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scintille di dei

di franchini | 29 Novembre 2015

SCINTILLE DI DEI

 

Ceto

Ceto (in greco Κητώ Kētṓ < κῆτ|ος kḗt|os, ovvero “grande pesce, balena”) è una divinità della mitologia greca, figlia di Ponto e di Gea, avente sembianze di mostro marino.

È sorella di Nereo, di Taumante, di Forco ed Euribia. Sposò il proprio fratello Forco e gli dette numerosi figli: Echidna, Scilla, le Graie, leGorgoni, il drago Ladone che custodiva i pomi delle Esperidi e le stesse Esperidi. Ceto era la personificazione dei pericoli del mare e, in senso più lato, delle paure nascoste e delle creature estranee.

Come indica lo stesso nome (si pensi alla parola cetaceo), Ceto era raffigurata spesso come un mostro marino dalla foggia di grande pesce o balena. Nell’arte greca Ceto era rappresentata come un incrocio tra un pesce (o, talvolta, come un’altra creatura marina) e un serpente.

Euribia

Euribia (in greco antico: Εὐρυβία, Eurybia) è una figura della mitologia greca arcaica, figlia di Ponto[1][2] e di Gea[1][2][3]. Nella Teogonia, Esiodo la definisce come “avente un cuore di selce dentro di lei”[1]. Il suo nome significa “vasta forza”, da ευρυ (eury, “ampio”, “vasto”) e βία (bia, “forza”).

Era la dea della padronanza sul mare, che presiedeva perlopiù a ciò che lo influenzava che al mare stesso, come il vento, i tempi stagionali e il sorgere delle costellazioni[2].

Aveva quattro fratelli: Nereo, Forco, Taumante, e Ceto; sposò il titano Crio, da cui ebbe i figli Astreo, Pallante e Perse[1][2][3].

I titani

I Titani (dal greco: Τιτάνες, Titânes; singolare: Τιτάν) sono, nella mitologia e nella religione greca, gli dèi più antichi (prótheroi theoí[3]), nati prima degli Olimpi e generati da Urano (Cielo) e Gaia (anche Gea, Terra)[4]. Titanidi erano invece chiamate le loro sorelle, mogli e compagne. I Titani vengono solitamente considerati come le forze primordiali del cosmo, che imperversavano sul mondo prima dell’intervento regolatore ed ordinatore degli Dèi olimpici.

“I racconti titanici trattano degli dèi che appartengono ad un passato tanto remoto, che noi li conosciamo soltanto da una particolare specie di storie, in cui essi figurano in una particolare funzione. Il nome Titani, con cui noi li definiamo, ha designato per lunghissimo tempo la divinità del Sole e pare che originariamente fosse l’alto titolo attribuito agli dèi del cielo, ma agli dèi del cielo molto antichi, non ancora assoggettati ad alcuna legge e selvaggi. Per noi essi non erano divinità cui si attribuisse culto, eccettuati forse Crono ed Elio. […] che qua e là avevano i loro culti. Essi invece erano dèi che avevano parte soltanto nella mitologia. Tale parte è sempre quella dei vinti… Questi vinti portavano in sé i caratteri di una generazione maschile più antica, di antenati, le cui qualità pericolose si ripetono nei discendenti.” (Károly Kerényi, Gli dèi e gli eroi della Grecia. Milano, il Saggiatore, 1963, p. 29)

Gli scritti sono tratti da  “Wikipedia, L’enciclopedia libera” (sotto una Licenza Creative Commons) dal link 

 

Pubblicato in : Primo pianoTag: discendenti, grecia, mare, milano, mondo

Info franchini

Poeta, drammaturgo e pittore, presente già all’età di 28 anni in circa 30 strutture museografiche internazionali -dal Tel Aviv Museum al Miami Museum (così che, in una corrispondenza, I. Antonova, Direttore del Puschin Museum di Mosca, ebbe a scrivergli: “Maestro credo che le sue opere allarghino la nostra conoscenza dell’arte italiana moderna” e Paolo Ricci “…pittore colto che ha il pregio di non mostrare la sua cultura” ) -presentò la sua prima produzione ad olio (che seguiva quella del “segno” grafico) presso la Galleria “la barcaccia” di Napoli nel 1970. Dedicatosi ad una intensa attività politico-sociale ed alla ricerca di una espressione estetica adeguata a consolidare e rappresentare la personale condizione esistenziale, produce “a vomito”, e per periodi, sino al 2006, isolandosi dal mercato per non esserne contaminato.
Proteso alla costituzione di una fondazione, in funzione di questa si costituisce il “Comitato Fondazione Franchini” –cui aderisce, tra gli altri, Francesco De Martino (tra i maggiori storici contemporanei del diritto romano, già vice-Presidente del Consiglio e Segretario del PSI)-.
Teorico del movimento socialista, franchini ha fondato, tra gli altri, il circolo “il ‘99”, il “premio giornalistico Buccico”, il “centro studi di politica mediterranea”, e, attento osservatore dei problemi dell’immigrazione, sin dal 1981, la “FILI ’99” –primo tentativo di sindacato europeo della immigrazione legale. Ha firmato, tra l’altro, l’inno “I socialisti”, con la musica del M° Enzo Amato.

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scintille di dei

di franchini | 17 Novembre 2015

SCINTILLE DI DEI

Nereo

 

Nereo (in greco Νηρεύς, Nereus) è una primitiva divinità marina della mitologia greca, figlio di Ponto e di Gea.

Viene raffigurato come un vecchio saggio che prediceva accadimenti, giusto e benevolo, chiamato da Omero «vegliardo del mare». Nereo abita in fondo al Mar Egeo ed ha la facoltà di assumere forme diverse, in particolare quella di serpente, acqua e fuoco, e dipredire il futuro, caratteristiche tipiche di molte divinità marine. Fu lui a predire a Paride tutti i mali che sarebbero derivati dal rapimento diElena di Troia. Eracle riuscì ad avere da lui le informazioni necessarie per raggiungere il Giardino delle Esperidi per raccogliervi i pomi d’oro.

Fu il marito dell’oceanina Doride, dalla quale ebbe le Nereidi, tra cui Alice e Teti, quest’ultima madre di Achille, con le quali dimorava in una grotta nelle profondità marine. Ebbe forse anche un figlio, Nerito.

 

Taumante

 

Taumante (in greco Θαύμας) è nella mitologia greca una divinità marina, figlio di Ponto (il mare) e di Gea (la terra) e fratello di Nereo, Forcide, Ceto ed Euribia e quindi lo si può considerare uno tra gli dei marini primordiali.

Con l’Oceanina Elettra generò le Arpie e Iride, l’arcobaleno, messaggera degli dei e in particolare di Era.

Non vi sono miti particolari legati alla figura di Taumante.

Il nome Taumante deriva dal greco antico θαῦμα, che vuol dire “meraviglia“, “stupore”, ma, anche, “sbigottimento” “terrore”.

 

Forco

 

Forco, conosciuto anche come Forci o Forcide (in greco antico Φόρκος o Φόρκυς, traslitterato in Phòrcos o Phòrkys), è una divinità primordiale della mitologia greca che rappresenta i pericoli nascosti nelle profondità marine.

Forco viene generalmente citato come figlio di Ponto e Gaia[1] ma, secondo altre fonti minori, sarebbe assieme a Crono e Rea, uno dei primi figli di Oceano e Teti[2]. In alcuni scritti appare come fratello di Nereo, Taumante, Euribia e Ceto e, secondo la teogonia diEsiodo, proprio con la sorella Ceto generò molti figli, per lo più mostri marini, conosciuti come Forcidi; tra di essi particolare importanza ricoprono le Gorgoni (Euriale, Steno e la famosa Medusa), le Graie e Ladone. Secondo altre fonti minori, tra i figli di Forco ritroviamo anche Scilla ed Echidna: Omero nell’Odissea gli assegna la paternità della ninfa marina Toosa.

Non è certo il luogo ove Forco dimorava: secondo taluni miti la sua tana era ad Arinno, sulla costa dell’Acaia, secondo altri sull’isola di Cefalonia, altri ancora lo collocano ad Itaca.

Pubblicato in : Primo pianoTag: figlio, futuro, importanza

Info franchini

Poeta, drammaturgo e pittore, presente già all’età di 28 anni in circa 30 strutture museografiche internazionali -dal Tel Aviv Museum al Miami Museum (così che, in una corrispondenza, I. Antonova, Direttore del Puschin Museum di Mosca, ebbe a scrivergli: “Maestro credo che le sue opere allarghino la nostra conoscenza dell’arte italiana moderna” e Paolo Ricci “…pittore colto che ha il pregio di non mostrare la sua cultura” ) -presentò la sua prima produzione ad olio (che seguiva quella del “segno” grafico) presso la Galleria “la barcaccia” di Napoli nel 1970. Dedicatosi ad una intensa attività politico-sociale ed alla ricerca di una espressione estetica adeguata a consolidare e rappresentare la personale condizione esistenziale, produce “a vomito”, e per periodi, sino al 2006, isolandosi dal mercato per non esserne contaminato.
Proteso alla costituzione di una fondazione, in funzione di questa si costituisce il “Comitato Fondazione Franchini” –cui aderisce, tra gli altri, Francesco De Martino (tra i maggiori storici contemporanei del diritto romano, già vice-Presidente del Consiglio e Segretario del PSI)-.
Teorico del movimento socialista, franchini ha fondato, tra gli altri, il circolo “il ‘99”, il “premio giornalistico Buccico”, il “centro studi di politica mediterranea”, e, attento osservatore dei problemi dell’immigrazione, sin dal 1981, la “FILI ’99” –primo tentativo di sindacato europeo della immigrazione legale. Ha firmato, tra l’altro, l’inno “I socialisti”, con la musica del M° Enzo Amato.

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scintille di dei

di franchini | 15 Ottobre 2015

 

SCINTILLE DI DEI

 

 

Ponto

 

Ponto (in greco Πόντος, “il Flutto”) è un personaggio poco conosciuto della mitologia greca, era la personificazione maschile del mare, una divinità marina del mare primordiale. Non possiede nessuna leggenda particolare e figura soltanto nelle genealogie teogoniche ecosmogoniche. Passa per essere figlio di Gea che si autofecondò (secondo altre versioni invece fu figlio di Gea ed Etere). Unito a Gea, generò Nereo, Taumante, Forco, Ceto ed Euribia. Gli si attribuisce anche la paternità dei Telchini, della ninfa Alia e dei pesci marini, tutti generati assieme a Talassa.

 

 

Urano

 

Urano è la personificazione del Cielo in quanto elemento fecondo. Nell’opera di Esiodo, Teogonia, egli è figlio e coniuge di Gea (la Madre Terra). Altri poemi e racconti ne fanno il figlio di Etere (il Cielo superiore), senza che, in questa tradizione risalente alla Titanomachia, ci sia rivelato il nome della madre. Molto probabilmente quest’ultima era Emera(la personificazione del Giorno). Secondo la teogonia orfica, Urano e Gea sono due figli della Notte.

Secondo la tradizione esiodea Urano si unì a Gea e la fecondò gettando su di essa fertili gocce di pioggia e dando così vita alle prime divinità mostruose. Gea generò per primiBriareo, Cotto e Gige detti Ecatonchiri, che avevano cento braccia e cinquanta teste ciascuno ed erano insuperabili per la forza fisica e la statura. Dopo di loro gli partorì i CiclopiArge, Sterope e Bronte, ognuno dei quali aveva un solo occhio in mezzo alla fronte.

Urano, nel timore di venire spodestato dai suoi forti figli, mise in catene i Ciclopi e li gettò, man mano che nascevano, nel Tartaro, ossia nelle viscere di Gea (detta anche Gaia). Da Gea Urano ha altri figli, detti Titani: Oceano, Ceo, Iperione, Crio, Giapeteo, Abseo e Crono, il più giovane; e delle figlie, dette Titanidi, Tethys, Rea, Temi, Mnemosine, Febe, Dione e Tia. Gea, ripugnata dall’atto del marito, persuase i Titani ad aggredire il padre e consegnò a Crono una falce da lei fabbricata. Così Urano, colto di sorpresa dal figlio proprio mentre stava per unirsi nuovamente a Gea, fu evirato. I suoi genitali vennero gettati in mare presso Cipro e dalla spuma marina formatasi nacque Afrodite, mentre le gocce di sangue che caddero sul suolo fecondarono un’ultima volta la terra, dando vita alle Erinni, ai Giganti ed alle Ninfe Melie. Detronizzato Urano, i Titani riportarono alla luce i fratelli che erano stati gettati nel Tartaro e consegnarono il potere a Crono.

Il luogo di questa mutilazione è stato situato in diverse parti del Mediterraneo: solitamente s’identifica con Capo Drepano (difatti drepanon in greco significa “falce”); talvolta si colloca questo luogo nell’isola dei Feaci, che sarebbe stata il falcetto di Crono gettato in mare e radicatosi in quel luogo (e infatti si diceva che i Feaci fossero nati dal sangue del dio); infine alcuni lo collocavano in Sicilia, più precisamente a Messina (l’antica Zancle, altro sostantivo greco che significa “falce”) o a Trapani (l’antica Drepanon). In ogni caso, la Sicilia – fecondata dal sangue del dio – sarebbe divenuta per questo una terra particolarmente fertile.

Una tradizione diversa è riferita da Diodoro Siculo riguardo a questo dio. Costui sarebbe stato il primo re degli Atlanti, un popolo molto pio e giusto, che abitava sulle rive dell’Oceano. Egli avrebbe insegnato loro a coltivare la terra, a vivere civilmente ed avrebbe inventato il calendario secondo il movimento degli astri. Alla sua morte gli sarebbero state resi grandi onori divini ed essendo stato un grande astronomo, col passare del tempo, fu identificato col Cielo.

In questa tradizione si attribuiscono ad Urano 45 figli, 18 avuti da Tite (identificata poi con Gaia), e proprio per questo chiamati Titani. Le sue figlie furono Basileia (“la Regina”), più tardi Cibele, e Rea, soprannominata Pandora. La bellissima Basileia succedette al trono del padre e sposò il fratello Iperione, dal quale ebbe Helios e Selene (ovvero il Sole e la Luna). Diodoro menziona come figli di Urano anche Atlante e Crono. Platone vi mette anche Oceano e Teti.

L’eterogeneità della genealogia di Urano è dovuta al fatto che essa è una commistione di molte leggende e racconti, ma soprattutto un’interpretazione simbolica di cosmogonie dotte; così Urano non ha praticamente nessuna parte nei miti ellenici.

Tuttavia, Esiodo conserva il ricordo di due profezie, attribuite congiuntamente, ad Urano e a Gaia: anzitutto, quella che aveva avvertito Crono che il suo regno sarebbe finito dopo che egli fosse stato vinto da uno dei suoi figli.

Poi, la profezia fatta a Zeus, che lo metteva in guardia contro il figlio che avrebbe avuto da Meti (la “Prudenza”, o in senso negativo, “la Perfidia”). Proprio obbedendo a questa profezia egli inghiottì Meti, con la conseguenza che poi dalla testa di Zeus sarebbe nata Atena.

Infine, Filone di Biblo ci riporta una leggenda siriana di Urano e Crono.

 

Pubblicato in : Primo pianoTag: figlio, mare, movimento, sicilia

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Poeta, drammaturgo e pittore, presente già all’età di 28 anni in circa 30 strutture museografiche internazionali -dal Tel Aviv Museum al Miami Museum (così che, in una corrispondenza, I. Antonova, Direttore del Puschin Museum di Mosca, ebbe a scrivergli: “Maestro credo che le sue opere allarghino la nostra conoscenza dell’arte italiana moderna” e Paolo Ricci “…pittore colto che ha il pregio di non mostrare la sua cultura” ) -presentò la sua prima produzione ad olio (che seguiva quella del “segno” grafico) presso la Galleria “la barcaccia” di Napoli nel 1970. Dedicatosi ad una intensa attività politico-sociale ed alla ricerca di una espressione estetica adeguata a consolidare e rappresentare la personale condizione esistenziale, produce “a vomito”, e per periodi, sino al 2006, isolandosi dal mercato per non esserne contaminato.
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di franchini | 27 Settembre 2015

SCINTILLE DI DEI

 

 

 

Gea

 

Gea (in greco attico: Γῆ) o Gaia (in greco ionico e quindi in omerico: Γαῖα) è, nella religione e nella mitologia greca, la deaprimordiale, quindi la potenza divina, della Terra.

La Teogonia di Esiodo  racconta come, dopo Chaos (Χάος), sorse l’immortale Gaia (Γαῖα), progenitrice dei titani e degli dei dell’Olimpo.

Da sola, e senza congiungersi con nessuno, Gaia genera Urano (Οὐρανός, Cielo stellante) pari alla Terra, generò quindi, sempre per partenogenesi, i monti, le Ninfe (Νύμφη nymphē) dei monti e Ponto (Πόντος, il Mare).

Unendosi a Urano, Gaia genera i Titani (Τιτάνες): Oceano (Ὠκεανός), Coio ( Κοῖος, anche Ceo), Creio (Κριός, anche Crio),Iperione (Ύπέριον), Iapeto (Ιαπετός, anche Giapeto), Theia (Θεία, anche Teia o Tia), Rea (Ῥέα), Themis (Θέμις, anche Temi), Mnemosyne (Μνημοσύνη, anche Menmosine), Phoibe (Φοίϐη, anche Febe), Tethys (Τηθύς, anche Teti) e Kronos(Κρόνος, anche Crono).

Dopo i Titani, l’unione tra Gaia e Urano genera i tre Ciclopi (Κύκλωπες: Brontes, Steropes e Arges; e i Centimani (Ἑκατόγχειρες, Ecatonchiri): Cotto, Briareo e Gige dalle cento mani e dalla forza terribile.

Urano, tuttavia, impedisce che i figli da lui generati con Gaia, i dodici Titani, i tre Ciclopi e i tre Centimani, vengano alla luce. La ragione di questo rifiuto risiederebbe, per Cassanmagnago, nella loro “mostruosità”. Ecco che la madre di costoro, Gaia, costruisce dapprima una falce e poi invita i figli a disfarsi del padre che li costringe nel suo ventre. Solo l’ultimo dei Titani, Kronos, risponde all’appello della madre: appena Urano si stende nuovamente su Gaia, Kronos, nascosto  lo evira. Il sangue versato dal membro evirato di Urano goccia su Gaia producendo altre divinità: le Erinni (Ἐρινύες: Aletto, Tesifone e Megera, le dee della vendetta, i terribili Giganti (Γίγαντες) e le Ninfe Melie (Μελίαι).

Ponto (Πόντος, il Mare) genera  Nereo (Νηρεύς) detto il “vecchio”, divinità marina sincera ed equilibrata; poi, sempre Ponto  ma unitosi a Gaia, genera Taumante (Θαῦμας) , quindi Forco (Φόρκυς), Ceto (Κητώ)  dalle belle guance, ed Euribia (Εὐρύβια).

Infine Gaia e Tartaro  generano Typheo (υφωεύς, anche Tifeo) “a causa dell’aurea” di Afrodite. Questo essere gigantesco, mostruoso, terribile e potente viene sconfitto dal re degli dèi, Zeus, e relegato nel Tartaro insieme ai Titani, da dove spira i venti dannosi per gli uomini.

Zeus celò Elara, una delle sue amanti, dalla vista di Hera nascondendola sotto terra. Talvolta viene quindi riportato che il gigante Tizio, il figlio che Zeus ebbe da Elara, sia stato in realtà figlio di Elara e di Gea.

Gea concesse l’immortalità ad Aristeo.

Alcuni studiosi credono che Gea fosse la divinità che originariamente parlava per bocca dell’Oracolo di Delfi. Ella passò i suoi poteri, a seconda delle versioni, a Poseidone,Apollo o Temi. Apollo è il dio a cui più di ogni altro è collegato l’Oracolo di Delfi, esistente da lungo tempo già all’epoca di Omero, perché in quel luogo aveva ucciso il figlio di Gea Pitone, impossessandosi dei suoi poteri ctonii. Hera punì Apollo per questo gesto costringendolo a servire per nove anni come pastore presso il re Admeto.

Nell’antica Grecia i giuramenti fatti in nome di Gea erano considerati quelli maggiormente vincolanti.

 

Pubblicato in : Primo pianoTag: anni, figlio, grecia, mare, monti

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Poeta, drammaturgo e pittore, presente già all’età di 28 anni in circa 30 strutture museografiche internazionali -dal Tel Aviv Museum al Miami Museum (così che, in una corrispondenza, I. Antonova, Direttore del Puschin Museum di Mosca, ebbe a scrivergli: “Maestro credo che le sue opere allarghino la nostra conoscenza dell’arte italiana moderna” e Paolo Ricci “…pittore colto che ha il pregio di non mostrare la sua cultura” ) -presentò la sua prima produzione ad olio (che seguiva quella del “segno” grafico) presso la Galleria “la barcaccia” di Napoli nel 1970. Dedicatosi ad una intensa attività politico-sociale ed alla ricerca di una espressione estetica adeguata a consolidare e rappresentare la personale condizione esistenziale, produce “a vomito”, e per periodi, sino al 2006, isolandosi dal mercato per non esserne contaminato.
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di franchini | 8 Settembre 2015

SCINTILLE DI DEITartaro

 

Tartaro (in greco antico Τάϱταϱος, traslitterato in Tártaros) indica, nella Teogonia di Esiodo, il luogo inteso come la realtà tenebrosa e sotterranea (katachthònia), e quindi il dio che lo personifica, venuto a essere dopo Chaos eGaia. Zeus vi rinchiuse i Titani, stirpe divina e padri degli dei dell’Olimpo, dopo averli sconfitti a seguito dellaTitanomachia. Lì, inoltre, si trovavano altri mostri come, ad esempio, le Arai.

Sempre in Esiodo, Tartaro è considerato il procreatore, insieme con Gaia, di Tifeo.

Secondo Graziano Arrighetti, Esiodo rende la posizione spaziale del Tartaro incongruente, dacché mescola descrizioni “orizzontali” e “verticali”, ossia dipinge il luogo come “ai confini della terra” (v. 731) e contemporaneamente come al di sotto della terra (v. 720 sgg.). La questione è insormontabile.  Nella visione verticale viene descritto come una voragine buia, talmente profonda che lasciandovi cadere un’incudine questa avrebbe impiegato nove giorni e nove notti per toccarne il fondo.

In Apollodoro (Biblioteca I,1,2) Tartaro è il luogo tenebroso dell’Ade dove Urano rinchiuse i Ciclopi.

Col tempo la parola Tartaro venne confusa e assimilata a una generica definizione di inferno: già con Virgilio (70 – 19 a.C.) che, nell’Eneide, divide gli inferi fra Tartaro e Campi Elisi.

 

«Tanto è profondo il Tartaro oscuro sotto la terra:

se un’incudine di bronzo cadesse dal cielo, dopo nove notti

e nove giorni, al decimo arriverebbe a terra

– e così è profondo sotto la terra anche il Tartaro oscuro,

che se un’incudine di bronzo cadesse dalla terra, dopo nove notti

e nove giorni, al decimo arriverebbe al Tartaro»

(Esiodo, Teogonia, vv. 721-25).

 

Pubblicato in : Primo piano

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di franchini | 19 Agosto 2015

SCINTILLE DI DEI

 

 

 

Erebo

 

Erebo (in greco antico Ἔρεβος, traslitterato in Èrebos, cioè “tenebre”) è una figura presente nei miti della religione greca.

Divinità ancestrale, figlio di Caos e fratello della Notte, è la personificazione dell’oscurità, e con il termine “Erebo” infatti si possono indicare anche gli Inferi. Con la sorella generò Emera (personificazione del giorno) ed Etere (personificazione del cielo più alto, dove c’è la luce pura), Ipno (dio del sonno) e anche Caronte. Oltre a questi, Erebo generò con la Notte anche le tre Moire, ovvero Cloto, la tessitrice del filo della vita degli uomini, Lachesi, la misuratrice del filo stesso, e per ultima la più temibile: Atropo, colei che recide il filo.

Questo mito simbolizza, secondo i filosofi antichi, la manifestazione del cosmo a partire dal caos o essenza immanifesta. La luce dell’etere e del giorno è il Logos; essendo il caos l’ombra del principio supremo la luce è il principio spirituale, sua prima manifestazione.

Oltre ad Etere e ad Emera, Erebo ebbe dalla Notte altri figli: non si trattava di vere e proprie divinità, ma di personificazioni di astrazioni, fra cui si annoverano:

  • Thanatos, la morte
  • Hypnos, il sonno,gemello di Thanatos
  • Oneiros, il sogno
  • Momo, il biasimo, cacciato dall’Olimpoper aver criticato aspramente Zeus e la Tenerezza
  • Nemesi, la vendetta
  • Moros, il destino
  • Geras, la vecchiaia
  • Apate, l’inganno
  • Eris, la discordia
  • Ker, la morte violenta
  • Oizys, la miseria
  • Philotes, l’amicizia

Inoltre anche le tre Esperidi erano figlie di Erebo e Notte.

 

Pubblicato in : Primo pianoTag: figlio, filosofi, manifestazione

Info franchini

Poeta, drammaturgo e pittore, presente già all’età di 28 anni in circa 30 strutture museografiche internazionali -dal Tel Aviv Museum al Miami Museum (così che, in una corrispondenza, I. Antonova, Direttore del Puschin Museum di Mosca, ebbe a scrivergli: “Maestro credo che le sue opere allarghino la nostra conoscenza dell’arte italiana moderna” e Paolo Ricci “…pittore colto che ha il pregio di non mostrare la sua cultura” ) -presentò la sua prima produzione ad olio (che seguiva quella del “segno” grafico) presso la Galleria “la barcaccia” di Napoli nel 1970. Dedicatosi ad una intensa attività politico-sociale ed alla ricerca di una espressione estetica adeguata a consolidare e rappresentare la personale condizione esistenziale, produce “a vomito”, e per periodi, sino al 2006, isolandosi dal mercato per non esserne contaminato.
Proteso alla costituzione di una fondazione, in funzione di questa si costituisce il “Comitato Fondazione Franchini” –cui aderisce, tra gli altri, Francesco De Martino (tra i maggiori storici contemporanei del diritto romano, già vice-Presidente del Consiglio e Segretario del PSI)-.
Teorico del movimento socialista, franchini ha fondato, tra gli altri, il circolo “il ‘99”, il “premio giornalistico Buccico”, il “centro studi di politica mediterranea”, e, attento osservatore dei problemi dell’immigrazione, sin dal 1981, la “FILI ’99” –primo tentativo di sindacato europeo della immigrazione legale. Ha firmato, tra l’altro, l’inno “I socialisti”, con la musica del M° Enzo Amato.

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scintille di dei

di franchini | 3 Agosto 2015

SCINTILLE DI DEI

Notte

 

Notte o Nyx (in greco antico Nύξ, traslitterato in Nýx, “notte”) è una delle divinità primordiali della mitologia greca.

Secondo la Teogonia  di Esiodo, Notte era figlia di Caos, mentre nella cosmogonia orfica era figlia di Phanes; nelle Fabulae, Igino la dice figlia di Caos e di Caligine[3]. Sempre secondo Esiodo, Notte era la personificazione della notte terrestre, in contrapposizione al fratello Erebo, che rappresentava la notte del mondo infernale. Era inoltre contrapposta ai suoi figli Etere  (la luce) ed Emera (il giorno).

Notte era una delle divinità più antiche, e dimorava nell’Ade; secondo Omero, anche Zeus ne aveva paura.

Questa divinità fu ripresa nella mitologia romana con il nome di Nox.

 

Notte fu madre di alcune delle altre divinità primordiali: secondo Esiodo (Teogonia) e Cicerone  (De natura deorum), da suo fratello EreboNotte ebbe  Etere ed Emera; secondo Cicerone e Igino fu madre anche di Eros, sempre da Erebo; Bacchilide afferma invece che Emera la concepì con Crono.

Oltre a questi figli, le è attribuita la maternità anche di numerose altre figure della mitologia greca, perlopiù daimones (a volte detti “personificazioni”). Nella  Teogonia, Esiodo dice che, senza controparte maschile, Notte da sola generò:

  • Apate
  • Arai
  • Eris
  • Le esperidi
  • Geras
  • Ipno
  • Ker e le keres
  • Le moire
  • Momo
  • Moros
  • Nemesi
  • Akhlys
  • Gli oneiroi
  • Philotes
  • Tanato

Anche Igino le attribuisce più o meno gli stessi figli, ma stavolta generati con Erebo:

  • Amicitia (Philotes)
  • Amor (Lisimele)
  • Continentia (Sofrosine)
  • Discordia (Eris)
  • Epafo
  • Epifrone
  • Le esperidi
  • Eufrosine
  • Fatum (Moros)
  • Letum (Ker)
  • Miseria (Oizys)
  • Misericoria (Eleos)
  • Mors (Tanato)
  • Nemesi
  • Le parche (moire)
  • Petulantia (Hybris)
  • Porfirione
  • Senectus (Geras)
  • Somnia (gli oneiroi)
  • Somnus (Ipno)
  • Styx

Cicerone le attribuisce, sempre con Erebo:

  • Amor (Eros)
  • Dolus (Dolos)
  • Le esperidi
  • Fatum (Moros)
  • Fraus (Apate)
  • Gratia (Philotes)
  • Invidentia (Nemesi)
  • Labor (Ponos)
  • Metus (Fobos)
  • Miseria (Oizys)
  • Morbus (Nosos)
  • Mors (Tanato)
  • Le parche (moire)
  • Pertinacia
  • Querella (Momos)
  • Senectus (Geras)
  • Somnia (gli oneiroi)
  • Tenebrae (Keres)

Altre fonti le attribuiscono poi diversi altri figli: ad esempio, sia da Cicerone che nell’Argonautica Orphica è detta madre di Urano; Bacchilide (Frammento 1b) le attribuisce Ecate; la maternità delle erinni le viene attribuita da Eschilo (Le Eumenidi), Licofrone (Alessandra), Ovidio (Le metamorfosi) e Virgilio (Eneide). Nell’Eracle di Euripide è detta anche madre di Lissa, concepita quando venne a contatto col sangue che Urano perse quando venne evirato da Crono.

Dai romani era considerata anche madre di Erumna (Aerumna in latino), la dea dell’incertezza e dell’inquietudine, in costante compagnia del Dolore e del Timore.

Pubblicato in : Primo pianoTag: cicerone, mondo, natura

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Poeta, drammaturgo e pittore, presente già all’età di 28 anni in circa 30 strutture museografiche internazionali -dal Tel Aviv Museum al Miami Museum (così che, in una corrispondenza, I. Antonova, Direttore del Puschin Museum di Mosca, ebbe a scrivergli: “Maestro credo che le sue opere allarghino la nostra conoscenza dell’arte italiana moderna” e Paolo Ricci “…pittore colto che ha il pregio di non mostrare la sua cultura” ) -presentò la sua prima produzione ad olio (che seguiva quella del “segno” grafico) presso la Galleria “la barcaccia” di Napoli nel 1970. Dedicatosi ad una intensa attività politico-sociale ed alla ricerca di una espressione estetica adeguata a consolidare e rappresentare la personale condizione esistenziale, produce “a vomito”, e per periodi, sino al 2006, isolandosi dal mercato per non esserne contaminato.
Proteso alla costituzione di una fondazione, in funzione di questa si costituisce il “Comitato Fondazione Franchini” –cui aderisce, tra gli altri, Francesco De Martino (tra i maggiori storici contemporanei del diritto romano, già vice-Presidente del Consiglio e Segretario del PSI)-.
Teorico del movimento socialista, franchini ha fondato, tra gli altri, il circolo “il ‘99”, il “premio giornalistico Buccico”, il “centro studi di politica mediterranea”, e, attento osservatore dei problemi dell’immigrazione, sin dal 1981, la “FILI ’99” –primo tentativo di sindacato europeo della immigrazione legale. Ha firmato, tra l’altro, l’inno “I socialisti”, con la musica del M° Enzo Amato.

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scintille di dei

di franchini | 16 Luglio 2015

SCINTILLE DI DEILa filosofia e il mito

 

Verso la fine del V secolo a.C. videro la luce i primi scritti filosofici e storici ispirati a un pensiero razionale e il destino dei racconti mitologici si fece incerto, anche perché si stava facendo largo una concezione della storia, come quella di  Tucidide, che tendeva a escludere dalle genealogie le discendenze sovrannaturali: mentre i poeti e i drammaturghi stavano rielaborando gli antichi miti, gli storici e i filosofi cominciarono a criticarli.

Alcuni filosofi come Senofane  di  Colofone già a partire dal VI secolo a.C. avevano cominciato a bollare i racconti dei poeti come menzogne blasfeme; Senofane lamentava che Omero ed Esiodo attribuissero agli dei “tutto ciò che è vergognoso e riprovevole tra gli uomini: rubano, commettono adulterio e si ingannano l’un l’altro“. Questo modo di pensare trova la sua più compiuta espressione nella Repubblica e nelle Leggi  di Platone. Il filosofo creò una propria mitologia allegorica, attaccò i racconti tradizionali e si oppose al ruolo centrale che avevano fino ad allora nella letteratura greca. La critica di Platone (definiva gli antichi miti “chiacchiere da donnette”) rappresentò la prima vera sfida alla tradizione omerica. Da parte sua, Aristotele criticò l’approccio filosofico dei Presocratici, ancora influenzato dai miti, e sottolineò che “Esiodo e i compositori di Teogonie si occupavano solo di ciò che sembrava vero a loro stessi, senza avere rispetto per noi […] Ma non vale la pena prendere sul serio scrittori che si basano sulla mitologia; da buoni studiosi che si preoccupano di provare le loro affermazioni, dobbiamo mettere le loro teorie alle strette“.

Neppure Platone fu comunque in grado di sottrarre pienamente se stesso, né tantomeno la società del tempo, dall’influenza esercitata dai miti: la caratterizzazione che fa nei suoi scritti del personaggio di  Socrate è infatti chiaramente basata su modelli omerici e tragici tradizionali, dei quali il filosofo si serve per celebrare la virtuosa vita del suo maestro.

Alcuni studiosi ritengono che il rifiuto della tradizione omerica propugnato da Platone non sia stato comunque effettivamente recepito dalla società greca.  Gli antichi miti continuarono ad essere mantenuti vivi nei culti locali e continuarono costituire fonte di ispirazione per poeti, pittori e scultori.

Nel V secolo a.C. Euripide, muovendosi con maggiore leggerezza, spesso giocò con le antiche tradizioni, parodiandole e facendo notare i suoi dubbi in materia attraverso le voci dei personaggi dei suoi lavori, le cui trame sono comunque tutte ispirate ai miti stessi. Molte di queste opere furono scritte come risposta a precedenti versioni delle leggende: Euripide si occupa soprattutto delle storie che riguardano gli dei e le critica in modo simile a quello di Senofane, facendo notare come gli dei, nell’immaginario tradizionale, assomiglino agli uomini in maniera fin troppo grossolana “.

Pubblicato in : Primo pianoTag: espressione, filosofi, personaggi

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