Politico e giornalista: cosa hanno in comune queste due carriere?
” La gente. Il politico parla con la gente, il giornalista della gente. Spesso succede il contrario e sono dolori: per il politico, per il giornalista e per la gente”
Meglio raccontare quello che fanno gli altri o essere protagonista della vita pubblica, con i rischi che questo include?
“E’ come chiedermi se è meglio il Brunello o il Barolo. Mi sono immerso in entrambe le attività con piena soddisfazione. Quanto ai rischi,i più grossi li ho corsi negli stadi di calcio facendo il radiotelecronista…”
Cosa l’attraeva della politica?
” Tutto. E’ la grande metafora della vita: progetti, passioni, dubbi, esaltazioni, frustrazioni. E andare avanti perchè si deve”
Fu suo fratello a coinvolgerla nel Psdi?
” Si, ma non dovette faticare troppo”.
Se ora capitasse l’occasione scenderebbe di nuovo in campo?
” Quelli della mia generazione sono cresciuti credendo fermamente nel primato della politica. Un dovere farla, come il servizio militare.Con la valigia sempre pronta per uscirne e per entrarne. Ma la leva non è un’occasione da prendere. Si risponde su chiamata, fermo restando il diritto all’obiezione di coscienza”.
Qual era la sua missione?
“Essere una voce fuori dal coro. Non appartenendo ad un grosso partito non avevo interessi da tutelare. Questa era la funzione positiva dei piccoli partiti ma sopratutto degli uomini che li rappresentavano”
Cosa ricorda con più piacere del perdiodo in cui ha fatto l’amministratore?
” Potrei ostentare le mie medaglie e rispondere: qualche opera pubblica andata a buon fine, aver curato la nascita di società importanti ancora oggi come quelle che si occupano di parcheggi o gestione degli spazi espositivi, aver portato i passeggeri dell’areoporto da centomila a un milione quando ne sono stato il presidente.E invece quello che più mi resta in mente è la gratitudine per qualche “favore” fatto a chi ne aveva bisogno. Del resto, noi socialodemocratici, si sa, avevamo il gusto del clientelismo. Tutti gli altri invece se ne fregavano…”
E con più dispiacere?
” L’assassinio di Lando Conti. Presiedevo la seduta del consiglio comunale quel pomeriggio del 10 febbraio 1986, quando arrivò la notizia”
Cosa non rifarebbe?
” Non scegliere tra giornalismo e politica. Però che barba sarebbe stata.”
Un rimpianto?
” E’ già il momento?”
Che bilancio fa del periodo di direttore della Rai Toscana?
” Sono stato Direttore di un’idea. Quella del servizio pubblico che non c’è. Che ha la sua più forte giustificazione nella sua articolazione territoriale, capace di portare alla ribalta nazionale le specificità regionali”
La più grande soddisfazione?
“Aver tenuto accesi i motori. A bassi giri ma accesi. E dimostrato che la sede fiorentina ha tutte le capacità per produrre radio e tv di buona qualità”
La delusione?
” Che alla fine di tutto ciò non frega niente a nessuno”
Perchè non si riesce più a produrre programmi da Firenze?
“Non solo a Firenze; da nessuna parte salvo che a Roma e presso pagatissimi appaltatori esterni. Del resto, in nessun luogo, non solo la RAI, ho incontrato gente lieta di delegare capacità di spesa e potere ad altri”.
Da uno a dieci quanto conta ancora la politica in Rai?
“Molto meno del comparaggio”
Dove passa le sue vacanze?
Mambrui, Kenia e Posola, montagna pistoiese”.
L’ultimo libro letto?
“Il cacciatore di aquiloni. L’ho appena terminato e mi dispiace di non averlo letto prima”
Il suo prossimo obiettivo?
“Mi occupo ora della Fondazione Turati. E’ una Onlus che ha centri di riabilitazione, RSA, poliambulatori, rinomatissimi, a Pistoia, Gavinana, Vieste. Un altro sarà aperto a Zagarolo, vicino a Roma, entro l’anno. E’una grande testimonianza di solidarietà sociale, una delle poche partorite dalla cultura laica in un campo tradizionalmente riservato alle altrettanto meritorie organizzazzioni cattoliche. E’ nata più di quaranta anni fa per volontà di mio fratello Antonio e di un gruppo di donne e uomini che lo hanno coadiuvato. Hanno fatto tantissimo e la Fondazione fa lavorare centinaia di persone assistendone migliaia ogni anno. Mi hanno dato la loro fiducia e fatto diventare consigliere delegato. Dovrò convincerli che non hanno sbagliato”

D’accordo sul potere del comparaggio in Rai maggore della politica. Il che è tutto dire.
Dopo “il cacciatore di aquiloni” consiglio a Nicola “mille splendidi soli” è ancora più “forte”.