo previsto, perché stando al di fuori delle parti ( i presuntuosi direbbero “sopra” le parti ) le cose si vedono più chiaramente. Ora, comunque vadano le cose, scontro aspro o semplice ‘ammuina, è ancora più evidente il vuoto assoluto che si nasconde sotto la cappa dell’odio che avvolge i rapporti fra i contendenti.
I quali contendenti solo apparentemente sono raggruppati in due schieramenti. Perché se nel centrodestra si è uniti nel nome di Berlusconi, anche nel centrosinistra ad unificare è soltanto l’avversione a Berlusconi. Ma se ci interroghiamo per sapere cosa pensino le due coalizioni e, singolarmente, i partiti che ne fanno parte sui problemi più avvertiti del momento, è buio assoluto.
Quali sono le risposte per abbattere il debito pubblico, diminuire l’insopportabile prelievo fiscale, portare a livelli di sussistenza le pensioni minime e difendere il loro potere di acquisto, rilanciare la crescita industriale, creare nuovi posti di lavoro, affrontare la situazione di emergenza che si sta creando nel bacino del Mediterraneo? Non solo non troviamo le risposte. Addirittura c’è da dubitare che coalizioni e partiti si pongano queste domande, a ribadire l’assoluta distanza che li separa dalle persone che tutti i giorni affollano i treni dei pendolari, gli autobus, i supermercati, gli ospedali e, quando capita, i cinematografi.
Si scannano pro o contro Berlusconi, ma, al loro interno, non sanno nemmeno se vanno d’accordo sui temi economici, previdenziali, etici, del lavoro e via enumerando. Figurarsi se vengono sfiorati dal sospetto che, essendo l’Italia un Paese inserito in un’area geografica in ebollizione, anche su questo sarebbe necessario elaborare una posizione!
E allora fanno ridere certi discorsi che di tanto in tanto affiorano dalle nebbie di epoche ormai remote: “mai con la destra”, “quelli sono ancora comunisti”, “dobbiamo stare a sinistra”, “non ci alleeremo mai con la sinistra”. Destra e sinistra, oggi, non sono categorie da appiccicare a questo o a quel partito, una volta per tutte. Al massimo possono essere utilizzate volta per volta, giudicando la soluzione prospettata per singoli problemi. Nello schieramento di centrodestra, a considerare certi provvedimenti, troviamo una ingerenza statale che niente dovrebbe avere a che fare con chi si definisce liberista in economia. E l’ultimo governo Prodi, di centrosinistra, ha tentato, proprio con l’allora ministro Bersani, liberalizzazioni che i governi Berlusconi nemmeno hanno provato a sperimentare. Al contrario, nel centrosinistra, si continua ad avere una visione autoritaria e conservatrice in tema di giustizia, tale da fare apparire paladini dei diritti e delle libertà gli avversari.
Sono contraddizioni che esploderanno una volta conclusa la parabola berlusconiana. Ed è perciò inutile che i laici ed i socialisti tentati di organizzare una loro presenza organizzata, partito o movimento che sia, stiano ad arrovellarsi con l’eterno dilemma: stare di qua o di là. Pensiamo a ciò che occorre fare. La compagnia è solo il secondo passo.
Nicola Cariglia

Non se facciamo un’altra Tunisia o un’altro Egitto, ma occorre che i Giudici smettano di proteggere Berlusconi facendone un martire e capiscano che anche loro hanno un solo voto, non un Milione!
O meglio ancora mettiamo tutti i litiganti sullo stesso piano e trasformiamo la loro commedia in dramma, per loro stessi, ma in una notte sola potremo mai vedere la Piazza contro Berlusconi, il PD ed i Giudici insieme? E se griderà Firenze, che piacere.
Caro Trevigiano
La tua panoramica è lucida e pragmatica e, forse, anche vera. Secondo me, tale chiarezza di osservazione però dovrebbe essere conservata per il dopo, come forma di controllo di un’azione politica che deve ancora dispiegarsi compiutamente. Del resto, le cose che tu dici non sarebbero vere anche per altri?
Caro Andrea,
Sono d’accordo con te che Renzi abbia un grande potenziale.
Quanto a quello che dovrà affrontare, è presto detto, l’altro giorno pensavo di cercare il suo libro FUORI su Amazon (magari in Kindle per averlo in trenta sec.) ma con soltanto fuori non sortiva nulla di buono, e per ricordarmi il suo nome ho dovuto aprire pensalibero!
Renzi ragiona bene, la sua intelligenza emotiva non è straordinaria, per sfondare avrà bisogno della pubblicità televisiva alla Berlusconi e questo richiederà i capitali degli Agnelli, inoltre dovrà dare assicurazione al De Bendetti che gli lascerà fare un po’ d’affari col parastato, magari che gli regalerà Enel, oltre che vestire Todd, comprare una Ferrari da Montezemolo e fare una nuova esenzione fiscale per le cooperative rosse, assumere nello Stato e parastato mangiando il doppio del gettito della patrimoniale, ovviamente gli USA chiederanno di più e L’Europa storcerà il naso…
Questo se tutto andasse bene, che ne dici di un po’ di federalismo, almeno questo, nessuno di noi capisce che C. sia, e Bossi si è ammalato prima di dircelo…
Caro Nicola
Nel NOSTRO paese (non in “questo paese” come qualcuno chiama l’Italia, quasi fosse di altri!….) dobbiamo turarci il naso da troppo tempo. Guardando in ogni direzione non si vede altro che schifo (infatti la partecipazione al voto è in forte calo).
Se vediamo ciò che viene riferito ogni giorno dagli organi di stampa, è sempre più difficile discernere tra “fatto” e “misfatto giornalistico”, tra ideale politico e interesse partitico, tra res publica e fatto privato.
In questa situazione sembra che le possibilità siano solo due: o pregiudizialmente schierati, rinunciando a qualsiasi uso della Ragione; o, difendendo la Ragione, rinunciare a ogni schieramento ideologico come anche tu sembri indicare.
Da quando è iniziata la guerra tra Sinistra e Cavaliere, circa diciassette anni fa, la situazione è andata sempre più a peggiorare e incattivirsi. Ciascuna delle parti ha rimproverato all’altra il semplice fatto di esistere. E in questo delirio delle parti sono via via state coinvolte istituzioni, legislazione, organi che dovevano restare “super partes” e la sempre più impalpabile e mutevole opinione dei cittadini. Disorientati, gli elettori si sono recati sempre meno alle urne. In questo vuoto non sembra quasi più esistere una ragione (fra quelle dichiarate dalle forze che contano) per la quale valga la pena battersi. Fin qui niente di nuovo.
Pur con tutti i dubbi del caso (legati agli inevitabili condizionamenti che cresceranno con il crescere del consenso per la sua azione) vorrei proporre una una terza scelta a chi, come me, è ancora un po’ scettico: quella rappresentata dal sindaco Renzi.
Tutto quanto già detto sopra è stato infatti espresso, in tutto il suo spessore politico, anche dal fenomeno sindaco Renzi (o da Renzi “sindaco-fenomeno”?). Da quando ha assunto la carica ha cercato di impostare il suo mandato su almeno due obiettivi visibili: il primo è quello di rendere alla città amministrata una presenza dell’Istituzione Sindaco, facendosi vedere in giro in “maniche tirate su” e cercando di rimettere a posto gli squassi lasciati dalla precedente giunta (dal problema pulizia delle strade al problema delle buche, dal problema di tratti tranviari improponibili a quello del patrimonio artistico da salvare e valorizzare); il secondo obiettivo è quello di abbattere gli steccati ideologici che frenano, quando non impediscono, la crescita civile e culturale di Firenze e dell’Italia.
Mi sembra la prima volta, dopo tanti lustri, che dietro a una volontà di “rottamazione” ci sia anche quella di una “ricostruzione”. E questo mentre tutti gli altri partiti sono ancora troppo presi dal “bisogno” di distruggere l’avversario per dare senso alla propria esistenza (cosa che ci sta portando inevitabilmente alla rovina).
Non vorrei volare troppo alto (per non rischiare una eventuale successiva rovinosa caduta), ma se i cittadini di Firenze riconoscessero le potenzialità di questo Sindaco (l’intelligenza, il coraggio e la misura), forse potremmo iniziare a risalire la china.
Mi scusino i cittadini (e soprattutto il sindaco) per il paragone carico di gravose aspettative, ma è fatto soltanto per rendere l’idea: come all’inizio del Rinascimento potremmo, da Firenze, offrire un nuovo modello di sviluppo valido poi per il resto d’Italia. Unire e non dividere; coltivare il buono delle cose per abbandonarne il cattivo; esporre con chiarezza e disponibilità al dialogo le proprie opinioni (come fa Renzi) per sapere finalmente di cosa parliamo; ricercare in noi stessi le forze senza chiederle agli altri; assumerci laicamente quelle responsabilità che giornalmente forse rifiutiamo; agire individualmente avendo un nostro onesto ideale senza confrontarci sempre con chi è peggiore per autoassolverci.
Non so se Renzi potrà rappresentare tutto questo ma, siccome sembra tentarci, forse vale la pena di sostenerlo.
Andrea
Un’ultima nota, se ascolti bene il tuo popolo, ti accorgerai che non parla più da un pezzo Italiano ma Toscano! Il modo di pronunciare si sta continuamente allontanando dalla pronuncia nazionale dell’Italiano e specialmente nelle classi popolari, diventa sempre più accentuatamente Toscano, perciò sono già Federalisti, solo occorre spiegar loro che quel sentimento di appartenenza alla loro Città, in primis, ma all’Italia solo in un ambiente Europeo, così forte in loro, si realizza a livello istituzionale, con il Federalismo.
Caro Nicola,
C’è una novità in Italia, nella Lega stanno crescendo moltissimi ottimi amministratori locali che si prendono in carico i problemi del territorio, senza alcun paraocchio ideologico.
Perciò ormai il Federalismo arriverà, questo finalmente darà la possibilità a voi Toscani di emergere, perché l’Emilia, che finora vi ha sempre dominati a sinistra, si troverà spaccata tra Nord e Centro, il Piemonte che vi domina a destra, resterà al Nord ridimensionandosi, Roma che vi domina al Centro, resterà Capitale Federale lasciando a voi il compito di Capitale (prima morale poi un giorno effettivo) del Centro.
Come vedi il Modo è sempre uguale, solo per chi non lo sa guardare, per noi è ogni giorno qualche cosa di nuovo, appezziamolo.