La recente assoluzione dell’ex Sindaco di Roma Ignazio Marino, come quella dell’ex Governatore del Piemonte Cota, come anche la decisione della Procura di Roma di richiedere l’archiviazione per centosedici indagati – in modo diretto o indiretto – per la vicenda di mafia capitale ha scatenato una valanga di valutazioni e di polemiche, non sempre necessarie al fine di evitare che quel che è accaduto si possa ripetere di nuovo.
Ha certamente senso sottolineare che da due anni a questa parte si è messa a ferro e fuoco la città capitale d’Italia determinando (o comunque contribuendo fortemente) a mettere l’amministrazione in mano a persone che stanno evidenziando tutti i loro limiti in termini di esperienza e di capacità di gestione.
E’ innegabile che Roma è stata al centro di una vicenda sovradimensionata in termini di impatto comunicativo con un danno d’immagine sul piano internazionale, con inevitabili ripercussioni sulla appetibilità della Città per eventuali investitori interessati a creare opportunità di crescita e sviluppo occupazionale.
Quel che non va bene è che l’ex Sindaco Marino utilizzi la vicenda solo per inserirsi nella campagna referendaria, con argomenti che prescindono dal quesito referendario e per motivi che non hanno nulla a che vedere con Roma e con il danno che sta subendo.
Una saggia azione politica in questo momento dovrebbe tutelare l’attività della magistratura,creando dei meccanismi normativi di salvaguardia che mettano la magistratura stessa al riparo da un possibile logoramento della propria credibilità.
Massimo De Simoni
Associazione Etica

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