Non c’è giorno che il quotidiano di Feltri, in modo più o meno diretto, più o meno esplicito, non attacchi Fini e la componente finiana del Pdl. Ieri l’attacco veniva dallo stesso Feltri, che arrivava a suggerire una pronta sortita degli ex An legati al Presidente della Camera dal Pdl. Con Feltri si può entrare in polemica su molte cose, ma sicuramente non è uno sprovveduto e tantomeno uno stupido. La proposta avanzata dai finiani sulla democrazia interna al Pdl, manco a dirlo, a Feltri non va giù. Così come non vanno giù al suo quotidiano i distinguo sulla linea politica del Pdl fatti a più riprese dal dissenso interno.
L’intervento di Feltri si potrebbe sintetizzare così: niente tessere, niente correnti. Tantomeno decisioni a maggioranza, magari dopo un dibattito assembleare. Mica siamo nella prima Repubblica, qui c’è un capo. E se c’è un capo, che tra l’altro vince pure, argomenta Feltri, cosa se ne farebbero di lunghe ore passate a dibattere? Si chiede Feltri “perché il Cavaliere dovrebbe modificare l’assetto di un partito che stravince?” e, ancora, chiede agli ex An “accertato che sapevate bene quanto il suo (del Cav ndMabello) partito gli somigli perché egli lo ha creato a propria immagine, come mai vi siete imbarcati in un burrascono matrimonio politico con Forza Italia?”
L’argomentazione di Feltri non fa una grinza. Non è Silvio che è cambiato, anzi, passano i giri di valtzer, ma il ballerino sembra sempre lo stesso. Fini la pensa diversamente sulle questioni politiche e sulle questioni democratiche, sul profilo morale e anche su vicende come Mangano. Giusto che si infili i guantoni e rifili qualche sganassone nella dialettica interna.
Ma siccome la dialettica interna latita e il Paese va alla malora, constatata l’inadeguatezza dell’attuale assetto del Pdl di invertire la rotta e fare quelle riforme, profonde e urgenti, di cui l’economia, il lavoro, financo la giustizia avrebbero bisogno, perchè Fini (o Bocchino, nel rispetto del ruolo istituzionale dell’ex segreatrio di An), anzichè rivolgersi all’ormai lacera alleanza, non si rivolge agli elettori? Le prossime comunali (Milano, Bologna, Torino, Napoli) potrebbero essere un bel banco di prova. Quasi un elettore su due del Pdl, stando a quanto riportano quotidiani autorevoli, non è interessato all’unità del partito. Tra l’altro se Sparta piange (il Pdl), manco Atene (Pd) sembra il carnevale di Rio. Un po’ di proposte serie e, soprattutto, qualcuno che faccia saltare il tappo alla ormai in panne seconda Repubblica sembrano essere auspici fantasiosi anche per il vostro Libero Mabello.
Per questo Mabello oggi firma un pezzo serio, o quasi, perchè, senza la pretesa di fare la morale a nessuno, la cronaca di oggi ci racconta stralci di poca serietà diffusa anche dove sarebbe invece fondamentale la capacità di assumersi responsabilità e affrontare i problemi.
I finiani sono diversi? Me lo auguro. E’ però il momento di dimostrarlo: la coerenza in politica si misura attraverso le scelte.
Libero Mabello www.leragioni.it

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