Che ci abbia sempre pensato e tuttora ci pensi, ormai è pacifico. Luca Cordero di Montezemolo di scendere in campo ne ha una gran voglia, ma alle sue condizioni. E ad una condizione.
Le sue condizioni, ovviamente, sono quelle di essere il numero Uno, il Capo di uno schieramento, il premier in pectore e, al novanta per cento, il premier incaricato.
La condizione che dovrebbe verificarsi, invece, è mutevole, ovvero è mutata in questi ultimi tempi.
Quando, al termine del mandato di presidente della Confindustria, dette inizio al cammino che avrebbe dovuto condurlo (e ancora potrebbe) a Palazzo Chigi, Montezemolo aveva chiaro in mente il percorso. Berlusconi sarebbe caduto sotto i colpi convergenti delle sue leggerezze comportamentali, della delusione dell’elettorato per l’inerzia del Governo e per la grave crisi economica, delle inchieste aperte da varie procure e da una incessante e martellante campagna condotta contro di lui dai grandi giornali e dalle televisioni a lui ostili ( quelle di Murdoch, La7).
Così Luca ne avrebbe ereditato l’elettorato e si sarebbe proposto come il nuovo leader di un rinnovato centrodestra, meno osteggiato, in Europa e in Italia, dai circoli finanziari e industriali che si ritengono danneggiati nei loro interessi dall’attivismo della diplomazia politico-economica dell’attuale presidente del consiglio.
Ora che, per l’ennesima volta, il calcolo di eliminare Berlusconi per via extraparlamentare ed extrapolitica si è rivelato sbagliato, Montezemolo, per scendere in campo attende il verificarsi di un’altra condizione: la modifica della legge elettorale. Non per reintrodurre le preferenze e restituire ai cittadini il diritto di scelta dei parlamentari che è stato loro scippato. Ciò che serve è l’eliminazione del premio di maggioranza in modo da rendere determinante il partito di Montezemolo. Il partito, non lo schieramento centrista o Terzo Polo che dir si voglia. Perché, giustamente, Luca non si fida moltissimo di Casini, Fini e Rutelli i quali, di nuovo, a quasi sessanta anni, si ritroverebbero nel poco gratificante ruolo di delfini.
Con l’attuale legge elettorale, Montezemolo dovrebbe guidare uno schieramento che metterebbe assieme ( ammesso che ci stiano tutti) Di Pietro e i socialisti, Fini e i comunisti di Ferrero e di liberto, Casini e i radicali. E non saprebbe se augurarsi la sconfitta o la vittoria con la prospettiva di un governo destinato a durare pochi mesi.
Ecco dunque la scelta per il proporzionale, la denuncia del fallimento del nostro finto bipolarismo e di un’intera classe politica fatta di trenta nomi, sempre i soliti, che cambiano vorticosamente partiti ma restano sempre aggrappati alle posizioni di comando.
Per realizzare la condizione indispensabile del cambiamento del sistema elettorale, Montezemolo dovrà accelerare l’ufficializzazione della sua discesa in campo. Solo così, infatti, molti parlamentari oggi incerti, troveranno il modo di attraversare il confine per sostenere un nuovo governo che si proponga di togliere di mezzo il premio di maggioranza.
E sarebbe, questo si, lo spariglio di una situazione altrimenti bloccata e attorcigliata attorno alle sue contraddizioni.
n.c.
SCENARIO B: IRROMPE MONTEZEMOLO ED E’ SPARIGLIO
Ora che, per l’ennesima volta, il calcolo di eliminare Berlusconi per via extraparlamentare ed extrapolitica si è rivelato sbagliato, Montezemolo, per scendere in campo attende il verificarsi di un’altra condizione: la modifica della legge elettorale. (n.c.)

Montezemolo lo vedrei bene come presidente del circolo nautico per ex manager in pensione. Sedici anni di antiberlusconismo per finire con Montezemolo? Ma dico…
E ci mancava pure Montezemolo. Dopo aver fallito in Ferrari e nel calcio (ve la ricordate Italia 90, con niente finito?), vuol fallire – a spese altrui – anche in politica….