Per i più giovani, vale la pena di spiegare subito perché abbiamo integrato le generalità del segretario del PD e di colui che ne è il leader più prestigioso con due nomi tratti dall’epopea dello sport.
Comunardo Niccolai, stopper del Cagliari dello scudetto (1970) e qualche presenza in nazionale, è meglio conosciuto come il “poeta” dell’autogol. Ne segnò sei. Anche se “meglio” di lui riuscì a fare l’interista Riccardo Ferri, con otto, nell’immaginario del popolo dei tifosi è l’ex stopper del Cagliari ad essere automaticamente accostato alla propensione a farsi male da soli. Forse anche per la simpatia di quel suo nome, Comunardo, evocativo degli ideali libertari della Comune parigina: un nome non casuale per uno nato a Uzzano, a un tiro di schioppo dalla cittadina (Monsummano) che dette i natali ad un certo Ivo Livi, in arte Yves Montand, la cui famiglia fu costretta ad espatriare, in epoca fascista, proprio per quegli stessi ideali.
Dorando Petri, più propriamente Pietri, è invece il maratoneta che alle olimpiadi di Londra (1908) si guadagnò gloria eterna per non avere vinto. Tagliò il traguardo per primo. Ma, arrivato esausto a poche centinaia di metri dal traguardo, venne aiutato a più riprese a rialzarsi e a completare il percorso dagli stessi giudici di gara. Perciò fu squalificato e la vittoria fu assegnata ad un americano, Jonnhy Hayes, di cui nessuno ricorda il nome; mentre tutti ricordano ancora, dopo oltre un secolo, quello del mancato vincitore.
Ebbene: dopo l’ultima incredibile gaffe di Franceschini ( “fareste educare i vostri figli da uno come Berlusconi?”) che ha giovato al presidente del consiglio ancor più delle “rivelazioni” su Veronica ed ha definitivamente inchiodato la campagna elettorale del PD a livelli di miseria e insulsaggine, non vi pare che delle gesta di Comunardo, in altro campo, Dario sia il degno continuatore?
E dopo le indiscrezioni del Foglio secondo le quali D’Alema avrebbe stretto un nuovo accordo con Prodi che prevede di sostenere la permanenza di Franceschini alla guida del PD in caso di insuccesso alle prossime elezioni e della prevedibile emorragia di esponenti di primo piano verso l’UDC di Casini, non vi pare che come Dorando anche Massimo sia destinato ad essere ricordato come un perdente di successo?
Di Comunardo Niccolai si dice che la più bella autorete fu quella che non riuscì a segnare. In una partita a Catanzaro, nel 1972, successe che al novantesimo si udì un fischio. Comunardo pensò che l’arbitro Concetto Lo Bello avesse ingiustamente fischiato un fallo o la fine della partita. Perciò calciò, per rabbia o per gioia, il pallone verso la propria porta. Sarebbe stata una grande autorete, ma il libero Brugnera lestissimo si tuffò a deviare. Fu allora che Lo Bello fischò veramente il rigore.
Ecco, a differenza di Niccolai, di Franceschini ci pare che nessuno della sua squadra si preoccupi di evitare le autoreti. Lo hanno eletto per fargli portare la croce e fare pagare a lui le conseguenze della probabile sconfitta elettorale. Tutti davano per scontato che dopo l’esito elettorale sarebbe stato costretto alle dimissioni. E che ciò avrebbe portato ad un chiarimento dentro il PD circa la sua natura, collocazione, grado di laicità. Ora, invece, Massimo D’Alema si appresterebbe a pepetuare l’equivoco e a rilanciare, tramite Prodi e Franceschini, il profilo di un partito che rifiuta di imboccare la via socialdemocratica: l’unica carta mai giocata veramente nel nostro Paese.
Con tutto ciò venendosi a dimostrare, grazie al combinato disposto di Dario Comunardo Franceschini e di Di Massimo Dorando Petri, che il PD ha davvero un urgente bisogno di definire il proprio profilo. Ma prima ancora ha la necessità di dotarsi di un gruppo dirigente meno evanescente e furbesco di quello attuale. ( P. )
SCENDONO IN CAMPO COMUNARDO FRANCESCHINI E DORANDO D’ALEMA ED IL PD RESTA AL PALO.
Dopo le ultime esternazioni del segretario del PD sull’educazione dei figli degli italiani e le rivelazioni sul patto tra D’Alema e Prodi per mantenere il profilo cattolico del partito, si conferma la ha la necessità di dotarsi di un gruppo dirigente meno evanescente e furbesco di quello attuale.

Articolo che condivido del tutto. Solo devo notare che, eccetto una certa inconsapevole nomenklatura del Pd, è sotto gli occhi di tutti un inutile accanimento terapeutico sullo stato comatoso del PD.
Concordo che il Pd deve ricercarsi un nuovo gruppo dirigente, ma Tu (Nicola Cariglia) e Matteo Renzi che ruolo volete giocare nell’immediato futuro?
Io sarò romantico, sognatore, idealista ed ingenuo, ma resterò sempre socialista.