Non ho la competenza tecnica per capire se la manovra sia buona e sostenibile. Non ce l’ho. Sono solo un modesto letterato. Posso dire però che la tassa unica al 15% per le partite iva con reddito sino a 65.000 euro, e al 20% sino a 100.000 mi piace molto. Moltissimo. Infatti appartengo al gruppo di coloro che pensano che il lavoro vada tassato al minimo mentre debba esserlo, tassato, il reddito che non derivi dalla dura fatica ma dalla rendita. Conosco persone spavalde le quali posseggono appartamenti ereditati, o patrimoni in generale, le quali ritengono di avere qualche merito particolare per essere state baciate dalla fortuna, per l’avere avuto dei parenti che hanno pensato a loro prima di morire. Persone insopportabili di cui è piena l’Italia. Personalmente, credo che i genitori dovrebbero sostituirsi allo Stato solo nel cercare di rendere i figli degli ottimi cittadini, nel renderli cioè non solo capaci di fare i soldi da sè, ma anche allergici, allergicissimi, all’idea di dover ottenere dei quattrini dai parenti una volta morti.
Bill Gates l’ha detto chiaramente e pubblicamente: non lascerà (praticamente) nulla alla figlia in eredità. Gli italiani, che sono degli incurabili amanti di una delizia sociale nota a tutti, ossia la famiglia, e cioè uno spazio istituzionale concesso all’uomo per esercitare la propria generosità che lì si ferma, e questo in nome della condivisione di un patrimonio genetico il cui profondo significato mi sfugge in una società organizzata come la nostra, gli italiani, dicevo, pensano che il principio di eredità sia intoccabile, un principio naturale che viene dal cielo. Ma, si sa, gli italiani pensano molte sciocchezze, molte bislaccherie. Se iniziassi a fare la conta non finirei più. E invece voglio tornare alla questione del lavoro che non va tassato, se non in modestissima parte, e alle rendite, soprattutto quelle che non sono state create da chi ne gode. Ebbene, da un punto di vista del genere il discorso di Salvini mi piace. Come mi piace anche la questione della rottamazione delle cartelle, se mai ci sarà. Questo perché, come si sa, l’evasione va valutata caso per caso, come gli individui, ed è troppo facile condannarla da parte di chi si è trovato sempre la pappa pronta, prontissima, e non conosce assolutamente i problemi dei liberi professionisti e degli imprenditori che si sono fatti da soli (problemi che sono diversi da quelli dei dipendenti). Vorrei precisare che (per lo più) non è una questione di morale: molte volte uno fa impresa in un settore che poi gli eventi rendono poco produttivo e viceversa, e questo è tanto più vero in una società ad alta velocità di cambiamento come la nostra, per cui gli imprenditori, soprattutto da alcuni anni a questa parte, non possono davvero sapere cosa sarà redditizio e cosa no. In tal senso, le difficoltà, come le (spesso immeritate) fortune, fanno la differenza. Ma questo è un altro discorso che ci porterebbe molto lontano, sapendolo fare (e non sono affatto convinto di essere la persona giusta per riuscirci).
Conclusione: evviva la diminuzione delle tasse sul lavoro, evviva Salvini.
Dopodiché – mi si lasci aggiungere – Salvini è uno sciocco, un grosso sciocco, quando discute di migranti che vengono in yacht in Italia. Ma lui non può parlare solo a nome dei lavoratori che sgobbano: deve parlare anche col linguaggio dei tanti – e tante – che ha conosciuto nei mercati rionali, per i quali tutti i politici sono ladri, e tutti i migranti sono parassiti, violentatori e approfittatori. Spererei che Salvini ponga la barra a dritta prima o poi, e continui sulla strada giusta, quella del buon senso, che dal settore economico, del lavoro, si estenda a quello della crisi migratoria. So benissimo che egli dice cose giuste anche da quel lato, quando afferma ad esempio che non vuole “nuovi schiavi” in Italia, quasi a prendere le difese dei migranti contro gli italiani aguzzini (ne dice meno, di cose giuste, quando prende di mira, da sciocchino, la camminata stentata di Juncker ormai vista da tutti su internet, che, pare, sia dovuta a problemi di grave, improvvisa sciatica, non ad alcolismo – davvero pensava, il sciur Salvini, che un Presidente di commissione europea potesse rimanere al suo posto dopo essersi presentato ubriaco ad un convegno internazionale coi capi di stato e di governo? Un po’ di buon senso, suvvia! -).
Ma sono discorsi, i suoi a favore dei migranti, lasciati in sospeso, perché Salvini contro gli italiani (sfruttatori) non si metterà mai, anche quando dicano sciocchezze come quelle sugli yacht dei poveri africani, che anzi riporta papali papali tutto soddisfatto. Salvini deve insomma mettersi d’accordo con se stesso, e non lanciare tante suggestioni per aria per porsi nelle condizioni di sviluppare quelle che gli converrà quando capirà meglio quali siano. Così, infatti, è troppo facile, dire cioè tutto e il contrario di tutto (o cmq mettersi nella condizione futura di poter portare esempi che sembreranno dargli ragione quando dovrà smentirne altri). Questo aspetto di Salvini non mi piace, non mi piace proprio – vorrei sottolinearlo dieci volte -, ma per il momento viva la flat tax e la comprensione per chi lavora in questo paese pieno di parassiti e di persone che pensano di meritare le fortune che hanno ereditato senza aver mostrato di essere capaci di produrne da sè neppure un grammo (sì, un grammo!).
E, quindi, evviva anche i filosofi – è più forte di me: devo finire da “intellettuale” – come J. S. Mill che ritenevano giusto impedire che i figli ereditassero dai genitori: e questo, aggiungo io, è normale se davvero pensiamo che l’economia di mercato abbia un senso solo e soltanto se vi si possa esprimere in tutto il proprio splendore il merito individuale, non il caso (quello di chi eredita), anche perché pure in un sistema a pieno regime meritocratico – diciamo così – il caso non potrà mai scomparire completamente: progetto (e sogno), questo (di un mondo dominato dal merito voglio dire), che non mi pare si possa davvero dire realizzato oggi.
Viva l’Italia meritocratica allora: viva l’Italia che non tassa (troppo) il lavoro. Per quanto riguarda invece la logica dell’aliquota che aumenta quanto più lo fa il reddito, ebbene, avrei alcune cosucce da dire anche su questo punto, ma lo farò in un’altra occasione. Già il presente articolo non mi renderà molto simpatico, temo.
Fabrizio Amadori

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