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Siamo tutti razzisti e islamofobi?

di Carla Ceretelli | 18 Gennaio 2015

Davanti a ragazzini reclutati per uccidere e bambine bomba rivendichiamo la nostra diversità

e se questo significa essere razzisti, facciamo outing.

 

Dopo gli accadimenti di Parigi si è come squarciata una nube nera e anzichè il sole sono apparsi centinaia di cadaveri martoriati.  In Nigeria in Siria….in tanta Africa,  a macchia di leopardo.

Certo certo, tutti sapevamo, di sguincio, forse minimizzando e sperando che il fenomeno fosse davvero circoscritto.

Ma davanti a link post foto non corrette da photoshop abbiamo dovuto aprire gli occhi che socchiudevamo , perchè l’orrore li avrebbe fatti spalancare in maniera troppo dolorosa. E di sorpresa.

Certo sapevamo anche di bambini rapiti per commercio d’organi, qui fuori contesto ma notizia  comunque  apprezzabile, purtroppo in negativo.

Si dirà che i nazisti di Hitler erano altrettanto orridi, ma allora non si sapeva o , meglio, soltanto pochi eletti sapevano, insomma a chi toccava, ebrei e amici di ebrei che cercavano di salvarli nascondendoli rischiando in proprio. Sovviene  il nostro Gino Bartali.

Ma ora tutto è sotto gli occhi di tutti. Non abbiamo alibi. I paesi occidentali, il vecchio e il nuovo continente non hanno scuse da presentare.

Non ci interessa se chi dice o non dice  è la destra o la sinistra, se è Matteo 2 o Santanchè o Beppe o il leccese. Ora dovremmo procedere uniti ma a quanto pare non ce la faremo mai. E allora fuori tutti. Davvero. Chi non ha un giusto senso di unitarietà e perde tempo energie e sinergie se ne vada per favore e sgombri il campo a chi è disponibile alla pacificazione. Almeno in questa delicata e difficile contingenza.

L’orrore nell’orrore proviene da Boko Haram all’Isis, passando per le filiere qaediste in Pakistan Somalia Palestina Yemen. L’orrore dei bambinikamikaze, arruolati a forza e usati come inconsapevoli strumenti di morte. E pare che  il reclutamento  di queste creature sia  in aumento, e in diminuzione l’ età. Le associazioni umanitarie parlano di 300 mila di età minore ai quattordici anni nei vari continenti.

Al  Consiglio di Sicurezza dell’Onu da Leila Zerrougui, rappresentante speciale delle Nazioni Unite per i minori nei conflitti armati,  ha dichiarato che “da gennaio 2014 in Iraq almeno 700 bambini sono stati uccisi o mutilati, vittime anche di esecuzioni sommarie”.

“Sono profondamente preoccupata  per le recenti notizie secondo cui lo Stato islamico ha colpito le minoranze, tra cui bambini e donne, nelle crescenti aree sotto il suo controllo in Iraq e Siria”. I militanti sunniti, ha spiegato, “hanno incaricato ragazzini di appena 13 anni di usare armi, controllare luoghi strategici o arrestare civili. Altri sono usati come attentatori suicidi”. Secondo la giurista algerina.

Abbiamo avuto anche il privilegio di ammirare, sparsi sui S.N. foto dell’attentatore suicida più giovane dello Stato Islamico. Si tratterebbe di Abu al-Hassan al-Shami, combattente siriano che, a meno di 14 anni, si è fatto esplodere nella provincia irachena di Salahuddin. Scioccante è dir poco.

Ma questo accade anche in altre parti del mondo si obietterà. In Sud America, a partire dagli anni novanta, i bambini soldato sono stati impiegati in Colombia, Equador, El Slavador, Guatemala, Messico (Chapas), Nicaragua, Paraguay e Perù. E poi Sry Lanka. Ma non ci risulta nell’occidente avanzato. Si, è vero, noi abbiamo avuto il rinascimento  e poi l’illuminismo che ci ha fatto aprire  gli occhi in altra prospettiva, più umana, e schiarire  la mente. Al netto di orrori come l’olocausto. Nessuno è perfetto.

E  fra tutte queste orrende piacevolezze si viene a sapere che,  eccoci all’acqua,  peppapig e la sua raffigurazione  offende la sensibilità dei musulmani, ma è solo la punta dell’iceberg: una  direttiva britannica antimaiale, vuole che gli autori per bambini  devono“astenersi dal disegnare suini e loro derivati”. Il libero pensiero sottomesso  a Peppa Pig…..siamo alla follia. E con questo si è chiuso il cerchio.

Ma anche no..spacciare droga è l’ultima frontiera contro gli infedeli… non venitemi, miei piccoli lettori,  a dire che non ci avevate mai pensato. L’accostamento fa venire i brividi. Ma è inutile sfuggirgli: ce lo spiattellano  le  numerose inchieste secondo cui  lo spaccio di droga diventa principe degli affari loschi. Si dice che anche la ‘ndrangheta… ma ora basta , che la nausea ci attanaglia lo stomaco.

Poi vengono liberate le ragazze. Fino a ieri si pensava  alle stupidelle e anche quella foto velate  sapevano di falso. Ma quando sono state liberate, un sospiro di sollievo, comunque e qualunque cosa si fosse fatta per liberarle. Ma, cvd,  è scoppiata subito la polemica sul riscatto. Ora, nessuno è contento di aver pagato e di essere andato a rimpinguare, molto probabilmente le banche del terrore. Ma dato che noi  non siamo loro, che abbiamo evidenziato la nostra diversità culturale, che abbiamo urlato a squarciagola il nostro orrore…mai stata buonista e  mi auguro che a nessuno venga in mente di farne delle eroine. In tal caso saprei bene dove schierarmi. Ma non potevamo noi, tolleranti e illuminati e democratici lasciarle nelle loro mani. Quanto agli scapaccioni che qualcuno ha evocato concordo e mi associo. Sempre che non venga fuori qualche altra cosetta… una pulce nell’orecchio ce l’ho. E  pare ce l’abbia anche il ministro dato che a domanda, semplice, non risponde,  e  che un feisbukkiano ha definito  come  frafficante di eroine. A proposito di satira. Comunque ora, bambine, siete tornate a casa finalmente. E allora rimaneteci evitando accuratamente di andare dalla D’Urso.

Dopo un paio di giornate di balletti riscattosiriscattono  con tutte le polemiche del caso, dalla Lilly,  ascoltato  il balbettio  del neo ministro, al quale si richiede  sicurezza e fermezza nell’esposizione insieme a  serietà condita da un pizzico di vivacità,   un noto giornalista è costretto a tradurne le frasi alquanto sibilline…qualcosa gli devono avere dato in cambio. Ma non si può dire.. l’intelligence, i servizi…

Sinceramente inadeguato e della vecchia guardia.  Troppa macchia e troppa paura, evidentemente.

Pubblicato in : Editoriale

Info Carla Ceretelli

Nata a Sesto fiorentino, risiede da sempre a Firenze, attualmente nella Piazza di Santa Croce. Laureata in in Pedagogia qualche decennio fa, non ha mai amato l’insegnamento e ha scelto di affiancare il marito farmacista nella conduzione della Farmacia Logge del grano, nella Via de’ Neri, per oltre 25 anni. Impegnata in politica attiva sul territorio è stata Consigliere del Quartiere Uno Centro Storico dal 99 al 2009. Da qualche anno si è affrancata dal lavoro e si dedica a varie occupazioni nel sociale, nel volontariato e canta nel coro “Accademia del Diletto” di Giorgiana Corsini. Ha sempre amato scrivere e avrebbe voluto fare la giornalista ma da giovane non ne ha avuto l’opportunità e forse neppure il coraggio. Ma ha sempre scribacchiato in modo non professionale. E, per la serie non è mai troppo tardi, collabora ora molto volentieri con Pensalibero.

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