
Viviamo tempi di grandi cambiamenti, in cui ogni giorno la realtà si incarica di smentire le certezze di ieri e costringe la politica a ripensare se stessa.
Sono tempi terribili, attraversati da guerre, crisi e disuguaglianze, ma anche tempi pieni di possibilità che aprono spazi nuovi per immaginare un futuro diverso, più giusto e più umano e decidere di lottare per realizzarlo.
La politica estera è tornata ad avere un ruolo centrale. Dopo il fallimento di Meloni, asservita al presidente Trump, fa bene Schlein a cercare di darsi un profilo internazionale partecipando prima a Barcellona, al meeting indetto da Sanchez, e ieri al Global Progressive Summit che si è tenuto a Toronto indetto principalmente dalle forze democratiche USA e canadesi.
Nel suo intervento Schlein ha esaltato giustamente il diritto internazionale come strumento per impedire che prevalga la “legge del più forte e del più ricco”. L’obiettivo per la segretaria del PD deve essere “ricostruire un ordine internazionale, che non sarà quello di prima che non è riuscito a soddisfare le esigenze di tutti, ma uno nuovo”.
Schlein usa spesso categorie come pace, cooperazione, multilateralismo, dialogo, ma le inserisce dentro una cornice geopolitica e valoriale molto precisa, quella del progressismo occidentale atlantico.
Anche l’incontro con Barack Obama ha un valore simbolico molto forte. Ma Obama non rappresenta il primato del diritto internazionale, semmai una versione liberal e multilaterale della leadership americana e della pretesa di intervenire in ogni momento e in ogni parte del mondo per tutelare gli interessi statunitensi.
Esiste una linea di continuità nell’unilateralismo americano ed é la stessa che ha portato al disordine mondiale attuale e agli estremi della politica trumpiana. È l’idea di una egemonia assoluta degli Stati Uniti che conferisce loro il diritto di decidere sulle sorti del mondo e di trattare gli altri paesi alleati come junior partner, subordinati.
Questa dottrina ha giustificato le guerre, le uccisioni con i droni fuori dal proprio paese, i bombardamenti sui civili, fino alla logica dell’intervento militare per cambiare il regime politico di uno Stato e “esportare” la democrazia e difendere i valori occidentali.
Il diritto internazionale si basa sul principio che gli Stati, pur restando sovrani, sebbene in mancanza di un governo mondiale, accettano di sottoporsi a regole comuni per rendere possibile la convivenza internazionale, creare standard condivisi, regolare i commerci, prevenire i conflitti e garantire che l’uso della forza sia autorizzato e non sia unilaterale.
Se il diritto internazionale non diventa un valore universale della politica del PD sarà difficile non cadere nella logica del doppio standard, per cui agli alleati più forti si perdona quello che non si perdona ad altri.
Non è certo all’ordine del giorno di cambiare le alleanze storiche dell’Italia, ma un pensiero più autonomo e più critico su ciò che è avvenuto negli ultimi 40 anni con il mondo sottoposto all’ordine liberale mondiale a guida americana, a mio avviso, si rende necessario.
Mi sia consentita un’analogia. Occorrerebbe avere lo stesso coraggio che ebbe Berlinguer a Mosca quando disse davanti ai dirigenti sovietici, riuniti in congresso, che per i comunisti italiani la democrazia era un valore universale. Con la stessa forza e nettezza anche noi dovremmo dire ai liberali progressisti che per noi il diritto internazionale ha un valore universale ed è il modo con cui attuiamo l’art 11 della Costituzione Italiana, quello che dice che l’Italia ripudia la guerra.
Enrico Rossi

Lascia un commento